Antropomorphia – Recensione: Evangelivm Nekromantia

Gli Antropomorphia sono una band olandese attiva fin dagli anni novanta, che ha però centellinato le uscite rimanendo sempre relegata ad una dimensione assolutamente underground. Con questo “Evangelivm Nekromantia” il gruppo può invece godere la visibilità data dall’uscire per una label prestigiosa come la Metal Blade e giocarsi così qualche possibilità in più.

Come presumibile, per una band così datata nella fondazione, gli Antropomorphia non regalano novità dal punto di vista stilistico, affondando le proprie radici nel classico death metal, spesso cadenzato e immancabilmente deflagrante che rimane facilmente riconducibile alla forma primordiale del genere.

A colpire inizialmente sono più che altro il tono gotico-orrorifico dell’immagine di copertina e lo spessore poderoso del suono, fortemente accentuato sulle tonalità ribassate, ma non così cupo e compresso come era solito ascoltare venti o più anni indietro, con il risultato apprezzabile di valorizzare le dinamiche. L’effetto è sicuramente buono e fa dimenticare, almeno in parte, la struttura piuttosto comune delle composizioni.

Si tratta però di una “normalità” ben gestita ed eseguita che non fa pesare influenze troppo marcate e al massimo rischia di infastidire chi il death metal non lo ha mai amato troppo, oppure se ne è ormai ampiamente stufato.

Restiamo ampiamente dentro i confini dell’album di genere, ma le singole song godono di un impatto notevole e, anche se l’insieme rimane forse un po’ troppo omogeneo, brani come “Nekrophilian Mass”, la title track, “Impure Descration” e la più tirata “Anointment By Sin” si riascoltano più volte volentieri. Una buona uscita.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Metal Blade

Anno: 2012

Tracklist:

01. Intro
02. Nekrophilian Mass
03. The Mourned and the Macabre
04. Debauchery in Putrefaction
05. Anointment by Sin
06. Fleisch
07. Impure Desecration
08. Psuchagogia
09. Nekrosophia
10. Evangelivm Nekromantia


Sito Web: http://www.facebook.com/AntropomorphiA/i

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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