Europe: “War Of Kings” – Intervista a Joey Tempest

In occasione dell’uscita del nuovo album degli Europe, “War of Kings“, ecco a voi la trascrizione della round table “a tre” (erano presenti con noi Metalitalia e Metallized) condotta con Joey Tempest a Milano qualche settimana fa. Si è parlato di progetti vecchi e nuovi, del nuovo album, di strumenti vintage, ma anche dell’evoluzione della band, orgogliosa del proprio presente e del suo nuovo corso… con qualche anticipazione per i fan italiani.

Parliamo del tuo nuovo album. Da dove avete preso l’ispirazione per realizzarlo?

Ultimamente gran parte dell’ispirazione ci viene durante i nostri tour. “Bag of Bones” è stato un album importante in quanto abbiamo cominciato a registrarlo live in studio e anche per “War of Kings” è stato lo stesso. La canzone che da il titolo all’album, è ispirata a un libro, “The Long Ship”, che parla dell’era vichinga in Svezia e di alcune battaglie importanti contro i norvegesi, alle loro origini. Il resto delle canzoni sono ispirate a fatti o eventi o cose personali. È un album piuttosto normale. Molte idee poi le condividiamo tra di noi: Mic Michaeli ha tirato fuori grandi idee e anche John Levén ha fatto lo stesso. Credo che sia la band stessa a darmi la maggior parte dell’ispirazione.

In una precedente intervista dicevi che quest’album avrebbe dovuto essere quello che avresti sempre voluto realizzare, da quando ascoltavi i Black Sabbath, i Deep Purple e i Led Zeppelin. Cosa puoi dirci del lavoro che hai fatto con Dave Cobbs dei Rival Sons?

Si certo anche lui pensa la stessa cosa! Gli piace molto “Paranoid” dei Black Sabbath, “Heaven and Hell” o “IV” dei Led Zeppelin; quegli album hanno qualcosa di speciale, ed è questo che intendevamo. Abbiamo cercato quell’atmosfera unica e quelle sensazioni durante la registrazione. Abbiamo usato una vecchia tastiera, abbiamo usato un organo… tutto è stato usato per costruire un’atmosfera e un fantastico nuovo album con canzoni pesanti, canzoni leggere… questo è quello che abbiamo ottenuto, un album ricco di emozioni.

Puoi raccontarci la storia dietro la traccia “War of Kings” ?

Tutto è iniziato tutto con un riff del nostro bassista John Levén, che mi ha inviato via demo. Quando l’ho sentito gli ho detto “proverò a cantarci sopra”. Quando ho trovato una giusta melodia gli ho scritto una mail dicendogli “credo che possa funzionare!”. La melodia mi dava un’impressione di “svedese”, così ho riletto il libro, “The Long Ships” cercando un’idea per il testo. Abbiamo quindi iniziato a lavorarci tutti insieme in studio e stava venendo davvero bene, ma poi Dave Cobbs ha voluto fare qualche piccolo cambiamento… ed è stato li che la canzone ha raggiunto un livello epico. Abbiamo pensato tutti “Wow, non abbiamo mai fatto una canzone così, è fantastico. Questa potrebbe essere la canzone d’apertura, potrebbe essere il titolo dell’album”. Ora, ripensandoci, abbiamo fatto bene. È una canzone davvero bella.

Ho sentito appunto la traccia che da il nome all’album qualche giorno fa, e ho pensato che ci fossero molte influenze da “Rainbow” e “Heaven and Hell” e molte altre cose che sono presenti in “Bag of Bones”. Credi che quest’album abbia potenziato quest’aspetto?

Si, “Bag of Bones” è stato l’ultimo album suonato in tour e “War of Kings” sarà il passo successivo. Abbiamo lavorato un po’ di più sull’atmosfera, sulle tastiere, la melodia delle strofe… ci abbiamo lavorato di più. E automaticamente, per qualche ragione, siamo stati trasportati indietro alla nostra giovinezza, e alle ispirazioni per questi album. Per questo motivo, è tra le cose e che ci piacciono di più, ci suscita molte emozioni del passato, eppure è “fresco” grazie al nuovo lavoro e alla nuova produzione.

L’artwork dell’album è piuttosto curioso. È una partita a scacchi con un uomo che indossa abiti molto eleganti. Cosa significa?

Al grafico che ha realizzato la copertina abbiamo detto “questo è il titolo, “War of Kings”, queste sono le tracce però pensa a questo: “niente fuochi, niente spade, niente navi, niente vichinghi, elmi… niente di tutto ciò, pensa a qualcosa che funzionerebbe oggi, qualcosa di moderno”. E lui è tornato con quest’immagine e abbiamo pensato “Wow è fantastica”, abbiamo iniziato a pensare all’angolazione degli scacchi, del re in particolare. L’uomo potrebbe rappresentare un presidente dei giorni nostri, o un uomo d’affari, un politico o anche una persona normale. È qualcosa che può funzionare al giorno d’oggi ed è per questo che ci è piaciuta così tanto.

Cos’hai imparato dalla creazione di questo album, come persona, cantante, produttore?

Ho imparato che la mia voce è cambiata, è la voce di un uomo che fa molti tour. Sono sempre stato abituato a sentire la mia voce, e ora in questo album mi sembra fantastica. Credo che sia uno dei miei migliori lavori vocali. Ho imparato molto ad aver fiducia nella mia voce. Semplicemente cantare, senza analizzare. È una cosa delicata per un cantante: la vita è diversa, ma quando sei in studio, ti preoccupi di come possa suonare la tua voce, se sia troppo forte, o che gratti troppo. E ho imparato questo, semplicemente cantare senza avere paura. Sono molto contento.

Continuiamo a parlare della tua voce e del tuo “range vocale”. Credi che il nuovo stile degli Europe si adatti meglio alla tua voce?

Sì, ci sono un paio di canzoni che sono molto alte, come ai vecchi tempi, ma in generale le canzoni sono più basse e più naturali, e risulta più piacevole per me.

Come hai detto poco fa, avete chiesto al grafico qualcosa di moderno. Perchè allora avete registrato l’album con strumenti vintage?

Perchè eravamo in uno studio nuovo. Eravamo spaventati, troppe cose nuove. È uno studio nuovissimo e all’avanguardia, realizzato per Lady Gaga e altre cose del genere, e noi siamo stati i primi ad entrarci. “ma, siete sicuri di voler avere una rock band qua dentro?” abbiamo chiesto, “si, si, vogliamo che siate i primi!”. Così ci siamo detti “no, troppe cose nuove, abbiamo bisogno di noleggiare qualche strumento vintage”, così abbiamo buttato giu una lista di microfoni, strumenti, effetti, per “riscaldare” il tutto con un’atmosfera rock vecchio stile, prima di iniziare la registrazione. È una cosa che molte nuove band non fanno, il riscaldamento degli strumenti, e senza, rischi di fare una pessima registrazione. Così abbiamo noleggiato tutti gli strumenti da una band svedese e ci siamo diretti al nuovo studio.

Credi che al giorno d’oggi sia più facile o più difficile fare in modo che le persone, specialmente le nuove generazioni, si interessino agli Europe?

Beh, noi siamo fortunati perchè siamo una band live, quindi ci basta suonare, mentre ciò risulta più difficile per le nuove band. Ma comunque ci vuole tempo. Se pensi che con 5 album nuovi dopo una pausa di 10 anni alcuni paesi debbano ancora conoscere le nostre canzoni più recenti. Il Regno Unito è ok, la Scandinavia è ok, anche alcuni giornalisti italiani se la cavano con le canzoni nuove ma… hey! Sta nevicando! Wow!

Sì, da questa mattina.

Sì, ma è stato un misto di pioggia e neve per un po’, mentre ora è proprio una bella nevicata! Wow! Neve a Milano! Mi piace! ok… cosa stavamo dicendo? (Ride, N.D.R.)

Che siete una band da live!

Sì, per noi è facile dimostrare quello che valiamo, ma ci vuole tempo, perchè alcune persone sono ancora fossilizzate sulle canzoni degli anni ’80. Bisogna lavorare molto, abbiamo fatto 5 nuovi album, ci stiamo dando dentro. E voi (giornalisti) ci aiutate! Dovete raccontare alla gente che esistono anche altri album, 5 album nuovi, e che non esistono solo gli anni ’80.

A proposito di questo, i vostri nuovi album hanno uno stile molto più dark, più lento, ma comunque rimangono molto potenti. Pensi che sia rimasto un filo conduttore che collega tutto il vostro lavoro fin dall’inizio della vostra carriera?

Sì, abbiamo dei cori pazzeschi e molto melodici. Credo sia questa la connessione: il nostro amore per i cori maestosi. Magari più dark, magari più lenti, ma ci sono ancora. In “Bag of Bones” siamo stati più cauti, era un rock più standard, ma qui semplicemente non ci interessa, abbiamo semplicemente voluto fare un grande album.

Di tutti i vostri lavori ce n’è uno del quale andate particolarmente orgogliosi e che credete che sia stata la svolta per la band?

Credo che “Wings of Tomorrow” sia stata la svolta per la band. Persone di tutto il mondo hanno iniziato a sentirlo. Abbiamo avuto produttori interessati a noi, case discografiche. “Wings of Tomorrow” è proprio stato l’inizio, è stato molto importante per noi. Abbiamo scritto le canzoni giuste e in uno studio come si deve.

Vorrei sapere se ti manca lo stile rock di una volta dei tuoi album da solista e se sei riuscito a portare questo elemento anche negli album degli Europe.

Sì, nei testi sì. Ho fatto un viaggio per i miei album da solista, ascoltandomi Jackson Brown, Neil Young, Bob Dylan, volevo imparare molte cose sul canto e sulla musica. Avevo tantissimi CD, qualcosa come 15­20 scatole di cd negli anni ’90, perchè volevo imparare davvero a fare musica. E anche con gli Europe ho iniziato a lavorare sui testi, giocare con le parole. Per me, da un punto di vista dei testi, è tutto iniziato in quel periodo.

Come fai a sapere quando una canzone è finita e non potete fare più modifiche per renderla migliore?

Succede quando inizi a riascoltare più e più volte la canzone e pensi di non poter fare più altro. Quando ho iniziato a fare demo e scrivere canzoni, ascoltavo e riascoltavo la demo in studio, poi andavo a casa e l’ascoltavo ancora e ancora, e quando ero in macchina la riascoltavo da capo, e ogni volta rifacevo l’album e poi lo riascoltavo e poi lo rifacevo. Arrivi semplicemente a un punto in cui ti piace ogni singolo istante della canzone e capisci di aver finito il tuo lavoro. Tutto, dall’intro all’assolo. È una cosa che non sopporto nelle band nuove, che semplicemente fanno un assolo assurdamente complesso e veloce e poi ci costruiscono una canzone attorno, senza dargli significato. È quando tutti gli aspetti della canzone sono in armonia tra di loro che sei arrivato alla fine.

I vostri fan italiani vi hanno amati sempre, fin dai tempi di “Final Countdown”. Cosa pensate dei vostri fan qui in Italia? Pensate di fare presto un concerto dalle nostre parti?

Si, abbiamo una grande relazione coi nostri fan italiani. Anche Scandinavia e Italia sono connesse infatti: avete presente Santa Lucia? La festa in Dicembre? L’abbiamo anche noi. Ci sono connessioni molto antiche. E anche i nostri fan sono stati fantastici, dall’87 e ogni volta che veniamo qua facciamo dei concerti favolosi e verremo di sicuro nuovamente. La prossima data credo che sia in Ottobre.

War Of Kings” è disponibile in versione jewel case, digipack e vinile su  emp-online.it

marcella.fava

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Marcella Fava nasce a Reggio Emilia il 30 aprile 1988. Figlia d’arte, il padre è Antonio Fava, grande scrittore, regista, ma soprattutto attore teatrale e insegnate di Commedia dell’Arte di fama mondiale. La sua prima macchina fotografica è la polaroid di Barbie, all’età di 6 anni, che tutt’ora utilizza per divertimento. Le fotografie vengono fuori di qualità scarsa dati gli anni che ha, ma contengono tanta tenerezza e tanto affetto. Frequenta e si diploma presso il Liceo D’arte “Paolo Toschi” di Parma, a seguire il Centro Sperimentale di Fotografia “Ansel Adams” di Roma fino ad ottenere il Postgraduate Certificate in Professional Studies – Photography presso il Central Saint Martins – College of Art And Design di Londra, specializzandosi in reportage e fotografia analogica. Attualmente è fotografa a tempo pieno con sede a Reggio Emilia (anche se non si nega viaggi reportagistici in girando il mondo) e scatta per Metalus.it da circa 4 anni, unendo insieme alla fotografia l'altra sua grande passione, la musica!

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  1. Marzia

    Una delle intervista con le domande più interessanti che io abbia letto! Complimentoni!!! Davvero, davvero, davvero!

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