Europe: Live Report della data di Ferrara

In attesa del concerto già sold out in programma a inizio ottobre al Teatro Arcimboldi di Milano, gli Europe azzeccano un altro centro e si presentano con la loro onestissima ora e mezza di concerto sul palco del Ferrara Summer Festival. La collocazione all’interno della città è ottimale, in pieno centro, con il palco di fianco alla Cattedrale (in parziale restauro), in una piazza dalla forma allungata che permette il crearsi di un flusso d’aria, in una di quelle giornate estive ma non troppo calde. Joey Tempest e soci non sono nuovi ai palchi italiani, per cui chi ha un minimo di esperienza per i loro live sa che ci si potrà aspettare un concerto di qualità elevata. Le aspettative, anche questa volta, non vengono disattese. Per fortuna lo scorrere degli anni non sembra avere esercitato influssi negativi sulla band, che regala ancora una volta un concerto impeccabile sotto tutti i punti di vista.

La setlist scelta spazia in modo ampio da elementi fondamentali del loro repertorio a tracce un po’ meno conosciute, e prende in esame buona parte della discografia, sia del periodo storico che di quello successivo alla reunion dei primi anni 2000. La discografia degli Europe è ampia a sufficienza da costringere a scelte obbligate, per cui l’esclusione di brani tratti dal debutto del 1982 e dal controverso “Prisoners In Paradise” non deve lasciare l’amaro in bocca. Dispiace giusto un po’ che non sia stata suonata “Seven Doors Hotel“, che figura invece nelle setlist di alcune date dei giorni scorsi. Una prima occhiata al pubblico ci mostra la presenza di fasce di età diverse, dalle signore che erano adolescenti negli anni 80 alle nuove generazioni che magari sono state istruite da qualche parente e che conoscono solo i brani più famosi; spendiamo infine una parola affettuosa nei confronti dei mariti trascinati a forza ad assistere al concerto e che hanno trascorso il tempo fissando il vuoto con occhio vacuo, senza reagire neanche sulla melodia iniziale di “The Final Countdown“, che ormai conosce anche la statua di Savonarola a poca distanza dalla piazza.

Maiàl, s’lè bela sta piaza!”, grida Joey Tempest a un certo punto (“Maiàl”, detto con la elle arrotondata tipica della parlata ferrarese, è l’esclamazione tipica del cittadino estense e del territorio circostante). Impossibile resistere al carisma dirompente del frontman e, ormoni in subbuglio o no, bisogna riconoscere che la voce è ancora tanta e l’atteggiamento sul palco è ottimale. Poche chiacchiere, gli Europe usano il tempo a loro disposizione quasi al massimo, si concedono giusto un breve attimo di fiato con un intro di tastiere sul finale, prima di “Superstitious” (durante la quale viene innestato un piccolo mashup di “No Woman No Cry”), ma per il resto è solo un susseguirsi di brani incasellati nella storia, che consentono di saltare da un decenno all’altro, da un disco all’altro, con la maestria consueta della band. Se l’inizio del live è affidato a un brano recente come “Walk The Earth“, subito dopo si scivola negli anni 80 a pieno ritmo con “Rock The Night” e si torna ancora più indietro con “Scream Of Anger“. C’è da dire che all’album “Wings Of Tomorrow“, che molti fan storici considerano come il loro preferito in assoluto, viene riservato un posto privilegiato; la copertina dell’album viene proiettata in grande durante la veloce “Stormwind“, mentre in un altro momento Joey Tempest imbraccia una chitarra per introdurre l’atmosfera di “Open Your Heart“. Attenzione però, Joey Tempest non si limita a fare il piacione con la componente femminile del pubblico, ma fra una strizzata d’occhio e un saluto si prodiga nel restituire i brani degli Europe in modo quasi identico alle versioni originali, con giusto qualche linea vocale modifcata in modo leggero, e risultando sempre impeccabile: un risultato non da poco se si considera la storia che ha la band alle spalle.

Si prosegue così da un salto temporale all’altro, a mostrarci una band ancora una volta coesa e, soprattutto, che si diverte ancora alla grande a suonare dal vivo. La sezione ritmica composta da John Levén e Ian Haugland mostra come sempre una precisione millimetrica, con Haugland che si diverte a ripetere la parte introduttiva di “Cherokee” due o tre volte prima di dare il via al pezzo vero e proprio per infiammare (se ancora ce ne fosse bisogno) gli animi. A Mic Michaeli viene concesso l’unico assolo vero e proprio, come già accennato; John Norum, infine, pur esendo quello che sul palco si muove meno, è il musicista su cui si focalizzano tutti gli sguardi. La sua precisione e la sua pulizia sonora sono incredibili, un assolo dopo l’altro, un riff dopo l’altro. Lo scorrere degli anni non ha scalfito neanche per un attimo la sua perfezione stilistica che, nonostante i rimandi ad altri grandi dello strumento, lo ha fatto diventare un’entità a sé stante. Sarebbe difficile operare una scelta fra quale brano sia stato eseguito meglio di tutti, perché una delle caratteristiche di Norum è proprio quella di spaziare liberamente dalla delicatezza di ballad come “Carrie” a creazioni più recenti e altrettantro efficaci come “Last Look At Eden” o “War Of Kings“.

Si chiude, come sempre, con “The Final Countdown“, e ci auguriamo che gli Europe non si stanchino mai di suonarla dal vivo con lo stesso entusiasmo contagioso di sempre. Consigliamo di non perdere il prossimo appuntamento live in ottobre perché, pur se inquadrato nella cornice potenzialmente più seriosa di un grande teatro, siamo sicuri che ci sarà da divertirsi.

Setlist:

  • Walk The Earth
  • Rock The Night
  • Scream Of Anger
  • Last Look At Eden
  • Sign Of The Times
  • Firebox
  • Carrie
  • Love Is Not The Enemy
  • Heart Of Stone
  • War Of Kings
  • Stormwind
  • Open Your Heart
  • Let The Good Times Rock
  • Ready Or Not
  • Keyboard Solo
  • Superstitious
  • Cherokee
  • The Final Countdown

anna.minguzzi

view all posts

E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi