Drudkh – Recensione: Eternal Turn of the Wheel

Traguardo del nono album per i prolifici Drudkh (bosco, in sanscrito), ensemble ucraino che, con il nuovo “Eternal Turn of the Wheel” (Вічний Оберт Колеса), ci riporta nel suo mondo magico e misterico, dominato dalle forze della natura.

La loro non è mai stata una visione antropocentrica del mondo, ma, al contrario, ha sempre promosso una prospettiva panteista, che si traduce in un black metal volutamente minimalista e spoglio, nel quale dominano strutture ritmiche ricorsive, che, prendendo spunto dalla lezione del primo Burzum, evocano il ritmo dell’eterno ritorno di tutte le cose.

Questo, in sostanza, il senso di “Eternal Turn of the Wheel”, titolo, per altro, di un brano del loro debutto, “Forgotten Legends” (2003). Il collegamento con gli esordi di carriera non si ferma però a livello di questa auto-citazione, perché è la musica ivi contenuta a fare un vero e proprio balzo indietro nel tempo, lasciando in secondo piano gli excursus post-rock che caratterizzarono il precedente “Handful Of Stars”, per recuperare il feeling delle origini, ricche di quel pathos pagano che è la vera essenza di questo progetto, come sempre devoto alla poesia nazionale ucraina (Taras Shevchenko su tutti).

Probabilmente tale riconversione è dovuta anche al saziarsi dell’appetito per altre sonorità, attraverso i numerosi progetti collaterali dei musicisti coinvolti, come ad esempio negli Old Silver Key.

E così, dopo la breve intro strumentale acustica, ormai di rito, “Breath of Cold Black Soil” sferza l’ascoltatore con gelidi riff di Roman Saenko, sostenuti dalla batteria, mai così potente e corposa, di Vlad. Le quattro composizioni presentate sono come sempre piuttosto omogenee, sebbene nelle prime prevalgano gli up-tempo, mentre nelle ultime due vi sia più spazio per strutture più aperte (“Night Woven Of Snow, Winds And Grey-Haired Stars”, tra i migliori brani mai scritti dalla band).

“Eternal Turn of the Wheel” è quindi a tutti gli effetti un classico disco Drudkh, con tutti i pregi e i difetti del caso, che sancisce certamente l’ottimo stato di forma della band di Thurios, senza però proporre nella sostanza niente di nuovo. Un’accessibile conferma a base di poesia e natura, in chiave black metal.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2012

Tracklist:

1. Eternal Circle      01:17
2. Breath of Cold Black Soil     10:04
3. When Gods Leave Their Emerald Halls   09:39
4. Farewell to Autumn's Sorrowful Birds     08:02
5. Night Woven of Snow, Winds and Grey-Haired Stars    08:12


Sito Web: http://www.myspace.com/drudkhofficial

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. necroschristos@live.com

    Recensione orribile, come al solito, di alekos capelli

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  2. luci di ferro

    Beppe ‘dopecity’ Caldarone di metal.it gli da un bel 9/10!!!!

    Reply
  3. Alekos Capelli

    Caro necroschristos (???),
    trolling a parte, le cose sono molto semplici: se non ti piace quello che scrivo, non leggerlo.
    It’s a free world, e magari io non sono così trve e kvlt come piace a te.
    Detto questo, credo che i commenti siano da intendere come leggermente più costruttivi del tuo, nel quale non vedo nulla, oltre a un banale attacco personale.
    Bye bye.

    Reply

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