Fondati da Fabio Lione (Rhapsody, Angra) e Nick Savio (Hollow Haze), gli Eternal Idol diedero alle stampe un ottimo debutto nel 2016, con “Renaissance” che – quattro anni più tardi – confermò la buona vena creativa che aveva supportato fino ad allora la formazione symphonic metal italiana. E’ però nei continui cambi di line-up che va ricercata quella discontinuità che ne ha rallentato il cammino, con la dipartita dei cantanti Lione e Claudia Layline ad assestare quello che, in altri casi, avrebbe potuto costituire un definitivo colpo di grazia. Nicola aveva però altri piani, e con la conferma di Andrea Buratto (Secret Sphere) al basso, Enrico Fabris (Raintime, che chi se la dimentica la loro potentissima “Rolling Chances”!) alla batteria e l’ingresso di Gabriele Gozzi (Induction) e Letizia Merlo alle voci è stato in grado di continuare il percorso con un “nuovo” lavoro prodotto dalla band stessa e mixato dalle mani piuttosto sapienti di Simone Mularoni (DGM, Sunstorm). Il virgolettato è d’obbligo perché, in realtà, “Behind A Vision” è stato realizzato tra il 2019 ed il 2020, nonostante la promessa di un suono ancora “fresco e melodico”, con un “tocco sinfonico moderno”. Lungo poco meno di cinquanta minuti, il disco si caratterizza in effetti per un suono brillante, che vede la sezione ritmica in primo piano, con le voci solo sporadicamente in grado di ricavarsi uno spazio sotto ai riflettori. Se a questa impostazione aggiungiamo la fragilità di melodie non particolarmente memorabili, nonostante la buona prova di entrambi i cantanti, si capisce come il trionfo sonoro di “Behind A Vision” risulti ben presto un poco fine a se stesso, con una lucentezza della produzione alla quale non segue una direzione artistica della prima traccia (“Amnesia”) altrettanto nitida ed ispirata.
Va detto che gli episodi meno confusi (come “The Enemy Is Me”) permettono di apprezzare meglio il buon gusto alla base dell’album, evidenziando allo stesso tempo la natura leggera e volatile delle sue trame. Questo nuovo episodio vive insomma di momenti di occasionale freschezza, salvo poi trovare spesso rifugio in un’eccessiva stratificazione – soprattutto quando gli inserti sinfonici si fanno più insistenti – che poco aggiunge all’impianto di base. E’ probabile che questo sia esattamente quel concetto di “sinfonico moderno” al quale la band italiana allude nella presentazione del disco, dove “moderno” significa però estemporaneo, frammentato, occasionalmente disconnesso. Se ci sono gruppi in grado di rielaborare questa frammentazione per restituire l’immagine di uno specchio dei tempi (penso agli interessanti Never Obey Again), non sono convinto che il genere sinfonico, a meno che non si decida di virare con decisione verso le sponde del prog, sia adatto ad una scrittura che aspira invece ad essere moderna, a tratti persino pop (“Vampire”). Inoltre, nella valutazione della nuova uscita degli Eternal Idol non si può non tenere conto del tempo che passa, dei cinque anni di naftalina che ne hanno conservato o forse invecchiato le tracce, di tutto quello che forse si poteva fare per dare al disco più carattere, più coerenza, più stile. In un quadro simile è naturale che i pur bravi Gabriele e Letizia facciano quello che possono, emergendo con una discreta chimica quando le melodie lo consentono (“The Idol”, “The Eye Of God”, “Krystal”) e sposando un atteggiamento più conservativo quando il materiale a disposizione non giustifica nulla di paragonabile ad un genuino trasporto.
La circostanza che in molti dei suoi passaggi “Behind A Vision” suoni ancora così generico, incompleto, o almeno non completamente risolto (“Battle Of Souls”), alla vaga ricerca di un sound alla Kamelot (“The Great Illusion”), viene in qualche modo aggravata dalla sensazione di una volontà di riallacciare le fila del discorso che ha travolto ogni altra considerazione, tra assoli non molto ispirati, orchestrazioni molto meccaniche (“Beyond The Sun”, salvata solo in parte dalla parte finale in italiano) ed un drumming così travolgente (“Revolution” e la sua delicatezza purtroppo dissolta) che nemmeno Mularoni al suo Domination Studio è riuscito in qualche modo ad aggraziarlo. Personalmente non conosco i motivi per i quali Fabio Lione abbia lasciato a suo tempo la band, né le ragioni per le quali il nuovo album non sia stato pubblicato prima: quello che si può affermare con qualcosa di più vicino ad una certezza è che “Behind A Vision” non possiede quella visione omogenea – appunto – necessaria a dare al progetto una direzione eccitante, rafforzare un legame, attrarre un pubblico nuovo e curioso… perché troppo spesso l’album trascura, dimentica, ci ripensa e complica senza un reale perché. L’impressione, o la semplice speranza, è allora quella di un disco-ponte al quale affidare il passaggio verso un capitolo nuovo, nel quale la stabilità della line-up possa nuovamente contribuire alla definizione di uno scopo naturale, ad una sottrazione virtuosa, ad un ritorno potente che rimetta l’essenza, ed il piacere dell’ascoltatore, al centro.

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Etichetta: Frontiers Music Anno: 2025 Tracklist: 01. Amnesia 02. The Enemy Is Me 03. Empire Of One 04. Vampire 05. Battle Of Souls 06. Beyond The Sun 07. Revolution 08. The Idol 09. The Eye Of God 10. The Great Illusion 11. Krystal Sito Web: facebook.com/eternalidolband |
