Journey – Recensione: Escape

Se si pensa ad una definizione di AOR, le possibili interpretazioni sono tantissime, così come lo sono i confini in cui inquadrarlo. Se si pensa ad un album che ne incarni l’esempio più puro e perfetto, tuttavia, le divergenze si dissolvono per lasciar posto ad “Escape”. Laddove è facile suonare banali e superati, i Journey sfornano 10 gioielli che resistono inesorabili al passare del tempo. La classe delle partiture tastieristiche di Jonathan Cain e chitarristiche di Neal Schon fanno di quest’album qualcosa di più del prodotto di genere. L’apertura è affidata al crescendo di “Don’t stop believin'” che, dopo un’elegante intro pianistica, costruisce un climax di aggressività guidato dalla voce di Steve Perry e dalla chitarra di Schon. Segue “Stone in love”, con il suo memorabile riffing iniziale e il chorus secco ed inicisivo. In “Who’s crying now”, che ai tempi dell’uscita scalò le classifiche di mezzo mondo, si fa strada la vena più pop dei Journey, trattandosi di una canzone che poggia sull’assimilabilità senza però rinunciare all’eleganza. In “Keep on runnin'” c’è spazio, al contrario per intelligenti cambi tempo che sono all’antitesi delle troppe banalità in cui l’AOR (s)cadrà; in questo pezzo c’è anche, forse, la prova più entusiasmante della versatilità della voce di Perry, che diventa invece misurata nella successiva “Still they ride”, ballata che rischierebbe di suonare ovvia e che i Journey rivestono, invece, con la loro classe. Con “Escape” ritornano, e in misura ancor maggiore, variazioni di tempo, che evidenziano la preparazione musicale di tutti i componenti, qui soprattutto la coppia Valory-Smith, responsabile di basso e batteria. Se “Lay it down” è un mid tempo che evidenzia la scioltezza dei nostri, in “Dead or alive” il ritmo sale così come ri-sale in cattedra Schon. La drammaticità di “Mother, Father” è esaltatata dalla voce di Perry, mentre il finale è affidato a “Open arms” (recentemente riproposta da Mariah Carey!), sorta di ballad definitiva (anche se “Fatihfully”, dal successivo “Frontiers”, non deluderà affatto) con cui i Journey travalicano i confini del genere ed hanno la possibilità di entrare anche nei cuori del popolo pop. Un album che mescola con abilità insuperata tecnica e melodia, eleganza e sentimento. Diritti al cuore, ma senza mezzi scontati. .

Etichetta: Columbia

Anno: 1981

Tracklist:

01. Don’t Stop Believin’

02. Stone In Love

03. Who’s Crying now

04. Keep On Runnin’

05. Still They Ride

06. Escape

07. Lay It Down

08. Dead Or Alive

09. Mother, Father

10. Open Arms


giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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