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Esben And The Witch – Recensione: Old Terrors

“Old Terrors” è il quarto studio album degli inglesi Esben And The Witch, il primo sotto l’egida della Season Of Mist e ulteriore conferma dello spessore artistico e dell’originalità del three-piece di Brighton, estremamente popolare nel panorama indie della madrepatria.

Release per certi versi “sperimentale”, “Old Terrors” rinuncia in parte alla forma canzone snella e diretta che fino ad oggi aveva distinto il gruppo (sebbene pure il precedente “A New Nature” contenesse due pezzi della stessa fattura) e preferisce la suite lunga e articolata, che tuttavia valorizza molto bene il canale espressivo dei nostri.

Quattro pezzi dal minutaggio lungo ed evocativi, dove le atmosfere bucoliche ma rigorose e malinconiche del loro modo di intendere il post rock, incontrano i dialoghi distorti delle chitarre di Thomas Fisher, memori della lezione impartita dalla darkwave d’essai, mentre le percussioni di Daniel Copeman (che si è occupato anche degli effetti elettronici) alternano sentori tribali a un monolitico incedere rituale.

Questo background, che trova i suoi migliori esiti in brani come “Sylvan” e “The Wolf’s Sun”, che paiono viaggi in una natura incontaminata e surreale, accoglie poi la magnifica voce di Rachel Davies. La frontwoman possiede un tono lacrimevole e trascinato ma altrettanto potente e interpretativo, una sorta di incontro tra Siouxsie Sioux e Björk.

Non è semplice rendere a parole la proposta degli Esben And The Witch, una band dal forte impatto emotivo da ascoltare per assimilarlo al meglio. Un intrigante trait d’union tra la malinconia dei Radiohead, l’oscuro post punk britannico e un dark-folk elegante e ricercato.

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