Glacial Fear – Recensione: Equilibrium Part I

Anche se mai baciati dalla notorietà che avrebbero meritato i Glacial Fear di Gianluca Molè sono un punto fermo della scena musicale italiana da più di 15 anni. Artisticamente il gruppo ha sempre garantito uno standard elevato e questo E.P di tre pezzi nuovi, più una cover dei Refused, non esce da questa norma. I 3 brani originali si muovono sulle consuete coordinate thrash-death evoluto e imbastardito da elementi hardcore e ritmi industrial, ma parlare di genere con una band così ha davvero poco senso. Il sound dei Glacial Fear è personalissimo e rappresenta la summa di espressività, aggressione, tecnica (solo quando serve a dire qualcosa) e non cerca mai soluzioni di comodo per accodarsi alla moda metallica del momento. Per attitudine e caratura artistica i Glacial Fear hanno un peso specifico di gran lunga superiore a molte delle band che trovate pompate dalle riviste di settore solo per la loro appartenenza a qualche roster dal titolo prestigioso. Tra l’altro il mini uscirà solo in formato vinile 12″ (scelta da veri appassionati) e gode di una incisione ottima, superiore per resa a molte produzioni di altra categoria d’investimento. Chiudiamo segnalandovi la possibilità di scaricare dalla pagina myspace del gruppo l’intera discografia fino al 2007 in formato mp3. Un’opportunità che chi non conosce bene la band non deve farsi scappare. Ancora una volta complimenti!

Voto recensore
8
Etichetta: DIY Conspiracy

Anno: 2009

Tracklist: 01. Black Mountains
02. Technicolor Society
03. Control
04. New Noise
Sito Web: http://www.myspace.com/glacialfear

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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