Epica: Live Report della data di Milano

Epica: non "classici", ma perfetti.

Aprono il concerto, di fronte ad un Alcatraz non gremito ma in via di riempimento, i tedeschi Sons Of Seasons: particolarissimo il loro metal sinfonico con influenze apertamente esterne, soprattutto fraseggi strumentali jazz, forti richiami alla musica classica nelle parti delle tastiere e al vecchio heavy metal negli assoli di chitarra. La band si presenta con una forte componente di stile, ben miscelata e armonica, ma nonostante il carisma del frontman Henning Basse e l’ottima resa strumentale del tastierista Oliver Palotai (già Kamelot) manca un po’ di verve, o di anima.

Molto più convincenti si sono rivelati i finlandesi Amberian Dawn, secondo gruppo a calcare il palco in attesa degli headliner. Molto appassionata la performance della cantante Heidi Parviainen, ottimamente supportata da un gruppo capace di reinterpretare il symphonic metal arricchendolo di elementi classici e tecnicismi stile Children Of Bodom. Gli Amberian Dawn ci regalano una performance ricca e curata, con quel pizzico di personalità in più che manca alle loro produzioni in studio, in grado di accattivare e di non stancare, nonostante il panorama del genere sia ricchissimo di concorrenti validi.

Completamente differente dalle mie aspettative, ma non per questo meno intrigante o curato, il concerto degli headliner Epica, con la cantante Simone Simons in splendida forma. Diverso dalle aspettative perché, essendo il tour di lancio del nuovo album, lascia nella setlist molto spazio a quest’ultimo, trascurando purtroppo alcuni dei cavalli di battaglia che mi hanno fatto amare gli Epica nel corso degli anni. Rispetto al passato si ha un ritorno preponderante dell’alternanza vocale Simons-Jansen, con i due vocalist che ben si integrano come yin e yang, anche se Simone Simons in solo non ha mai avuto carenze di sorta. Si ha un ritorno al sound del loro concept del 2005 "Consign To Oblivion", album un po’ "diverso" rispetto alla loro produzione classica. La loro maturità compositiva non è assolutamente in discussione, nel corso degli anni hanno avuto modo di crescere molto dal punto di vista stilistico e, contrariamente a quanto fatto da molte band di genere, affondano musicalmente nelle loro origini metal, arricchendo i pezzi con spettacolari riff di chitarra death e atmosfere goth che lasciano senza fiato. Seppur mancante di molti pezzi a me cari, la setlist è stata emozionante e ha regalato al pubblico perle dalla classica "The Phantom Agony" oltre alle nuove "Design Your Universe" e "Kingdom Of Heaven", chiudendo con l’ovvia ma sempre intensissima (vista la linea concettuale seguita dallo show) "Consign To Oblivion".

Copyright immagini RITUAL ART 2009

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