Horna – Recensione: Envaatnags Eflos Solf Esgantaavne

Fieri esponenti dell’underground che li ha eruttati anni addietro, i finlandesi Horna ritornano al full-lenght dopo la solita sequenza di EP, singoli, split, etc…

Ormai rimasto il solo Shatraug a sostenere il peso della formazione originale, non sembra mancare la coscienza di quello che si è costruito nel corso del tempo, così come il desiderio di restare all’interno dei canoni sonori più classici del genere. Una vera manna per i fan più oltranzisti, un po’ meno per chi ama scorgere nella produzione della sue band preferite almeno un barlume di novità ad ogni nuova uscita.

A parte questa possibile pecca, il resto si fissa su valori assoluti tra i più elevati che il black metal ci abbia proposto negli ultimi mesi. ‘Vihan Tie’ apre l’album con il sempre gradito mix tra riff melodici, ritmiche martellanti e suoni gelidi. Allo stesso modo si possono rintracciare tutte le peculiarità che hanno definito il suono degli Horna in questi anni: l’influenza thrash, i mid tempo aggressivi, il suono low-fi e vorticoso… Elementi che vengono ben miscelati ed esposti in una sequenza in grado di valorizzare la singolarità di ogni traccia, diversificando così una proposta che sarebbe altrimenti assimilabile a quella di migliaia di altre band.

In questo senso la band finlandese dimostra di possedere quella marcia in più che permette di superare agilmente il rischio di chiudersi in una sterile riproposizione di standard costruiti esclusivamente sull’attitudine e di creare qualcosa di significativo e personale. Come sempre, un pregio non da poco.

Voto recensore
7
Etichetta: Woodcut / Masterpiece

Anno: 2005

Tracklist: 01. Vihan Tie
02. Musta Temppeli
03. Vala Pedolle
04. Kirous Ja Malja
05. Saastainen Kaste
06. Kuoleva Lupaus
07. Zythifer
08. Kuilunhenki (CD-bonus)

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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