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Enterprise Earth: “Siamo i migliori Entreprise Earth di sempre” – Intervista alla band

Quando comunico il mio arrivo al Legend Club di Milano a Gabe Mangold (chitarrista), così da decidere come svolgere l’intervista, lo vedo arrivare con tutta la band, ma senza il batterista impegnato a sistemare il set per il concerto. Con questa fantastica sorpresa dell’ultimo minuto, ho rigirato le domande a tutti creando così un quadro completo sulla situazione passata, presente e futura su una delle band deathcore più interessanti in questo momento. Un’ottima occasione per tutti coloro che non ne hanno mai sentito parlare finora.

Ciao e grazie per l’opportunità! Presentatevi per tutti coloro che in Italia non hanno mai sentito parlare né di voi né degli Enterprise Earth

Ciao a tutti io sono Travis Worland e sono il cantante (d’ora in avanti abbreviato in TW).
Mi chiamo Dakota Johnson e sono il bassista (d’ora in avanti abbreviato in DJ).
Io sono Gabe Mangold e sono il chitarrista (d’ora in avanti abbreviato in GM).

Seconda calata in pochi mesi in Europa nonostante i tantissimi problemi logistici legati al mondo della musica live. Come avete gestito il tutto e come è andata con i Fit For An Autopsy, ma soprattutto come sta procedendo ora?

GM: Dal punto di vista organizzativo fortunatamente questi due tour sono stati organizzati molto tempo prima del Covid, penso almeno due anni fa, quindi quelli che sono stati i costi del bus e degli alloggi si sono mantenuti con gli accordi già esistenti. Per quel che riguarda invece i tour: è stato fantastico con i Fit For An Autopsy come prima calata europea dopo la pandemia, mentre ora posso dirti che è il migliore mai fatto, non solo nel vecchio continente, ma in generale negli ultimi anni. 

The Chosen” è uscito da quasi un anno ormai e l’ho premiato come una delle migliori release deathcore del 2022, come valutate il percorso stilistico svolto finora?

GM: E’ stato pazzesco, come stare sulle montagne russe, soprattutto se consideri che nessuno di noi è un membro originario della band. Io sono la figura più longeva (2017 nda) e in questi sei anni gli Enterprise Earth sono cambiati moltissimo. Ci siamo sempre spinti per fare meglio e in questo momento non vediamo l’ora di poterci concentrare per il prossimo album con questa formazione. 
TW: Sono veramente contento dell’evoluzione che si è creata in questa band, la seguo veramente fin dagli inizi, nel 2014, e si nota la grande maturazione avvenuta nel corso del tempo. L’unico nostro obiettivo è fare sempre meglio. 

Voi, insieme agli Shadow of Intent e ai Lorna Shore, siete i gruppi che più si sono spinti il là nel genere senza stravolgimenti netti col passato. Ma se gli altri due hanno preso una piega più sinfonica voi avete delle fortissime influenze thrash, da cosa prendete ispirazione?

GM: Cerchiamo di trarre ispirazione da tutto ciò che ascoltiamo senza risultare troppo simili con altri gruppi in circolazione, ma soprattutto tra i nostri stessi album. Ci piacciono i Meshuggah, Slayer, Metallica, Pantera e prendiamo tantissimo dal mondo metalcore. Cerchiamo di non limitarci e divertirci il più possibile. 
TW: Prendiamo più ispirazione possibile, ma come hai detto tu senza andare fuori tema, non vogliamo sembrare quelli che prima suonano una canzone pop-punk e poi una traccia acustica. Ne parlavo proprio ieri con gli AngelMaker di come si possa inserire un riff come i loro o come quelli degli Shadow of Intent e riuscire comunque a comporre un brano in puro stile Enterprise Earth, senza uscire dalla cerchia deathcore in cui comunque apparteniamo. 

Come avete vissuto l’abbandono di Dan Watson e quanto influenzerà il futuro della band la tua entrata ufficiale al microfono?

TW: Sostituire Dan non è stato assolutamente facile, ma è stato il mio principale obiettivo negli ultimi mesi, anche perché l’ho fatto per altre quattro band negli undici anni passati, quindi sono abbastanza abituato a questo tipo di sfide. Posso dire di essere molto contento del risultato soprattutto in sede live, cosa che mi viene riconosciuta anche da coloro che ci sono venuti a trovare in qualche concerto. Il mondo dell’internet invece può andarsene a fanculo senza tanti problemi. Per la maggior parte sono ragazzini che nemmeno si presentano ai concerti, mentre per chi ci ha ascoltato c’è stata una bellissima accoglienza un po’ ovunque e siamo in viaggio da ormai quindici mesi con sette tour differenti. 
GM: la band ha attraversato un sacco di cambiamenti ma quello alla voce è sempre il più complicato da accettare per i fan in tutto il mondo. È stato bello vedere come la nostra fan-base abbia accolto a braccia aperte Trevis e il suo ottimo lavoro. 

Gli EE hanno subito una quantità innumerevole di cambi di line-up, pensate di aver trovato la squadra giusta ora? 

GB: Assolutamente, ora ci sentiamo più forti che mai senza screditare nessuno del passato, ma anzi ringraziandoli, pensando che ogni cosa che accade ha un suo perché. Non ci soffermiamo assolutamente sui commenti rabbiosi che leggiamo su internet e tiriamo dritto per la nostra strada, siamo i migliori Enterprise Earth di sempre. 
DJ: Volevamo tutti essere qui.
TW: Esattamente! Con una frase hai descritto il nostro pensiero. Ci possono essere delle band davvero sopra la media, ma che dentro di sé non si sentono al loro posto, noi invece tutto il contrario nonostante abbiamo da pochissimo cambiato sia bassista che batterista. 

Siete coinvolti anche in altri progetti, come dividete tempo e idee per non risultare ripetitivi?

GM: Nonostante quello che puoi leggere in rete, le altre mie band sono praticamente finite, di conseguenza mi concentro totalmente con gli Enterprise Earth. Quello con altre progetti attivi è Travis!
TW: Giusto, io in questo momento canto in un altro gruppo chiamato The Willow con il mio chitarrista di un altro progetto (Aethere nda) e suoniamo ancora insieme per un legame prettamente affettivo, ma tutte le mie energie in questo momento le sto spendendo per gli Enterprise Earth. Siamo costantemente in tour con un sacco di cose in ballo, quindi non posso assolutamente perdermi in altri progetti. Diciamo che quando non c’è davvero nulla da fare con gli EE dedico del tempo ai The Willow. Vorremmo pubblicare un album quest’anno, cercherò di dare una diversa intonazione alla mia voce, anche perché dal punto di vista lirico siamo su due pianeti completamente diversi ed è questo modo di scrivere differente che divide in modo netto gli EE dai The Willow
DJ: Quando sono entrato a far parte degli EE le altre mie band erano praticamente finite, quindi non ho avuto problemi di alcun genere. 

Come siete venuti in contatto con gli EE?

DJ: Uno dei miei migliori amici, Cameron Breen, è stato il primo vero ingegnere del suono che la band ha ingaggiato prima che io ne facessi parte. Per farla corta, io dovevo essere il ragazzo del merch durante la parte americana del tour con i Fit For An Autopsy, ma il bassista precedente non ha potuto farne parte per problemi personali, così ho detto a Gabe che avrei suonato io il basso per quelle date. Gli ho inviato un video di come eseguivo i pezzi ed eccomi qui al basso (risata generale nda). 
TW: Ho conosciuto gli EE per la prima volta nel 2019 quando gli Aethere si misero in contatto con loro durante il tour insieme agli Ingested. All’epoca non ero ancora il cantante ufficiale, ma appena lo fui ci confermarono subito come diretti supporters nella tranche canadese e in quel frangente gli EE erano gli headliner. Da quel momento siamo rimasti molto legati e ogni volta che mi capitava andavo a vederli dal vivo. Poi nell’agosto 2021 ricevetti una videochiamata da Gabe mentre ero a lavoro per chiedermi se potevo aiutarli per un paio di tour e ho subito accettato. 
GM: Ero un amico su internet sia di BJ che di Dan, i due fondatori della band, in quanto Dan ci aiutò nel 2014 in una canzone quando ancora suonavo nella mia vecchia band. Si separarono dal chitarrista ed erano in cerca di un sostituto, ma all’inizio non fui scelto e ingaggiarono altri. Ma d’un tratto mi chiamò BJ al telefono dicendo che dovevano suonare a Pittsburgh e il chitarrista dell’epoca li abbandonò senza preavviso. Così mi chiese se potessi impararmi tutto il loro set in tempo per la data ed eccomi qui (risata generale nda). 

I vostri prossimi piani quali sono?

TW: Finito il tour torniamo a casa per registrare il prossimo disco nel miglior modo possibile per tutti. Altro che bolle in pentola non ne abbiamo.

Il deathcore è un genere in fortissima evoluzione, voi che idee vi siete fatti sul suo futuro?

GM: Penso che si stia evolvendo alla grande, e come hai detto tu in modo decisamente interessante. Rispetto alle origini dei primi anni 2000 con band come All Shall Perish, Carnifex, Suicide Silence o Job For A Cowboy è molto più che blast-beats e continui breakdowns. Ci sono inserti sinfonici, clean vocals, risvolti progressive ed in alcuni casi anche dei riferimenti al death canonico. Ora hai più libertà di scelta nei tuoi brani, che sia un ritornello pulito o semplicemente un pig-squale dietro l’altro o delle inclinazioni dirette verso il melodeath. 
DJ: Senza dimenticare anche gli inserimenti puramente pop nelle canzoni, se tu mi avessi detto nel 2010 che nel deathcore avremmo sentito un pad non ci avrei mai creduto. Tipo l’ultimo disco dei Within Destruction, c’è pure qualcosa proveniente dal mondo della trap. 
TW: Ci sentiamo liberi di scrivere come più ci piace anche perché se ci fai caso il deathcore si evolve in meno di sei mesi. Guarda cosa ha prodotto Josh Miller (ex-Emmure, Spite nda) con i Darko-Us, un album fenomenale. Ed è proprio tutto questo sottobosco di generi legati al deathcore che mi fa impazzire, non sai mai cosa salterà fuori. 

Per tantissimi veterani metallari il death-core è la versione per bambini del classico death metal: cosa ne pensate di questi slogan?

TW: Penso che questi elitari possano fottersi alla grande. 
DJ: Tutti noi amiamo tanto l’old school death metal, non ho mai capito perché non posso amare due cose nello stesso momento. Quando siamo in tour ed io sono alla guida ascolto sempre Morbid Angel o i primi album dei Suffocation. Non capisco perché questa gente è così ristretta su chi o cosa ascoltare. Sono sicuro al 100% che là fuori c’è almeno una band deathcore che ti piacerebbe ascoltare. 

Qual è stato l’album che vi  ha fatto decidere di diventare un musicista?

TW: Per me è stato “Evangelion” dei Behemoth, che poi nel tempo è diventato anche il mio album preferito in assoluto. Ha una forza ed una violenza incredibile!
GM: Io quando ho sentito per la primissima volta l’album “Master of Puppets” a quattordici anni mi sono detto: “wow ma che roba è questa?!”. Prima di quello ho sempre solo ascoltato i classici rock ‘n’ roll, quindi mi ha proprio stregato. Con quell’album ho iniziato anche a interessarsi ai modelli di chitarra e al loro suono, poi sono arrivato a conoscere e a scoprire “Vulgar Display Of Power”. 
DJ: Tolte le super classiche canzoni che impari appena prendi in mano una chitarra come “Hell Bells” e roba simile, la più importante scoperta che mi ha portato a voler proseguire nell’imparare a suonare la chitarra è stato “Scream Aim Fire” dei Bullet For My Valentine, tanto da voler ricreare il loro suono con la mia chitarra. 
Quindi mi stai dicendo che suoni il basso solo con gli Enterprise Earth?
Sì esattamente, mai suonato fino a prima di questo tour (risata generale nda).  

La tua personale classifica dei migliori dischi del 2022?

TW: Per me il primo in assoluto è “Immutable” dei Meshuggah. Poi ho degli amici che suonano nei Moxy The Band con il loro nuovo album “Dream Feeling”, Amber ha una voce incredibile. Infine c’è questa band pop chiamata Muna, che ha rilasciato l’album omonimo nel 2022 davvero molto bello.
DJ: Lo stesso posso dire per “Immutable”, il suono delle chitarre è incredibile. Il secondo “Oh What The Future Holds” dei Fit For An Autopsy e concludo con l’ultimo disco dei The 1975Being Funny In A Foreign Language”. Ti giuro che ascoltiamo tantissimo pop (risata generale nda).
GM: Onestamente mi metti in difficoltà e mi sento sotto pressione (ride nda). Trovarne tre è veramente difficile, ti direi che quello sicuro di cui sono innamorato è “Immutable” dei Meshuggah.

L’intervista è finita! Vi ringrazio per l’opportunità, ci vediamo dopo sul palco.

Tutti: ci mancherebbe, grazie a te e a dopo!

Da sinistra a destra: io, Trevis Worland, Dakota Johnson & Gabe Mangold
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