Enter Shikari – Recensione: A Kiss For The Whole World

Gli Enter Shikari, quartetto di stanza a St. Albans (Inghilterra), ci donano i risultati della loro settima visita in studio con il nome di “A Kiss For The Whole World”. Le aspettative, dopo l’assoluto capolavoro che fu “Nothing Is True And Everything Is Possible” (2020), erano indubbiamente alte. Non sono il tipo di persona che si sofferma sui paragoni, e aspettarsi che dal cappello uscisse il secondo capolavoro in 3 anni era irrealistico. Mi sono dunque approcciato al disco conscio che avrei comunque ascoltato dell’ottimo alt. rock e pronto per essere in caso stupito. Ciò che ho trovato a fine ascolto è un album davvero di alta fattura, con molte sorprese in serbo e con un’identità tutta sua. Sono lontani i giorni di “Common Dreads” ed il suo metalcore sporco di elettronica super contagioso. Se sono dunque quelli gli Enter Shikari che vi ricordate, sappiate che la band ha maturato molto il proprio sound ma senza snaturarlo. Sono sempre presenti le tematiche sociali e politiche, sempre creativi i passaggi di synth e sempre stellare la produzione. Ma Rou e company dimostrano ancora una volta che da “The Spark” (2017) in poi hanno sviluppato una sensibilità pop per nulla scontata. 

Il progetto si apre con la title track, una buonissima dimostrazione di dinamismo e creatività. Particolare il mix fanfara, con fiati vari, e rock più convenzionale fatto di chitarroni distorti ed un basso che per tutto il disco si taglia degli ottimi spazi nel mix per divertirsi e divertire. Per non parlare dell’ennesima performance da 10 di Rob alla batteria. Dalla svolta pop rock della band, è anche lui ad aver dimostrato che più leggero non vuole assolutamente dire più banale. Lo stesso “The Spark” ha dei passaggi di batteria che mi stupiscono ogni volta che lo ascolto. Tornando nell’anno corrente, il disco prosegue con 2 dei 3 singoli prelancio, cronologicamente “(pls) set me on fire” ed “It Hurts”, che già da subito mi avevano colpito ed avevano in anticipo gettato le basi su quello che è il mood del progetto. Cautamente ottimista, con sprazzi di politica (“goldfĬsh ~” in primis) e a tratti introspettivo. “It Hurts”, specialmente, ha il potenziale di restare tra i pezzi più riusciti della band. Le tracce numero 4 e 5, “Leap into the Lightning” ed il conseguente outro “feed yøur søul” sono forse la nota più dolente dell’intero lavoro. Dove la prima vanta una componente elettronica di alta classe, un ritornello azzeccato e poco più, la seconda si perde in un beat tribale che riprende vari refrain della precedente ma alla fine colpisce poco e si perde spesso. Tuttavia, la susseguente “Dead Wood” è un geniale mix di musica classica e melodie vocali alla Shikari. Un pezzo davvero molto riuscito, che finisce in modo eccelso. “Jailbreak” è un altro pezzo riuscito, che forse calca un po’ la mano con un mini-ritornello ripetuto un po’ troppe volte. Il messaggio è comunque molto positivo e viene narrato con un testo tra i migliori del disco. “Bloodshot” era già la mia traccia preferita dell’intero progetto prima che lo stesso uscisse. Rilasciata come terzo singolo, la canzone spazia dall’elettronica scuola Shikari, delle punte di aggressività sempre ben accette ed un ritornello che rimane maledettamente in testa. Anche a questo pezzo la band ha dedicato un’outro con “Bloodshot (Coda)”, solo che al contrario di “feed yøur søul” coda aggiunge valore alla traccia da cui prende vita. Si tratta di un pezzo di pura musica classica, che riprende le melodie del pezzo originale con violini e fiati ed è veramente una gioia per l’udito. La sopracitata “goldfĬsh ~” è un’altra fan favorite, forse il pezzo più “Enter Shikari” del disco. Tutto presente ed a rapporto: chitarroni quasi djent, elettronica martella cervello, testo sociopolitico, refrain super catchy. Chiude l’opera “Giant Pacific Octopus (i don’t know you anymore)” ed il suo fanalino di coda “giant pacific octopus swirling off into infinity…”. Contato come pezzo unico, è un esempio di come chiudere un disco in modo memorabile. 

Dopo essermi concesso un weekend per digerire ogni secondo di questo “A Kiss For The Whole World”, mi sento di dire che la band ha lanciato l’ennesimo disco di qualità in una discografia eccellente. È forse il progetto più ‘guitar driven’ della band dai tempi di “The Mindsweep”, e di conseguenza uno dei progetti più pesanti degli ultimi anni di carriera. Non siamo ai livelli di cattiveria dei primi dischi ma ci troviamo davanti ad un mix di stili molto ragionato. Tutti hanno dato molto a questo disco a livello di performance e la produzione è a dir poco perfetta, come da tradizione. Forse si perde in qualche pezzo che manca il segno ma, in generale, “A Kiss For The Whole World” convince e merita un ascolto.

Etichetta: Ambush Reality

Anno: 2023

Tracklist: 01. A Kiss for the Whole World x 02. (pls) set me on fire 03. It Hurts 04. Leap into the Lightning 05. feed yøur søul 06. Dead Wood 07. Jailbreak 08. Bloodshot 09. Bloodshot (Coda) 10. goldfĬsh ~ 11. Giant Pacific Octopus (i don’t know you anymore) 12. giant pacific octopus swirling off into infinity…
Sito Web: https://www.entershikari.com

Matteo Pastori

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Nerd venticinquenne appassionato di tutto ciò che è horror, bassista a tempo perso e cresciuto a pane e Metallica. La musica non ha mai avuto etichette per me, questo fa si che possa ancora sorprendermi di disco in disco.

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