The Absence – Recensione: Enemy Unbound

Arrivati al terzo disco diventa difficile trovare ancora qualcosa da aggiungere sui The Absence, soprattutto se loro per primi non decidono di venirci incontro scrivendo canzoni su cui si possa trovare argomenti… Ed invece i nostri continuano imperturbabili a proporre il loro bel melodic death di derivazione svedese, ripulendolo ulteriormente di ogni lordura e riuscendo ad annoiare dopo poche song. Intendiamoci, la qualità dei musicisti resta più che onorevole (buoni soprattutto gli assoli), così come la professionalità messa in luce da produzione e cura degli arrangiamenti. Ma davvero i The Abscence sono una band nata senza nulla da dire, a nostro modo di vedere, e il passare del tempo non ha portato migliorie in materia. Solo uno dei tanti onesti, ma insipidi, gruppi di genere.

Voto recensore
5
Etichetta: Metal Blade / Audioglobe

Anno: 2010

Tracklist: 01. Vertigo
02. Erased
03. Deepest Wound
04. Maelstrom
05. Enemy Unbound
06. Solace
07. The Bridge
08. Wartorn
09. Hidden In White
10. Vengeance and Victory
11. Triumph
Sito Web: http://www.myspace.com/theabsence

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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