Borknagar – Recensione: Empiricism

Hegel definisce l’empirismo come quell’atteggiamento che ‘in luogo di cercare il vero nel pensiero stesso, lo va ad attingere dall’esperienza’. In questo senso ‘Empiricism’ è un titolo perfettamente calzante per un lavoro così poco prevedibile e standardizzato. I Borknagar hanno capito che per fare un grande disco non sarebbe servito a nulla scervellarsi per seguire una linea specifica o decidere a tavolino di proporre qualcosa che accontentasse un po’ tutti. Comporre musica sublime, questa deve essere l’unica regola di un musicista con gli attributi, e dopo anni di tentativi la crisalide diventata finalmente farfalla. Abbandonato quasi totalmente il black metal degli esordi e superata la fase della sperimentazione a tutti i costi del pur buono ‘The Archaic Curse’, i Borknagar raggiungono la maturazione che ci si attendeva da loro plasmando uno stile originalissimo che coniuga senza cadere nella stranezza da circo la potenza espressiva del black, l’epicità del power, la complessità del rock progressivo e la malignità del dark (senza wave). Un consistente parte di merito per la incredibile resa finale dei brani va al nuovo entrato Vintersorg, artista di proporzioni inumane e interprete vocale straordinario, noto agli appassionati per la band che porta il suo nome e per i folk master Otyg. Mancava forse solo la sua presenza per permettere ad un talento come Oystein di dare sfogo ad un songwriting tra i più brillanti sentiti di recente. Le nuove composizioni sono straordinarie per ricchezza e varietà, e pur senza rinunciare a caratteristiche come immediatezza e cattiveria, riescono nell’impresa di distaccare tutta la produzione precedente della band per tecnica strumentale e intreccio melodico. A questo punto resta solo da capire come reagiranno i fan dell’estremo, cui questo lavoro non risulterà probabilmente facile da assimilare (così come l’altrettanto complesso ‘Promethean…’ degli ormai sciolti Emperor). Che sia giunto il momento di inventarsi una nuova definizione per dare un legittimità a queste band e ad un’ evoluzione stilistica che rappresenta una delle rare avanguardie di questi ultimi anni? …a voi la parola.

Voto recensore
9
Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2001

Tracklist:

Tracklist: The Genuine Pulse / Gods Of My World / The Black Canvas / Matter And Motion / Soul Sphere / Inherit The Earth / The Stellar Dome / Four Element Synchronicity / Liberated / The View Of Everlast


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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