Emilie Autumn: Live Report della data di Torino

Sapevo già che allo Spazio 211 di Torino non ci sarebbe stato un vero e proprio concerto nel senso canonico del termine, vista l’impostazione che Emilie Autumn dona ai suoi spettacoli, per quello che si rivela essere un mix sapiente tra musica, cabaret, interazione totale col pubblico (con tanto di donuts smangiucchiate regalate alla folla a fine show). Infatti il locale è piccolo, altrettanto lo è il palco e l’unica sala poco più grande e con un acustica inadatta (non essendo stato il tutto progettato con scopi aggregativi), totale assenza di press area e impianto luci che lo rendono più adatto ad essere un punto di ristoro o per chi usufruisce delle sale prove musicali al piano inferiore. Tuttavia il contatto col pubblico non dispiace alla virtuosa del violino di Los Angeles, anzi! Accompagnata da tre splendide fanciulle e da una serie di impianti scenografici che solo un campione di Tetris può aver sistemato sul palco per lasciare anche un po’ di spazio alle coriste/collaboratrici/ballerine, libere di muoversi ed interagire.

Dopo un breve prologo introduttivo, Emilie apre con "Four O’Clock", "Opheliac" e "The Art Of Suicide", un tuffo diretto nei suoi pezzi più rappresentativi per far capire subito al pubblico che non ci saranno delusioni. Un breve stacco ad introdurre Contessa (una delle poliedriche performer che la accompagnano) ed è subito "Shalott", poi "God Help Me" intervallata da giochini con topi finti, serpentoni di pezza stretti tra i denti con tutto il loro carico di allusioni a rimorchio e successivamente "Unlaced", "Misery Loves Company" ed un assolo di violino che anche se fosse stato l’unico pezzo suonato durante lo show, sarebbe comunque valso il biglietto. In fondo la vita e l’anima di Emilie sono legate a doppio filo con il suo strumento (e se ha avuto una duratura collaborazione con Billy Corgan e Courtney Love, un motivo c’è). "Thank God I’m Pretty" chiude due ore piene di esibizione, col solo rimpianto che in una location più capiente il tutto avrebbe avuto molta più intensità.

Copyright immagini RITUAL ART 2010

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