Emil Bulls – Recensione: Love Will Fix It

Non esattamente dei pesi piuma, direbbe Walter ne “Il Grande Lebowski”. E, effettivamente, con tredici album realizzati dal 1995 ad oggi ed undici musicisti che nel tempo si sono scambiati il posto in casa Emil Bulls, il quintetto di Monaco di Baviera ha conquistato un posto di tutto rispetto in tutti i tavoli nei quali si discute amabilmente di alternative, ed in particolare – come nelle nostre stesse parole – di quello adatto a scalare le classifiche. Come molti degli album realizzati in tempi di disordini globali e pandemie, anche questo nuovo “Love Will Fix It” assume un significato particolare all’interno della discografia dei tedeschi: autodefinirlo “un coraggioso passo in avanti” ed un “manifesto di guarigione ed unità” è una chiara dimostrazione di intenti, e di fiducia nelle proprie possibilità, che certo alimenta la curiosità nei confronti di queste nuove dodici tracce. Con quasi quarantasette minuti di musica in grembo, “Love Will Fix It” si apre allora con una “Backstabbers” incisiva nei testi quanto nelle ritmiche, caratterizzata dalla più classica delle aperture melodiche in occasione del coro e sporcata ad arte dalle harsh vocals quando è il momento di dedicarsi alle strofe e montare la rabbia. Se difficilmente si potrà parlare di un inizio pirotecnico, o per qualsiasi motivo memorabile, è chiaro che gli Emil Bulls conoscono molto bene la materia per il modo in cui il brano trova sempre nuovi spunti ed appigli, aiutato com’è da una produzione per la quale la definizione di “tedesca” è tanto stereotipata quanto calzante.

Con brani che si attestano tra i tre ed i quattro minuti, l’alternative fresco e ritmato della band bavarese non ammette grandi variazioni in corso d’opera: diciamo che la verve, se si esclude l’alternanza di parti cadenzate con altre più ritmicamente intense, va piuttosto ricercata nelle decorazioni elettroniche, nella concatenazione sempre fluida tra le diverse parti e – aggiungerei – in un arrangiamento dei brani che spesso ricorre a soluzioni di derivazione orchestrale non invasive, ma certamente in grado di incollare ancora meglio ed elegantemente il tutto. Il fatto che questo alternative non sia, anche per sua natura, un genere avvezzo alle sorprese non significa che “Love Will Fix It” sia un prodotto monocorde: gli ingredienti in suo possesso sono infatti rimescolati ad arte, in modo che ogni brano abbia una sua impronta riconoscibile, nel caso parlare di vera e propria personalità dovesse sembrare eccessivo. “Happy Birthday You Are Dead To Me” rimescola ad esempio le carte concedendosi un’apertura più compassata ed un “uuuuuhhhh” che dopo la prima volta non vedi l’ora di risentirlo (e ricantarlo), mantenendo una pesantezza leggera – o una leggerezza pesante – che in molti casi descrive l’essenza di questa musica. O, almeno, di quella che gli Emil Bulls portano in giro con successo da quasi trent’anni. Stesso artificio utilizzato per “Levitate”, episodio che di questa leggerezza è vero e proprio ambasciatore grazie al contrasto tra il timbro gentile scelto da Christoph von Freydorf e l’incisività delle ritmiche, affidata in prima battuta alle pelli di Fabian Füss.

Un aspetto di questo album che per alcuni si potrebbe far notare è la sua sostanziale omologazione, la sua essenza orgogliosamente mainstream (“The Ghosts That You Have Called”), che in un certo senso disattende la cura delle parole scelte per presentarlo ed anche quell’origine europea dalla quale, forse sbagliando ed illudendoci, ci aspetteremmo un approccio in qualche modo trasversale e differente. Al contrario, e tutto considerato come biasimarli, “Love Will Fix It” abbraccia un concetto di alternative lacerato e romantico (“Oceans Of Grief”), accessibile, pensante ed universale alla Linkin Park, relativamente inoffensivo anche quando magari non sembrerebbe (“She Ain’t Coming Home No More”), complice il progressivo distanziamento dalle più spinte velleità metalcore evidenziato dalla title-track. Al punto che mi è venuto naturale accostarlo ad un disco che ho molto amato in passato: quell’ “Arm Yourself” degli americani Bulletproof Messenger (2015) dei quali non mi stancherò mai di suggerire l’ascolto e la riscoperta. Se solo ricordassi dove ho messo il CD… Per gli amanti dell’alternativo effettato e moderno, giovane ma con la “o” non troppo aperta né svenduta, di quel tipo che non teme di affilare le armi della melodia per conquistare un ascoltatore in più (“Dreams And Debris”), il nuovo disco degli Emil Bulls rappresenta un acquisto praticamente obbligato, grazie ad un pacchetto che, come accade in concessionaria, comprende numerosi optional: melodie accattivanti, suoni potenti, cori invitanti e quella professionalità che tocchi con mano creano un insieme destinato a gravitare dalle parti del “fortemente consigliato”, se non addirittura di un moderno e scintillante “imperdibile”.

Etichetta: Arising Empire

Anno: 2024

Tracklist: 01. Backstabbers 02. The Devil Made Me Do It 03. Happy Birthday You Are Dead To Me 04. Levitate 05. Whirlwind Of Doom 06. The Ghosts That You Have Called 07. Love Will Fix It 08. Sick 09. She Ain't Coming Home No More 10. Dreams And Debris 11. Oceans Of Grief 12. Together
Sito Web: facebook.com/EmilBullsOfficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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