Edguy: Live Report della data di Milano

Fuoco e fiamme: questo prometteva l’Hellfire Worldwide 2004 ed invece ancora una volta il Belpaese ha visto sulle padane lande uno show degli Edguy mutilato, ricco – certo – per alcuni versi, ma molto povero per altri.

Un pubblico mediamente corposo inizia a varcare le porte dell’Alcatraz di Milano attorno alle 19.30, e l’attesa per i Nocturnal Rites non si fa attendere molto. Tant’è che alle 20 circa la band scandinava prende possesso dello stage con la padronanza che distingue i gruppi non di primo pelo. I personali ricordi del tour Nocturnal-Labyrinth-Iron Savior di tre anni fa circa si fanno avanti e sembra che per i Rites il tempo – da allora – non sia passato: batteria triggerata all’inverosimile, conseguente sezione ritmica d’impatto cui si assomma un apprezzato lavoro di asce. Dopo un primo momento di stand-by del pubblico, il coinvolgimento sale, portando la votazione dello show dei cinque su una piena sufficienza.

Si sale di livello con i Brainstorm che, con un set per nulla avaro, danno il vero e proprio kickstart alla serata con una doppietta di tutto rispetto: ‘Shiva’s Tears’ e ‘Blind Suffering’, quest’ultima dal penultimo album. Una quarantina di minuti serrati, senza spazio ad incertezze e che consegna al nostro Paese una band in gran spolvero e che – a nostro modo di vedere – meriterebbe un headlining tour come si deve.

All’inizio del report si parlava di come l’Italia sia destinata a non riuscire a vedere uno show della band di Fulda “completo” dal punto di vista scenografico. Vuoi per il non altissimo seguito che gli Edguy hanno nella nostra Penisola, vuoi che il trend del ‘power a tutti i costi’ ha conosciuto tempi migliori, quello che i fans meneghini si trovano davanti è uno stage piccolo, ridotto e senza nulla di quella spettacolarità annunciata, più volte in sede d’intervista, dal buon Sammet.

Chiudendo qui le recriminazioni, è sicuramente meglio concentrarsi sulla musica, che viene proposta con convinzione e tecnica, finalmente priva di quell’incertezza che – ultimamente – ci era capitato di vedere in patria e non. Dopo l’intro è un super trittico da ‘Hellfire…’ che preannuncia una succosa serata. ‘Under The Moon’, ‘Mysteria’ e ‘Navigator’ hanno il sapore fresco che intende rimanerti in bocca, proprio come successe ai tempi di ‘Mandrake’.. lo si denota da ambo i lati del pit fotografi; una band coinvolta da una parte ed un’audience entusiasta dall’altra. Un entusiasmo che sale, e sale sempre più con la ballad per eccellenza ‘Land Of The Miracle’ e che non accenna a scendere con la sorpresa a tutto tondo che la band fa al pubblico: una ‘Babylon’ richiestissima e che Sammet mette sul piatto ai 700 presenti.

L’entusiasmo non accenna a scemare con le seguenti ‘Lavatory Love Machine’ e ‘Headless Game’ . Un drum solo, finalmente non spacca-attributi, è quello che Felix Bohnke propone, con addirittura la marcia della Morte Nera di Star Wars al suo interno, già ascoltata in quel di Offenbach in occasione dello show del 10° anniversario della band.

A ruota arrivano ‘Vain Glory Opera’ (compreso odioso ‘balletto’ di Ludwig, Exxel e Sauer!!) e la suite ‘The Piper Never Dies’ dai sapori “faraonici”, se non altro per la durata… Ci avviamo verso la conclusione con il singolo ‘King Of Fools’, che apre in ottima maniera i bis: ‘Chalice Of Agony’, Tears Of Mandrake’ e la sempre presente ‘Out Of Control’.

Un voto finalmente buono è quello che stavolta merita Toby Sammet, vero protagonista della venue lombarda e che ci auguriamo abbia preso le tanto raccomandate lezioni di canto. Al pari gli altri quattro, che non necessitavano di particolari conferme, in quanto il loro lo hanno da sempre fatto, da professionisti quali sono… resta l’amaro in bocca per lo spettacolo visivo e se non fosse per i soliti intoppi lavorativi, un salto in quel di Pratteln due giorni dopo, lo avremmo fatto più che volentieri!

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