Edge Of Forever – Recensione: The Days Of Future Past

Tecnica esecutiva, positività e riferimenti alla cultura dei native americani: per quanto definire lo stile scoppiettante degli Edge Of Forever non sia impresa facile, anche a causa della densità artistica che contraddistingue tutti i dischi della band italiana, questi tre riferimenti possono stilizzarne almeno l’ossatura. Uno scheletro dritto e solido, se quello pensato dal prolifico Alessandro Del Vecchio a partire dal 2004 ha poi sostenuto un percorso che ha salutato la pubblicazione di cinque album, tutti accolti positivamente dalla critica e dal pubblico. A pochi mesi dalla pubblicazione dell’ultimo disco ufficiale “Seminole”, Frontiers ha deciso di ristampare i primi tre lavori degli Edge Of Forever rimasterizzandoli, arricchendoli ciascuno con una differente traccia bonus e raccogliendoli in un cofanetto sia fisico che digitale. Si tratta di tre produzioni alle quali metallus.it ha già dedicato tempo e buone parole: di “Feeding The Fire” (2004) dicemmo che costituiva una bellissima sorpresa, di “Let The Demon Rock’n’Roll” (2005) parlammo come di una uscita in grado di confermare la loro classe sopraffina mentre “Another Paradise” (2009) fu – almeno a nostro giudizio – uno dei top album di quell’anno. L’operazione di ristampa offre certamente l’occasione di riscoprire, anche in rapida successione, tre ottimi lavori, ma rappresenta anche una sorta di riappacificazione con una storia inizialmente tortuosa, fatta di label fallite (MTM Music) e cambi di formazione che coinvolsero direttamente lo stesso Del Vecchio, nella nuova veste di cantante. Se anche i singoli brani non rappresentano né una novità né tantomeno un vero best of, la riproposizione di tre album in forma coordinata aggiunge un peso congiunto, un senso importante di status e di conquista in grado di colorare positivamente l’ascolto.

Vi sono delle caratteristiche comuni che annullano la distanza temporale tra le diverse produzioni: oltre all’alta qualità di ciascuna, troviamo rimandi ispirati e senza tempo all’hard rock americano più classico (“Feeding The Fire”, “The Machine”), soluzioni corali e travolgenti (“Birth Of The Sun”, “Crime Of Passion” e “Dance Into The Fire”, quest’ultima con la batteria di Francesco Jovino sugli scudi), esplorazioni elettroniche perfette per farci perdere momentaneamente l’orientamento (“Mother Of Darkness”), sferzate decisamente più heavy (“Bloodsucker”, “Feel Like Burning”) ed un’attitudine sempre luminosa, caldamente inclusiva (“The Road We Walked On” e “A Deep Emotion” sono come un caldo abbraccio), di un’eleganza complice e italiana che rimane sempre a portata di mano. Una formula sempre votata al racconto intrigante (“Gates Of Hell”, “In My Eyes”) e talvolta di varietà fluida e spiazzante ma che, nel contesto più ampio della Trilogia e dell’ascolto impegnato, sembra assumere una nuova coerenza, uno spessore artistico che nel passare degli anni trova ulteriore conferma della sua robustezza, del suo eclettismo sostenibile e della sua non comune longevità. Anche le differenze contribuiscono naturalmente a rendere l’ascolto ed il confronto più interessanti: se ad esempio “Feeding The Fire” appare più diretto e incentrato sulla voce del bravo Bob Harris (“Whatever Comes”), “Let The Demon Rock’n’Roll” apre con maggiore generosità agli intermezzi strumentali – concedendosi qualche calo di ritmo e/o intensità qua e là – mentre con il successivo “Another Paradise” si assiste ad uno sviluppo orchestrale spesso in sintonia con le trame tipiche del prog. Benchè il cantato di Del Vecchio non possieda la stessa forza comunicativa espressa da Harris, la sua è una performance di servizio funzionale al nuovo corso, che vede un’impostazione più corale, arrangiamenti ricercati ed una maggiore articolazione delle strutture: dall’opener “Distant Voices” alla trascinante “Lonely”, dalla perfezione AOR di “I Won’t Call You” alla cover appassionata di “What A Feeling”, passando per una “Against The Wall” che mi ha ricordato i migliori Queensryche, la pelle degli Edge Of Forever cambia davanti ai nostri occhi, alla ricerca di una complessità – sempre accessibile, raramente fine a se stessa – che è anche consapevolezza dei propri mezzi e di quanto il pubblico si aspetta dal gruppo.

Per quanto riguarda le bonus track a corredo di questa uscita, si tratta di tre brani di qualità ed in linea con quanto di buono già proposto all’interno di ciascun album: “Snake Eyes” è un lento avvolgente e crepuscolare tra Marillion e Survivor, “Devil In You” è una piccola chicca in salsa blues mentre “She’s The Star I Had Inside” è un delicato episodio acustico che quasi quasi fa venire voglia di rispolverare quel vecchio disco dei Mr. Big. “The Days Of Future Past” è una raccolta che ha senso, perché utilizza il suo formato ingrassato e semi-celebrativo per dare nuova vita a tre album che non solo suonano ancora attualissimi e godevoli, ma che forse – complice il troppo in cui tutto annacqua – non hanno ottenuto per intero il riconoscimento che avrebbero meritato. E’ un po’ come rivedere un bel film, pur sapendo già come andrà a finire: in questo caso avremo più tempo per godere del dettaglio, soffermarci sul particolare e mettere progressivamente a fuoco un’immagine ed un progetto composto da tre parti, qui realizzate nell’arco di cinque anni e sull’onda di un palpabile entusiasmo. Lungi dal rappresentare un lavoro supponente o autoreferenziale, questa è una di quelle operazioni nelle quali tutti vincono: mentre gli Edge Of Forever potranno aprirsi nuove porte e raggiungere il pubblico di una nuova generazione, gli appassionati del classico rivisitato si porteranno a casa tre ottimi Compact Disc a meno di sei euro l’uno. Non so a voi, ma a me sembra decisamente un affare.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: FEEDING THE FIRE (2004): 01. Feeding The Fire 02. Birth Of The Sun 03. Prisoner fat. Jeff Scott Soto 04. Whatever Comes 05. Mother Of Darkness 06. Bloodsucker 07. The Road We Walked On 08. Dance Into The Fire 09. Gates Of Hell 10. I Won't Be A Fool No More 11. Snake Eyes (Bonus Track) LET THE DEMON ROCK 'N' ROLL (2005): 01. The Machine 02. Shade Of November 03. One Last Surrender 04. Crime Of Passion 05. Let The Demon Rock 'N' Roll 06. A Deep Emotion 07. Feel Like Burning 08. Mouth Of Madness 09. In My Eyes 10. Edge Of Forever 11. Devil In You (Bonus Track) ANOTHER PARADISE (2009): 01. Distant Voices 02. Another Paradise 03. Lonely 04. Edge Of Life 05. I Won’t Call You 06. My Revenge 07. What I’ve Never Seen 08. What A Feeling 09. Eye Of The Storm 10. Against The Wall 11. She's The Star I Had Inside (Bonus Track)
Sito Web: edgeofforever.it

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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