Metallus.it

Eclipse – Recensione: Monumentum

Realtà tra le più solide emerse dalla fertile scena svedese negli anni passati, gli Eclipse proseguono con la loro proposta musicale, diretta ma al tempo stesso perfettamente riconoscibile nel suo porsi al crocevia tra melodic rock e class metal. Chi ancora non li conoscesse (vergogna!) potrebbe immaginarli come la versione moderna di band come Hardline e Talisman, graziata da un senso della melodia e da una spruzzata di malinconia tipicamente scandinavi. Un guitar riffing potente ed aggressivo, la voce abrasiva di Erik Mårtensson, perfetto interprete di melodie cui fa da contrappunto il possente drumming di Philip Crusner: ricetta semplice ma efficace, sostenuta da un songwriting di primissimo livello. Gli Eclipse non riescono, forse, a replicare l’intensità del monumentale “Armageddonize”, ma si tratta di un dettaglio nel contesto di una collezione di brani quasi sempre perfetti.

La partenza centra subito il bersaglio e ci ricorda di che pasta è fatta la band, che prosegue con l’anthem “Never Look Back” e l’efficace uso dei cori, suggestivo e ruffiano in pari misura. “Killing Me” è una gustosa variazione rispetto alla direzione del band, che qui segue sentieri più malinconici e sfumati, pur mentenendo un approccio diretto che diventa irresistibile nel chorus. L’album procede come un treno con “The Downfall Of Eden” e il senso di urgenza che permea pezzi come “Jaded” e “Born To Lead”. Fa centro pure le power ballad “Hurt”, con la sua vaga reminiscenza dei grandi Gotthard, e per motivi opposti conquista pure l’inattesa decisione di affidare la chiusura alla ruvida “Black Rain”. C’è qualche filler concentrato ahimé nella seconda metà della scaletta, ma in generale pur senza aggiungere nulla di nuovo, gli Eclipse si confermano su livelli decisamente alti. Una sicurezza.

Exit mobile version