Earthshaker Festival / Manowar Fan Convention: Live Report (22 Luglio)

Venerdì 22 luglio il festival di Geiselwind inizia con la sfilata di band decisamente più conosciute rispetto al giorno d’apertura. Primo act della giornata sono i tedeschi Symphorce, che sfoggiano una buona amalgama di power melodico che colpisce positivamente gli spettatori del Mega Stage all’aperto del festival. Il set corto del gruppo tedesco viene subito seguito dallo show più intenso e gradito degli italiani Graveworm, con il loro black metal decisamente melodico ed epico.

Stefan Fiori, il singer, indossa una maglietta della nazionale italiana di calcio e da contraltare a questa impostazione nazionalista parla al pubblico direttamente in tedesco.

I fan della band aspettavano decisamente lo show della prima band estrema del bill e la risposta infatti è notevole. Il concerto dei nostri si chiude con una cover cantata in growl di ‘Fear Of The Dark’ degli Iron Maiden, che lascia molte perplessità ma risulta graditissima al pubblico.

Il combo successivo, i tedeschi Evidence One, convincono pienamente con un hard rock molto vivace e “fisico”, che non manca di scatenare gli amanti del genere, metre lascia in parte indifferenti le frange più estreme degli astanti.

La song di melodic metal dei nostri sono ben supportate, nei cori, dal bassista Thomas Bauer (vera macchina da guerra, sempre in azione per rendere più vivace lo show) e dal chitarrista Robby Boebel; altro punto di forza del gruppo, che viene a chiudere il cerchio delle linee vocali è il singer Carsten Schulz (anche cantante dei bravissimi Domain), che si dimostra a suo agio ad esibirsi con questo gruppo. I momenti migliori dello show sono sen’zaltro legati all’esecuzione dei pezzi tratti dal secondo album della band, ossia ‘Tattooed Heart’.

E’ quindi ancora il momento di un gruppo italiani, gli Exilia, già visti al Gods Of Metal di Bologna. Anche in quest’occasione la band non sfigura ma a nostro avviso la loro prestazione risulta meno incisiva rispetto a quella delle band che hanno sino a quel momento suonato.

La miscela di nu-metal degli Exilia appare più che mai “sottile” e poco incline all’esibizione live e pochi presenti sembrano incuriositi per questo show un po’ al di fuori delle righe rispetto al mood del festival.

Con gli Die Apokalyptischen Reiter arriva una folata di follia nel festival tedesco, con Eumel (cantante e chitarrista) e gli altri membri del gruppo che sparano sul pubblico una misclea indefinibile di metal classico, estremo, folk ed altro ancora; lo show comunque finisce presto e non lascia molti ricordi indelebili.

Alle 16,30 circa tornano sul palco i giapponesi Loudness; tutti sono speranzosi sul fatto che l’esibizione orrenda della serata precedente verrà ribaltata da un’ottimo concerto sul Mega Stage. In realtà il “tiro” del concerto rimane lo stesso, incentrato su brani recenti ed orribili, a metà strada fra un thrash metal composto male ed un hard rock modernista semplicemente ributtante. L’unico appunto che si può fare sulla doppia uscita della storica band asiatica è che il premio come peggior band del festival può essere assegnato senza dubbio a loro.

Subito dopo arrivano sul Mega Stage i beniamini tedeschi Grave Digger e sull’onda dell’ultimo album prodotto iniziano lo show proprio con il cadenzato ‘The Last Supper’.

Sin dai primi momenti sembra che Chris (il singer) e gli altri stiano suonando per “timbrare il cartellino”, insomma senza troppo verve e carica emotiva, ma i brani della band sono divertenti e appassionano comunque. In una sessione lunga di classici che pescano soprattutto dalla triade epica dei nostri si susseguono ‘Dark Of The sun’, Excalibur’, Knights Of The Cross’ (che come sempre scatena il pubblico) ed altri brani ancora. La conclusione, come vuole la tradizione della band, viene dedicata a ‘Rebellion’ (cantata in coro da tutti) ed al classico ‘Heavy Metal Breakdown’.

Salendo lungo la scaletta del bill si inizia ad entrare nella fascia più “calda” della giornata e l’uscita sullo stage dei finlandesi Children Of Bodom, accolti da un boato di approvazione, sottolinea che i momenti clou della giornata stanno per iniziare.

Alex Lahio (cantante-chitarrista) e compagni offrono al pubblico una prestazione decisamente professionale e indiscutibile sebben sia presente nel loro live set un po’ troppo freddezza ed un approccio con i fan pressochè inesistente.

La miscela power-death-melodico dei nostri sembra però risultar quanto mai gradita e lo show si barcamena su tanti brani tratti soprattutto dagli ultimi album ‘Hate Crew Deathroll’ e ‘Follow The Reaper’.

Dopo l’efficacia e i taglienti riff della band svedese tocca al metal epico e sinfonico dei nostri connazionali Rhapsody.

I tecnici si prendono tutto il tempo necessario per montare una scenografia decisamente suggestiva, dominata da grandi archi, che riescono in parte a far rivivere l’atmosfera fantasy degli album dei nostri.

Dopo un po’ di attesa e mentre cala la sera, nella cornice migliore per questo show, comincia a scorrere un filmato con Christopher Lee che si scusa per non aver potuto presenziare l’evento del concerto dei Rhapsody e di quello dei Manowar. Subito dopo inizia lo sfavillio di emozioni che regala il live dei Rhapsody.

Mentre lo schermo presente sul palco continua a cambiare immagine il combo italiano snocciola una dietro l’altra tante song di sicuro impatto, unite ai lenti e ai brani orchestrali di più difficile esecuzione.

I brani più potenti e classicamente metal, dalla cavalcata ‘Wisdom Of The King’ alla sfuriata di ‘Dawn Of Victory’, per passare all’inno ‘Holy Thunderforce’ ed alla conclusiva ‘Emerald Sword’ vengono eseguite alla perfezione, con un singer, Fabio Lione, decisamente all’altezza dell’evento e una macchina-band ben oliata e preparata.

Altrettanto ottime risultano le esecuzioni dell’epica ‘Land Of Immortal’ e della cadenzata ‘The March Of The Swordmaster’, che coinvolgono il pubblico e ci regalano una band decisamente superiore, che riesce a coniugare alla perfezione il metal sinfonico, gli strumenti classici e l’energia del power metal.

I momenti più particolari del concerto avvengono con la proposta di pezzi come ‘Lamento Eroico’ e il lento ‘The Magic Of The Wizards Dream’, registrato, quest’ultimo, da Lione in copia con Christopher Lee alla voce.

In questo brano come in altri emerge il ruolo importantissimo di Alex Staropoli, che con le sue tastiere viene a coadiuvare l’apparato di pre-registrazioni necessarie allo show, senza dimenticare di citare gli ottimi duelli di assoli tastiere-chitarra che vedono il musicista impegnato con l’altro membro della band, Luca Turilli.

Da segnalare poi, nell’esecuzione dei lenti più folk del gruppo, anche l’intervento di Manuel Staropoli al flauto e di una voce femminile aggiuntiva, che donano maggior profondità al sound dei nostri, nonché gli ottimi stacchi, sempre fantasiosi e tecnicamente ineccepibili, del batterista Alex Holzwarth, che rappresentano un’arma importante nell’amalgama della band.

Complessivamente si può affermare che lo show dei Rhapsody è il concerto più riuscito, insieme a quello dei professionalissimi Nightwish, dell’intera giornata di venerdì, ed ha coinvolto gli astanti in un gioco multicolore di musica, immagini e suggestioni fantasy veramente ben realizzate ed offerte.

Prima dell’esibizione dei Rhapsody nell’Event Stage aprivano i battenti gli hard rocker Machine Men, divertenti ma nulla più… o meglio… nulla in confronto alla carica dei danesi Force Of Evil, band di metallo classico e maligno capeggiata dai chitarristi dei Mercyful Fate Michael Denner e Hank Shermann. L’impatto di nostri è, come si diceva, veramente possente e coinvolgente, sebbene il numero degli spettatori sia in questo frangente abbastanza esiguo, visto che la massa sta aspettando di fronte al Mega Stage i Nightwish.

Il singer biondocrinito Martin Steene conduce gli astanti in viaggio fra le track dei Force Of Evil, dalle arrembanti e moderne ‘Death Comes Crawling’ e ‘Back To Hell’ alla cavalcata ‘Hell On Earth’. Il bassista Al Patino, altra vecchia conoscenza della band madre danese), si muove come un ossesso sul palco e risulta il musicista che riesce a trasmettere più energia, ma nel complesso la performance nei nostri risulta più che positiva.

La coda delle esibizioni all’Event Stage si chiude con la noisa performance dei Mercenary, l’ottimo concerto dei Dragonlord (che presentano anche il loro nuovo album) e la discreta esibizione dei Cage in tarda notte, ma il momento clou finale della seconda girnata del festival avviene di fronte al Mega Stage verso le 23,30, con l’esibizione degli attesissimi Nightwish.

I finlandesi non tradiscono le aspettative e inondano la folla di metaller con il loro sound melodico, condito da giochi di luci stravaganti, nonché dagli abiti tinta pesca della singer Tarja Turunen, che si abbinano al suo microfono, anch’esso totalmente giallino.

Se molto spazio del set dei nostri viene dedicato all’ultimo fortunatissimo album ‘One’ non vengono dimenticati i vecchi classici e si viene investiti da un gioco piroettante di emozioni che sfoggia una dopo l’altra canzoni ottime come ‘Nemo’, ‘Mother Gaia’ o la stupenda ‘Wishmaster’. Determinanti per la resa dello show sono in questa occasione non solo i gorgheggi di Tarja ma anche le parti di tastiera di Tuomas Holopainen, che diventano fondamentali nell’esecuzione di ‘Wish I Had an Angel’, colma di divagazioni elettroniche.

Dopo l’abbuffata di grandi band di venerdì rimane ormai solo la giornata di sabato che presenta le maggior aspettative del pubblico.

Foto di Leonardo Cammi e Federica Lunghi

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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