Spiritual Beggars – Recensione: Earth Blues

Dopo il mezzo passo falso di “Return To Zero”, ritornano sulle scene gli Spiritual Beggars, band capeggiata da Michael Amott (già con Carcass e Arch Enemy).

“Earth Blues” inizia da subito con una serie di riff killer (su tutti quello dell’opener “Wise As A Serpent” e di “Sweet Magic Pain”), uniti ad atmosfere ora psichedeliche, ora più incalzanti. Insomma, si può del tutto dire che, anche in questa ultima release, la band svedese preferisca concentrarsi su ritmiche potenti, assoli al fulmicotone e scambi di virtuosismi, soprattutto tra chitarra e tastiere, in un rincorrersi che ricorda i Deep Purple degli anni migliori.

Ma, in effetti questo far rivivere le atmosfere tipiche degli anni ’70 dei Black Sabbath, Deep Purple, Rainbow, Uriah Heep e chi più ne ha, più ne metta, fa da sempre parte del Dna di Amott e soci. In più (e per fortuna) i musicisti coinvolti nel progetto sono di indiscusso livello (Sharlee D’Angelo al basso, Per Wiberg alle tastiere, Ludwig Witt dietro le pelli e Apollo Papathanasio alla voce) e quindi il risultato non è una semplice imitazione delle band sopradette. Per fortuna gli Spiritual Beggars riescono a tessere trame a volte complicate, a volte esaltanti, a volte semplicemente cangianti, con melodie toste e soffuse nell’arco della stessa canzone. L’unica “pecca” facilmente rilevabile è, in sostanza, la performance di Papathanasio che, spesso, ricalca lo stile del compianto Dio, ma questi sono dettagli.

Perchè, in sostanza, questo “Earth Blues” è di sicuro un nuovo passo avanti rispetto al precedente studio album, ma, purtroppo, non si può piazzare al fianco di capolavori come “Demons” (del 2005) o i meno recenti “Mantra III” e “Ad Astra”, pur contenendo momenti, a tratti, esaltanti come la semiballad “Dreamer” (reinterpretazione di un classico di Jared Zaremba), la conseguente e progressiva “Too Old To Die Young”, “One Man’s Curse”, l’adrenalinica “Freedom Song”, la già sopracitata “Sweet Magic Pain” o l’ intimista e quasi progressive “Hello Sorrow”.

Insomma, l’album cammina, si lascia ascoltare piacevolmente, ma non lascia del tutto il segno. Che la band di Amott e soci si trovi in una fase discendente della loro carriera dove il citazionismo spinto, ormai, la fa fin troppo da pardone? Staremo a vedere…

Voto recensore
6,5
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2013

Tracklist:

01. Wise As A Serpent

02. Turn The Tide

03. Sweet Magic Pain

04. Hello Sorrow

05. One Man’s Curse

06. Dreamer

07. Too Old To Die Young

08. Kingmaker

09. Road To Madness

10. Dead End Town

11. Freedom Song

12. Legend Collapse


Sito Web: www.spiritualbeggars.com

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