Ea – Recensione: Ea

I russi Ea (da non confondere con l’omonima band drone dalla Polonia) non sono certo qui per ribaltare i canoni di un genere come il funeral doom, un panorama che già per sua natura elude una particolare creatività o variazioni di stile. Ma dietro l’immutabilità di fondo, si cela una band con le idee chiare, dotata di una vena compositiva comunque dinamica, per quanto tali funeree dilatazioni ritmiche possano consentirlo.

Il quarto studio album in sei anni di attività, intitolato semplicemente con il nome della band, si concentra di nuovo sulla mitologia sumera e babilonese, un panorama lirico di carattere storico e religioso reso ancora più interessante dal fatto che il gruppo usa nei propri testi un linguaggio arcaico parlato secoli fa in Mesopotamia, oggi ovviamente scomparso e ricostruito dalla ricerca archeologica.

La sola traccia che compone l’album (altra scelta degna di nota) è un lunga suite di circa 48 minuti, divisa in più movimenti, ove i nostri non fanno mai mancare ricercatezza e melodia. Le estreme dilatazioni delle chitarre e le growling vocals sofferte e protratte, non sfuggono ad alcune accelerazioni e a letterali esplosioni di rabbia, le quali sono regolarmente mitigate da un ottimo uso delle tastiere (che potremmo anche definire orecchiabili, per quanto azzardato), che risvegliano un certo gusto seventies. In alcuni punti si nota come la band abbia fatto propria la lezione impartita dai primi sforzi dei My Dying Bride, senza però fallare in termini di personalità. Ecco dunque aleggiare sul lavoro una natura gotica, giocata sui lievi innesti sinfonici, i cori operistici e le voci femminili. Una soluzione che palesa la doppia natura di questo “Ea”, introspettivo e lacrimevole da un lato, elegante dall’altro.

Voto recensore
7
Etichetta: Solitude Productions

Anno: 2012

Tracklist:

01. Ea 47:38


Sito Web: www.myspace.com/eafuneraldoommetal

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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