Dying Wish + The Silence Between Us + Outmayr + Gravery: Live Report della data di Paderno Dugnano

Uno Slaughter Club praticamente vuoto ci accoglie per la prima e unica data degli astri nascenti americani Dying Wish, portabandiera in questo momento della scena hardcore mondiale grazie a un fantastico “Symptoms Of Survival”, uscito a fine 2023. Un peccato per i tanti assenti, anche perché presumibilmente nel futuro prossimo non sarà facile poter assistere a un loro concerto in modo così intimo. In supporto un tris di band tricolore con il difficile compito di suonare in un posto mediamente grande senza pubblico. 

GRAVERY + OUTMAYR + THE SILENCE BETWEEN US

Ingloberò le tre performance in un unico blocco non per cattiveria, ma perché con mezz’ora a testa sarebbe alquanto complicato riempire un paragrafo per ognuna di loro. Una menzione particolare va agli Sherman’s Tree e al loro forfait dell’ultimo minuto, peccato sarà per la prossima volta.

Andiamo poi a parlare dei Gravery, che hanno il difficile compito di battezzare il palco, ma sono anche la band con i suoni più affini ai Dying Wish. Capitanati dallo storico Luca “Pigro” De Simone, riescono senza alcun problema a farsi notare per tempra e carattere sullo stage, ovviamente trascinati dal loro cantante. Canzoni come “Hell and Voices” o “Hate Is Now The Answer” riescono in brevissimo tempo a richiamare tutti i presenti a darsi i primi spintoni. Anche i suoni sono puliti, con gli strumenti equilibrati e comprensibili. Ottimo inizio di serata!

A seguire dalla riviera romagnola gli Outmayr, che propongono un genere molto più incline al metalcore. Poco male, l’unica vera pecca (se così dobbiamo considerarla) è il fatto di essere in tre con la conseguenza che la seconda chitarra e il basso sono pre-registrati. Ma come si dice in questi casi, si fa di necessità virtù perché sul palco si muovono bene e Simone, vocalmente parlando, mette in scena una performance notevole! Ritmi cadenzati con un -core molto più contemporaneo di quello che è il genere in sé, portano a casa un concerto godibile e d’impatto, durante il quale viene suonato anche uno degli ultimi singoli, “Fight Fire With Fire”. 

L’ultimo gruppo ad esibirsi prima degli americani sono i veneti The Silence Between Us, che sono per il sottoscritto una vecchia conoscenza, in quanto li ho già potuti vedere un paio di anni fa in supporto agli Hour Of Penance a Verona (QUI il live report). In due anni di acqua ne è passata sotto i ponti e si nota fin da subito la confidenza che hanno preso con il palco, togliendosi di dosso un po’ di timidezza che li aveva contraddistinti al Factory. Infatti, oltre a richiamare, a vuoto purtroppo, i presenti sotto palco, riescono a confezionare un’ottima performance sia dal punto di vista strumentale che vocale. Rimangono sempre leggermente fuori luogo rispetto agli headliner, ma comunque sia la loro figura la fanno anche, grazie a un song-writing nel tempo migliorato con canzoni come “Stilla”, “Bones” o “Your Absence“. Da sottolineare l’ottima acustica che si trascina anche con i TSBU, ed ecco che anche loro possono considerarsi soddisfatti di quanto fatto allo Slaughter Club

DYING WISH

Puntuali salgono sul palco gli headliner con forti applausi e i pochi presenti pronti a darsele di santa ragione! Emma Boster prende subito in mano la situazione iniziando il concerto con la title track del loro ultimo disco, mettendo in luce le sue capacità sia vocali che di front-woman. Grazie anche all’aiuto del bassista Jon, che invita i presenti in circle pit vari ed eventuali, il concerto prosegue senza pause con sei brani dal secondo disco, con canzoni quali “Watch My Promise Die”, “Prey For Me” o l’acclamatissima “Lost In The Fall”, che è sicuramente uno dei singoli meglio riusciti della band. Durante questo brano Emma si può divertire tra scream e cantato pulito, anche questo aspetto promosso a pieni voti. Ai Dying Wish non sembra importare delle pochissime teste presenti (forse cinquanta? nda), portando avanti il loro set completo tra molti sorrisi della loro front-woman, evidentemente divertita, e un atteggiamento professionale dal resto dei componenti del gruppo. Anche con loro il sound-check è perfetto, con suoni bilanciati, effetti luce e fumo minimali ma funzionali, ed ecco che la prima data italiana degli americani può considerarsi superata a pieni voti. Non mancano ovviamente alcuni singoli dal loro primo disco, come “Cowards Feed, Cowards Bleed”, “Enemies In Red” o “Innate Thirst”. Concerto completo al cento per cento.
Ovvio che, come prassi di queste serate hardcore, la loro esibizione dura quaranta minuti: molto intensi, ma pur sempre di quaranta minuti si tratta. Non che mi aspettassi altro, anzi, ero molto più curioso di capire come sarebbero stati dal vivo, e devo dire che mi hanno convinto sotto ogni punto di vista. 

Peccato davvero per le pochissime persone, ma è comprensibile: il genere è un po’ di nicchia, i componenti della band sono ancora molto giovani, il live si tiene un lunedì lavorativo e con la coincidenza della partita della nazionale. Un mix che sicuramente ha influito in modo negativo sull’affluenza generale, ma ho come l’impressione che chi fosse stato interessato a venire e non ha voluto (o potuto) abbia davvero perso un’occasione d’oro per assistere ai Dying Wish sul trampolino di lancio, prima di vederli su palchi più grandi o tour più importanti.

Setlist:
01- Symptoms Of Survival
02- Watch My Promise Die
03- Starved
04- Enemies In Red
05- Prey For Me
06- Cowards Feeds, Cowards Bleed
07- Torn From Your Silhouette
08- Lost In The Fall
09- Innate Thirst
10- Tongues Of Lead
 

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