Duff McKagan – Recensione: It’s So Easy e altre bugie

Ricetta per l’uso: spegnete la TV, staccate internet, aprite il frigo e prendete una bella birra ghiacciata, mettete su un bel vinile, meglio se questo vinile è “Appetite For Destruction”, sedetevi comodi e immergetevi in “It’s So Easy e altre bugie”, l’autobiografia di Duff McKagan, che di certo non ha bisogno di presentazioni.

Ci sono molti modi di farsi rapire dalla musica e le pagine di “It’s So Easy” sono un esempio di come un tornado fitto di pagine possano conquistare fin dalle prime righe il lettore, trasportandolo in un’epoca in cui non c’erano cellulari, le date si organizzavano con il passaparola, le sale prove erano scantinati improvvisati e polverosi e il tour bus non erano altro che una sequela infinita di autostop su mezzi non sempre adeguati e con autisti alquanto opinabili, ma che a loro modo sono protagonisti di queste pagine.

Non siamo di fronte ad una comune autobiografia in cui l’autore tesse le lodi di se stesso, incensandosi e facendo l’elenco di trofei, ma la trama non è altri che la storia di un viaggio iniziato con tanta passione, poche aspettative, tanti intoppi ed una serie di tappe che hanno dato il via ad un susseguirsi di aneddoti, storie di band – blasonate e meno – che si intrecciano fra di loro, ma soprattutto è il racconto di una persona che con e grazie alla musica è riuscita, tra cadute e tante rinascite, a conservarsi e a reinventarsi, passando da uno strumento all’altro per scoprire l’amore per il basso.

Di risate se ne fanno tante, perchè Duff con carisma e ironia riesce a dare colore alle mille vite vissute, così come i colpi di scena e gli incontri più o meno fortuiti e casuali che hanno poi messo le fondamenta al progetto Guns N’ Roses.

Ma una rock star che si rispetti non può non essere passata dal buon sesso, droga & rock n’ roll e Duff non è stato da meno. Di eccessi ce ne sono tanti, a partire dall’alcol compagno indiscusso di serate buie e che quasi lo ha ucciso, così come le droghe sintetiche che purtroppo hanno fermato il tempo di molte persone, ma anche di molti amici dell’autore che per ogni anno che passa sembra ricordare le persone che sono rimaste, per non dire sopravvissute.

Ma in questo libro si narra anche di un percorso di liberazione e redenzione, ancore di salvezza che hanno permesso all’autore di affrontare i propri demoni e ad uscirne con non poca fatica, ma comunque a testa alta e da vincitore.

Il viaggio personale di Duff si intreccia inevitabilmente con quello dei compagni di avventure, e così attraverso questo libro di ricordi ci si cala nella storia dei Guns, con le intemperanze e manie di protagonismo di Axl, la testardaggine spregiudicata di Slash e l’amicizia con i numerosi ex componenti che in qualche modo hanno segnato la vita professionale ed umana dell’autore.

Quando ho iniziato a leggere questo libro mi aspettavo di leggere storie che ricalcassero un po’ The Dirt o, giusto per omaggiare un po’ di punk tanto caro all’artista, “NOFX. Una vasca per cesso e altre storie”, ma invece mi sono ritrovata in una versione edulcorata, e a tratti estremamente malinconica ed empatica, de “La sottile linea bianca” del compianto e supremo Lemmy Kilmister.

L’autobiografia, proposta con una nuova traduzione più accurata rispetto alla precedente, è quindi non solamente un viaggio musicale, ma anche e soprattutto umano. Chi si aspettava il Duff con i suoi eccessi ne rimarrà soddisfatto in parte, ma verrà ampiamente ripagato dallo scoprire la persona che si cela dietro al musicista.

Etichetta: Il Castello/Chinaski Edizioni

Anno: 2024


Sito Web: https://duffonline.com

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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