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Drakkar – Recensione: Chaos Lord

Classicissimi, solidi come una roccia ed estremamente efficaci nell’abbinamento tra potenza e melodia. Una descrizione che calza alla perfezione quando si parla dei veterani del power metal italico Drakkar, ormai attivi da oltre 25 anni e che con “Chaos Lord” mettono sul piatto una qualità che li pone senza esitazione tra le migliori band di genere in circolazione al momento. Un valore assoluto che è il risultato dell’impegno messo nel lavoro in primis dal leader Dario Beretta, che ha portato la band a rifinire la proposta senza mai allontanarsi dalla “regola” imposta dallo stile prescelto, ma arrivando a costruire una formula davvero accattivante e supportata da un costante miglioramento dal lato tecnico/strumentale.

L’album è infatti una vera manna per gli appassionati del genere: ricco di cori cantabili, riff granitici e ritmiche martellanti, ma anche della consueta melodia, sempre inserita con il dovuto equilibrio e mai troppo mielosa. Siamo fortunatamente lontanissimi dai ritornelli pop oriented che tanto vanno di moda negli ultimi anni e il riferimento rimane il classico metal anni ottanta/novanta. Se si cercano richiami più precisi è facile individuarli nei vari Gamma Ray, Hammerfall, Running Wild, Grave Digger, ma anche Manowar, Iron Maiden, Accept, etc… attenzione però, i Drakkar sono lontanissimi dallo scopiazzare, perché tutte queste influenze vengono ben metabolizzate e rimescolate in chiave certamente non completamente originale, ma comunque personale e sempre arricchita da un buon numero di variazioni. Un approccio verace e onesto che contribuisce in modo determinante alla buona riuscita delle singole canzoni.

E qui davvero ci sono poche critiche da muovere. Se si prende per buono lo schema di base, il resto è in discesa. “Lord Of A Dying Race” è una corroborante mazzata di teutonic metal infiltrato dal gusto melodico tipico del power nostrano. Interessante qui, come in tutto l’album l’uso delle tastiere per aggiungere rifiniture armoniche sempre piuttosto limitate, ma piazzate con ottimo gusto. “Horns Up” è un vero inno, ben supportato da un riffing deciso e da passaggi melodici azzeccati. La title track è un esempio eccellente di epic power metal dal consueto incedere marziale e dal perfetto refrain cantabile. Trascinante e potentissima è invece “Firebird”:un violentissimo power metal che in certi arrangiamenti e passaggi strumentali tradisce qualche rimando più classicamente seventies davvero ben inserito nel contesto. Il vero pregio è però che nessuno dei brani appare “di troppo” e si arriva a fine scaletta tutto d’un fiato (e vi assicuro che per chi ascolta decine di album nuovi al mese è esperienza piuttosto rara). Si può quindi parlare di obiettivo centrato appieno, per quello che al momento è senza dubbio il miglior album di classic power metal uscito nel 2021. Complimenti.

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