Melodie, ritmo e orchestrazioni: è certamente apprezzabile la volontà dei finlandesi Dragonknight, band al debutto, di definire in parole semplici il proprio power metal. Ispirato da Blind Guardian, Helloween, Sabaton, Gloryhammer e Twilight Force, il quintetto nordico è purtroppo avvolto nel mistero, con tutti i componenti nascosti da maschere che ne coprono interamente il viso e l’unico nome noto quello del cantante Mikael Salo (Finnish Rhapsody, Night People e Visions And Dreams). Rassicurati dalle parole di Scarlet Records, che ci parla comunque di “stagionati veterani” della scena metal, diciamo che l’invito a non perdere tempo con la biografia – per dedicarsi subito all’ascolto del disco – è abbastanza perentorio. Lungo cinquanta minuti, “Legions” non fa certo dell’originalità il suo punto di forza, come la stessa copertina disegnata da Tommi Aaltonen sembra suggerire: se altrettanto scontata è la presenza di un’introduzione orchestrale (per la verità articolata e trascinante al punto da ricordarmi il lavoro di John Powell sul primo e bellissimo “Dragon Trainer” del 2010), va comunque riconosciuto il buon impatto di “The Legions Of Immortal Dragonlords”, capace di preservare tutto il potere evocativo dell’introduzione aggiungendo cori ben strutturati, incedere brillante e – sospiro – un drumming monocorde e completamente privo di accenti che spesso accompagna il genere. L’impressione è comunque quella di un impianto solido ed interamente votato alla costruzione d’insieme: da questo punto di vista appare comprensibile la volontà di non soffermarsi sui trascorsi dei singoli componenti del quintetto, tanto corale ed avvolgente – al netto di qualche buonissimo assolo di chitarra – è la loro espressione.
La scelta stilistica appare coerente con la natura della proposta e permette di valutare “Legions” dal punto di vista della sua freschezza, della sua produzione e del suo puro fattore di intrattenimento, compiti nei quali il disco finlandese rivela un’incontrovertibile competenza: grazie soprattutto all’ampiezza della sua scena sonora (“The Imperator”) ed alla prova immacolata del suo bravo cantante (che nella bella “Dead Kings In The Grave” mi ha ricordato Tony Kakko ed i suoi Sonata Arctica), il disco scorre che è un piacere, trovando i suoi migliori sussulti nei momenti musicalmente più densi e – per contrasto – in quelli più rari nei quali è possibile soffermarsi sulla purezza dei suoi suoni e le perfette geometrie che esso è in grado di creare. In questo quadro arlecchinesco, nel quale ovviamente non poteva mancare un accenno all’immaginario dei pirati (“Pirates, Bloody Pirates!”), non va quindi ricercata l’originalità… quanto piuttosto la capacità di intrattenere per quasi un’ora con una freschezza esecutiva che permette all’album di rimanere tranquillamente a galla ed offrire uno svago da piscina che di brutto e colpevole non possiede proprio nulla.
Certamente la presentazione scarna di questo lavoro non permette di valutarne lo storytelling, né di identificarsi con le storie dei suoi artefici, ma in giornate di panettoni e vacanze non è detto che questo sia per forza di cose un male. Al contrario, la decenza che rende perfino appetitosa la prevedibilità di queste tracce (“Defender Of Dragons” lo è a partire dal titolo) rende questo ascolto così privo di complicazioni ed incertezze che tornare tra i suoi solchi regala una forma di intrattenimento passivo ma di qualità, della quale i nostri cervelli hanno spesso bisogno ad inizio o fine giornata.
“Legions” è un disco di ottimo contorno, un ascolto del quale per una volta non mi sento di consigliare la versione in vinile perché sono il diametro ridotto e lo scintillare lucente del Compact Disc a sposarne meglio la natura veloce e moderna, priva di vibrazioni e di solchi. La bravura dei Dragonknight sta tutta nel fare in modo che, alla fine degli ascolti, questi non siano però percepiti come difetti o mancanze, ma parti di un’esperienza dai contorni identificabili e definiti che non deve evocare nulla di contrastato o complesso: la sua presentazione impeccabile, nobilitata da un cantato piacevole ed un songwriting che con le linee vocali gioca abilmente (“Storm Bringer”), ne fa un prodotto che per qualche motivo viene voglia di considerare per il potere magnetico del suo basso profilo, per una qualità delle orchestrazioni proposta con discrezione, per una natura che – in contrasto con i suoi racconti di estemporanea ispirazione epica e fantasy – appare in realtà timida, sfuggente e capace di insospettabile, delicata introspezione (“Astarte Rise” è davvero notevole). Partendo da premesse indiscutibilmente banali e derivative, “Legions” si ritrova a metà scaletta in una dimensione che ne mette tutti i difetti in secondo piano: fiducia e consapevolezza sembrano crescere brano dopo brano rivelando una trama più heavy ed ombrosa (“Sword Of The Northern Lights”), insieme alla solidità di un progetto che merita di essere invitato ad uscire dalla sua comfort zone, perché il potenziale per affrancarsi dai clichè ed esplorare nuovi territori c’è – un po’ a sorpresa – tutto.

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Etichetta: Scarlet Records Anno: 2025 Tracklist: 01. Ascendance - Through Sea and Fire 02. The Legions of Immortal Dragonlords 03. The Imperator 04. Pirates, Bloody Pirates! 05. Defender of Dragons 06. Storm Bringer 07. Astarte Rise 08. Dead Kings in the Grave 09. Sword of the Northern Lights 10. The Revelation 11. Return to Atlantis Sito Web: facebook.com/dragonknightband |
