Dordeduh: “Dar De Duh” – Intervista a Edmond Karban

I rumeni Dordeduh, composti dagli ex Negură Bunget Edmond Karban e Sol Faur, rappresentano una realtà artistica molto particolare, sia a livello musicale che concettuale. Il loro debutto “Dar De Duh”, lungamente atteso, ha confermato appieno le buone premesse tratteggiate sul mini d’esordio “Valea Omului” (2010), offrendo un immaginifico affresco spirituale, ricco di simbologie e allegorie. Ne parliamo col mastermind Edmond, che si è rivelato un interlocutore profondo e interessante tanto quanto la sua stessa musica.

Ciao Edmond, è un piacere poter cambiare qualche parola con te, in occasione della pubblicazione di “Dar De Duh”, avvenuta un paio di mesi or sono. L’attesa per questo vostro primo full-length è stata parecchio lunga. Cos’è successo dopo il valido Ep di debutto “Valea Omului”?

Ciao a tutti i lettori! Abbiamo avuto veramente un sacco di attività e impegni, non solo nel campo musicale, ma anche riguardo il lavoro giornaliero che ognuno di noi necessariamente porta avanti. Ma la quantità di tempo trascorsa fino alla pubblicazione di “Dar De Duh” è stata anche voluta, nella misura in cui pretendevamo un album che ci soddisfacesse al 100%. Abbiamo dunque investito molte energie affinché le cose procedessero meglio possibile. In questo senso gran parte del lavoro è stato assorbito dal mixaggio: abbiamo molti livelli e stratificazioni di suoni, e anche se sapevamo bene come e cosa volevamo ottenere dal mixer, non è stato sempre semplice conseguirlo. Alla fine possiamo però dirci soddisfatti del risultato, perché dal nostro punto di vista la perseveranza e l’impegno profusi sono stati ripagati dai risultati.

Ho fatto qualche ricerca relativamente al significato del vostro nome, Dordeduh, traducibile come “in cerca di/dello spirito”. Mi passi questa interpretazione? E in quanto a “Dar De Duh”, che significato ha?

Sì, la traduzione è corretta. Per quanto riguarda il titolo invece, la parola “dar” significa offerta/dono, perciò il titolo dell’album può essere reso come “un dono di spirito”.

Sebbene abbastanza banale e per questo non interamente corretta come deduzione, è tuttavia inevitabile tracciare un collegamento (sia sonoro che concettuale) fra “Om” (vostro ultimo lavoro coi Negură Bunget) e l’attuale progetto Dordeduh. Cosa ne pensate di questi inevitabili paragoni e accostamenti?

Onestamente preferirei non commentare e rispondere direttamente alla domanda, per evitare di dare adito a ogni possibile pettegolezzo e discussione di dubbia rilevanza artistica.

Certo, capisco le tue ragioni. L’uso della lingua rumena, laddove molto affascinante a livello sonoro, non rende sempre e complessivamente facile la comprensione dei vostri testi. Puoi dirci qualcosa di più in merito a essi?

Sì, forse non è semplice per tutti comprenderli, ma per noi è molto più naturale esprimerci nella nostra lingua madre. L’album tratta di diversi temi esoterici, collegati al principio del numero 7. In ogni cultura tradizionale e/o esoterica si possono trovare rappresentazioni e addirittura personificazioni numerologiche. Non abbiamo fatto altro che mettere insieme diverse idee, sotto il comune denominatore dell’astrologia, iniziando quindi con Saturno, come rappresentazione della giornata del sabato (saturday), perché la settimana in molte culture comincia proprio col sabato. Abbiamo quindi continuato col Sole, per la domenica, la Luna (lunedì), Marte, Mercurio, Giove e Venere, concludendo con un brano, “Dojana”, che rappresenta un ritorno a Saturno, chiudendo un cerchio/ciclo, e aprendone un altro. Per ogni giorno della settimana sono state scelte specifiche caratteristiche, che seguono le nostre necessità concettuali. Ho cercato di tracciare solo alcune linee generali, per approfondire le quali servirebbe lo spazio dell’intera intervista.

In sede di recensione ho avuto modo di sottolineare il profondo feeling spirituale che anima le vostre composizioni, quasi come un collegamento fisiologico fra l’uomo e lo spirito della terra. Vi ritenete in qualche modo pagani, eredi di un corpus tradizionale/folklorico, o preferite sviluppare individualmente il vostro personale sentiero di ricerca e crescita spirituale? Che ruolo gioca la musica in tutto questo?

Vedo me stesso e i miei colleghi come esseri umani. Questa parola, “pagani”, ha iniziato a includere molti significati, troppo flessibili e facilmente travisabili, come nel caso delle idee politiche. Non vedo la mia band come erede di una particolare tradizione, come non vedo il senso di tributare omaggio agli antenati di qualsiasi cultura, senza farsi carico anche dei loro errori, crimini, degenerazioni. Se una persona dovesse seriamente intraprendere un sentiero di elevazione individuale, credimi, non sventolerebbe nessuna bandiera di nessuna nazione, ma camminerebbe silenziosamente e pazientemente per la sua strada, pienamente consapevole che ognuno dovrebbe toccare questo mondo delicatamente, se capisci ciò che intendo.

Sì, è esattamente il genere di risposta che mi sarei aspettato da te, grazie! Veniamo ora alla musica, il sound dei Dordeduh ha ovvie radici nel black metal, anche se gli elementi folk giocano un ruolo altrettanto importante. Quali sono, in questo senso, i vostri artisti preferiti, gli album cardine della vostra crescita personale e artistica?

Tendenzialmente vedo il black metal più come un tipo di espressione/espressività, che come un genere da seguire, proprio come credo che ogni musicista debba cercare la sua personale strada espressiva, piuttosto che desiderare di ascriversi a qualche precisa corrente stilistica. Ma per rispondere alla tua domanda, credo che le band con cui da sempre sono più in risonanza siano gli Emperor (“In The Nightside Eclipse”), gli Enslaved, il Burzum di “Hvis Lyset Tar Oss”, e poi Ved Buens Ende, Dodheimsgard, Zyklon B, Thorns …

Avete prodotto un video per “Dojană”. Come si sono svolte le registrazioni e qual è stato il vostro ruolo, in quanto a scelte tecniche e direzione artistica?

Abbiamo girato col regista Costin Chioreanu, ed effettivamente si è rivelato più difficile portare tutto l’equipaggiamento e il materiale sul luogo di ripresa, che girare il video! La location naturale che vedete nel video è la magnifica cornice dei Monti Apuseni, in cima a una cresta dove un tempo sorgeva una fortezza dacia. Il luogo è famoso per essere teatro di molti strani avvenimenti, ma a parte il fatto che in quei giorni avevo la febbre molto alta, non è accaduto niente di anomalo. Per quanto riguarda il video, siamo partiti da mie idee e input, che ho esposto a Costin, lasciandogli carta bianca su come realizzarle tecnicamente.

“Dar De Duh” è un album ottimamente prodotto, e offre sonorità materiche, molto vaste e profonde. Dove l’avete registrato e prodotto?

Le registrazioni si sono svolte presso i Consonance Studios, nostri studi personali, successivamente l’album è stato mixato e masterizzato da me e Sol Faur.

Puoi presentare ai nostri lettori l’attuale line-up dei Dordeduh?

Certo: Sol si occupa delle chitarre in sede live, ma di molte alter cose in studio. Flavius al basso e backing vocals. Ovidiu batteria e  percussions. Gallalin alle tastiere, dulcimer, tulnic e backing vocals. Sergio Ponti alle percussioni e infine me stesso, Edmond, al microfono e chitarra nelle performance live, più molti altri strumenti in studio.

Come sono state le prime impressioni del pubblico e i responsi critici successivi alla pubblicazione di “Dar De Duh”?

Sono stati entrambi sorprendentemente buoni. Non avevamo particolari aspettative preventive, così abbiamo preso le cose come venivano, e finora è stato tutto molto positivo.

Oggigiorno la scena musicale, sopratutto non mainstream, fa molto affidamento sui nuovi media e sul web 2.0. Cosa ne pensate di questa tendenza, e come vi muovete in questo panorama tecno-culturale?

Cerchiamo di adattarci meglio che possiamo, senza cadere in compromessi che finirebbero per non rappresentarci più. E’ infatti molto facile perdersi nei social networks e infondere troppo della vita personale nell’immagine della band. Continuo infatti a credere che la nostra band debba rimanere su un livello più impersonale possibile, perché è certamente una bella cosa condividere ciò che succede nella vita con il proprio pubblico, ma al tempo stesso personalmente preferisco non spingermi troppo oltre, sotto questo punto di vista.

Successivamente alla pubblicazione dell’album, quali sono i vostri prossimi obiettivi? Avete in programma qualche passaggio live in Italia?

Per il momento ci prenderemo una piccola pausa, per concentrarci al meglio sul nostro secondo progetto, Sunset In The 12th House. Prevediamo di ultimare presto il primo album sotto questo nome, e non vediamo l’ora di poterlo rendere disponibile. Per quanto riguarda l’aspetto live, in quanto Dordeduh abbiamo già confermati un paio di festival estivi, e intendiamo programmare un tour europeo più esteso, nel quale speriamo sarà possibile toccare anche l’Italia.

Ok Edmond, questa era la mia ultima domanda, grazie per la pazienza e la disponibilità. A te lo spazio dei saluti.

Grazie a te per il tuo interesse e supporto. I miei migliori saluti a tutti voi!

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