Arch Enemy – Recensione: Doomsday Machine

Forse l’Apocalisse sarà questo: androidi impazziti al posto dei demoni (o magari Satana si vorrà avvalere lui stesso della tecnologia) a fare strage del genere umano e le legioni di angeli guidati da Gabriel che, al posto della tradizionale tromba celeste, suonerà una chitarra elettrica (il modello fatelo voi, così evitiamo di fare pubblicità occulta). Esagerato? Melodrammatico? Esaltante? O semplicemente possibile? Ipotesi pittoresche a parte, già dall’intro strumentale ‘Enter The Machine‘ e dalla dirompente e sinfonica ‘Nemesis‘, si capisce che la nuova release degli Arch Enemy, guidati da una prestazione stellare per varietà, ferocia ed espressività della singer Angela Gossow, ha il sapore della pietra miliare, quantomeno nella loro carriera. Vuoi perché si tratta di un vero e proprio concept basato su di un Armageddon, generato dalle macchine sfuggite al controllo degli uomini (se pensate alla saga di Terminator ed a paragoni con Skynet siete andati vicinissimi al punto), vuoi perché, dal punto di vista compositivo e stilistico gli Arch Enemy hanno ripescato molti elementi del periodo pre-Gossow, vale a dire ‘Stigmata‘ e ‘Burning Bridges‘ (ma si può aggiungere l’esordio ‘Black Earth’, se si ascolta la cupa e violentissima ‘My Apocalypse’), con tanto di parti melodiche ed assoli del ‘dinamico due’ formato dai fratelli Amott, di sapore heavy classico e quasi hard rock nella prima vera e propria track del disco ‘Taking Back My Soul‘, oppure nel break atmosferico e sognante dell’inquietante e violentissima (armonia del contrasto, il leitmotiv del disco) ‘My Apocalypse‘.

Non stiamo parlando, però, di un disco leggero ed eccessivamente melodico, come molti fan del quintetto internazionale staranno temendo: no signori! ‘Doomsday Machine‘ è un album violento, pesante e complesso nelle sue strutture, che fonde tutto quello che finora il five-piece guidato dall’affascinante singer tedesca ha fatto. Ritroverete l’inquietante e cupa atmosfera presente in ‘Anthems of Rebellion‘, nell’ascoltare un brano come ‘Carry The Cross‘, infarcito dei lead-solos melodici che si ritrovavano in ‘Burning Bridges‘. La furia di ‘Wages of Sin‘ con la complessità strutturale della sessione ritmica D’Angelo/Erlandsson (con quest’ultimo a incorniciare con il suo drumming fluido e ricco di varie soluzione una performance collettiva da Oscar) che può far ricordare alcuni episodi di ‘Stigmata‘.

Uno dei climax del disco si raggiungono, però, a metà (com’è teatralmente giusto che sia) con l’uno/due di ‘I Am Legend/Out For Blood‘ (ispirata al romanzo di Richard Matheson), con l’attacco sinfonico dei due ax-man supportati dai ‘reparti di cavalleria’ di Erlandsson e la voce di Angela, carica di una rabbia ed una potenza ‘meccanica’, fusa all’emotività ed alla passionalità umana (il concetto di cyborg), incarnati meravigliosamente dalle track ‘Hybrids Of Steel‘, dove la fusione è nelle sfaccettature del songwriting, ma anche in quelle degli stati d’animo, messi in luce dal quintetto anglo-tedesco-scandinavo.

Un disco che va dritto allo stomaco, certo, potente, melodico ed epico, ma che necessità di più di un ascolto, perché deve anche passare dal cervello, visti i molteplici aspetti evidenziati da quest’ultima fatica degli Arch Enemy. Quindi, non cadete in errore al primo ascolto pensando che si siano ammorbiditi (come fece qualche recensore all’uscita di ‘Burning Bridges‘) e dedicati al virtuosismo; date tempo a quest’architettura del Giorno del Giudizio di diramarsi nella vostra anima, per vederne l’esplosione in tutta la sua magniloquenza. Inoltre, dove potreste trovare una versione dell’Apocalisse, riscritta e recitata da Angela Gossow? Sulle note di ‘Mechanic God Creation’ vi consigliamo: Enjoy the Doomsday!

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2005

Tracklist:

01. Enter The Machine (Intro)
02. Taking Back My Soul
03. Nemesis
04. My Apocalypse
05. Carry The Cross
06. I Am Legend/Out For Blood
07. Skeleton Dance
08. Hybrids Of Steel
09. Mechanic God Creation
10. Machtkampf
11. Slaves Of Yesterday


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