Deris – Recensione: Done By Mirrors

Ci sono musicisti che sono sempre in grado di sorprendere, di piazzare quei colpi che ti fanno capire la vera differenza fra un “semplice” buon artigiano delle 7 note e un artista a tutto tondo. Mi sono perdutamente innamorato della voce di Andi Deris sin dall’uscita del suo primo disco con gli Helloween, il sottovalutato ‘Master Of The Rings’: quel feeling sovrumano, quell’intensità, quel suo timbro caldo e meraviglioso… tutte doti sempre più rare nello stereotipato panorama metal di oggi, e che contribuivano a fare di Andi, sin da allora, uno dei migliori cantanti della scena.

Eppure, nonostante ciò, non mi aspettavo granchè da questo ‘ Done By Mirrors’: al massimo una buona riproposizione, in chiave minore, del rock’n’roll dei suoi vecchi Pink Cream 69… e nulla di più; che questo.

Parlavamo di sorprese, però… ed ecco che già al primo ascolto di questo nuovo album dei Deris (sì, perché Andi ci tiene a puntualizzare che questa è una vera e propria band, anche se porta il suo nome), il vostro povero recensore si è ritrovato travolto, ironia della sorte, proprio dal feeling sovrumano, dall’intensità e dal calore che caratterizzano le composizioni di questo disco. Un perfetto gioco di specchi, quindi (proprio come suggerito dal titolo del CD) che permette di riversare nella musica della band tutta l’anima del suo carismatico leader. Ma attenzione… gioco di specchi, sì, ma qui per una volta non c’è proprio nessun trucco: è proprio la grande personalità che lo contraddistingue a fare di ‘Done By Mirrors’; un album mai banale, anche nei momenti musicalmente più scarni e semplici.

Già, momenti scarni e semplici… Questo dei Deris è infatti un disco che va a pescare nella quintessenzialità del suono rock, lasciando quindi totalmente da parte l’esuberanza power dell’Helloween-style: non lasciatevi ingannare dalla bella opener ‘Let Your Love Fry Free’ (il pezzo più metallico del platter), nè dalla seguente (e goliardica) ‘Dangerous’… ‘Done By Mirrors’ punta tutto sui tempi lenti, a tratti intrisi di una vaga vena psichedelica, di canzoni malinconiche come ‘The Best You Don’t Need To Pay For’, ‘ Free’, ‘Did It All For You’ o della conclusiva ‘Child Of My Fear’, per un sound che riesce ad essere cupo ed intimista senza però scadere nel depresso o nel depressivo (come anche dimostrano ‘ A Little Bit More Each Day’ e ‘Back Again’).

A contribuire alla riuscita di questo platter provvedono poi sia i bellissimi testi, ricchi di espressività e personalità, sia le prove individuali dei quattro musicisti (oltre ad Andi, il chitarrista Don Pupillo, il bassista Gisbert Royder, e il drummer Ralph Mason), capaci di una prestazione intelligente e piena di feeling.

‘Done By Mirror’… di sicuro non un capolavoro imprescindibile, o un disco che rivoluzionerà la storia del metal, ma in ogni caso un gran bell’album che, una volta di più, chiarisce definitivamente che le parole “Deris” e “banalità” non vanno assolutamente d’accordo. E se qualche irriducibile fanatico del cantato alla Kiske (anche lui grandissimo vocalist, per carità, ma si può dire lo stesso dei suoi 2000 cloni?) dovesse malignare che questa, e non il power degli Helloween, è la musica più adatta allo stile di Deris… Beh, lasciatelo dire: Andi ha già dimostrato tutta la sua grandezza proprio con le Zucche, e questo nuovo, grande, disco solista non è altro che la dimostrazione della bravura e dell’eclettismo di quello che è, dicevamo, un artista a tutto tondo. Complimenti Andi!

Voto recensore
8
Etichetta: Massacre/Self

Anno: 2000

Tracklist: Tracklist: Let Your Love Fly Free/Dangerous/The Best You Don’t Need To Pay For/Harvest/Free/Did It All For You/A Little Bit More Each Day/I Don’t Believe In The Good/Patient/Back Again/Child Of My Fear

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi