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Benedictum – Recensione: Dominion

I Benedictum della prorompente Veronica Freeman arrivano al terzo disco e, come spesso accade, cercano la svolta della maturità. “Dominion” si caratterizza infatti di un sound più moderno e articolato, che fa sempre riferimento all’american metal vecchio stampo, ma si concede occasionali sterzate verso il groove e le melodie trasversali della scena contemporanea.
Non per questo i Benedictum rinunciano a darci dentro, anzi. La forza propulsiva della base ritmica rimane di prim’ordine e le vocals ruvide della signora Freeman rimangono uno dei punti di forza. Di certo si perde per strada una parte dell’immediatezza che contraddistingueva le uscite precedenti, ma è anche vero che alla lunga il disco riesce a conquistare e molte delle canzoni rivelano la loro potenzialità solo dopo alcuni passaggi nello stereo.
Ci sono infatti ancora brani che poggiano su riff belli quadrati come “At The Gates” o “Dominion” , ma è vero che anche in questo caso l’uso delle tastiere e le inflessioni vocali strizzano l’occhio a qualcosa che sa più di anni novanta che di ottanta.
Si tratta probabilmente di un compromesso cercato con consapevolezza che porta infatti ad alcune song che stanno esattamente nel mezzo, come le cupe “Seer” e “The Shadowlands” o la violenta e deviante “Grind It” e che proprio per questo equilibrio risultano meno scontate e apprezzabili.
Curioso e un po’ estemporaneo un brano come “Bang”, classica anthem song carica di groove e riff saltellanti che sembra destinata a riscaldare le esibizioni dal vivo. Interessante la lunga e vagamente progressiva “Epsilon”, brano che mostra un lato dei Benedictum che ancora non avevamo potuto ascoltare. Non proprio riuscita invece la cover dei Rush (“Overture/The Temples of Syrinx”), ma qui il paragone con l’originale non è certo di quelli indulgenti.
L’ unico appunto che ci sentiamo di muovere è su una non del tutto convincete produzione che ci pare nel complesso un tantino carente di spinta, rispetto almeno al meglio dell’attualità.
Ciò non toglie che “Dominion” sia un album di ottima qualità e ispirazione che alla fine ascolterete più di altre uscite dall’appeal più immediato. Scommettiamo?

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