Dokken: Live Report della data di Reggio Emilia

A dispetto del un timore diffuso relativo a scarsi risultati di pubblico per il mini tour dei Dokken il Transilvania Live di Reggio Emilia si trasforma, in una serata di aprile, in un vero e proprio tempio di hard rock americano anni ’80.

Il locale si riempie ben presto mentre iniziano il loro show i Listeria, band locale di hard rock/hard’n’heavy, che purtroppo non si riesce ad apprezzare pienamente, a causa di suoni orrendi e di un volume oscenamente alto, che castra in toto quanto di buono la band sta eseguendo sul palco.

Nel marasma sonoro dei nostri si riesce a mala pena a distinguere la potente ‘Shadows’, la suadente ‘Delights’ e la classica ‘Emily’; a livello di cover i nostri si lanciano nelle versioni spaccatimpani di ‘Strong Arm Of The Law’ (Saxon) e di ‘Ace Of Spades’ (Motorhead), annunciando durante lo show l’imminente uscita del loro debut album.

In definitiva un discreto show per i Listeria, mutilato eccessivamente da suoni ai limiti dell’umano.

E’ quindi giunto il momento degli americani Dokken, che molti astanti, soprattutto quelli accalcati fra le prime file, attendono da tantissimi anni!

Il cambio palco procede con calma e tranquillità ma dopo circa mezzora il sipario si apre sulla formazione che negli anni ’80 ha saputo porsi fra i combo leader del proprio genere. Don Dokken (voce) e Mick Brown (batteria), membri originari della band, non essendo più di primo pelo, dimostrano sul viso e sul corpo gli evidenti risultati di anni passati alla ribalta ed alcuni eccessi di troppo (purtroppo Don non riesce sempre a mantenere la propria voce ai massimi livelli ma la sua esibizione è molto più che dignitosa).

Il concerto, per la felicità dei fan convenuti, è impostato unicamente sulle song dei primi album e viene eseguito, grazie al cielo, con suoni decisamente migliori! Inutile sottolineare l’euforia del pubblico e la risposta entusiasta (praticamente i presenti cantavano in coro tutti i ritornelli delle canzoni) di fronte all’esecuzione di classici come ‘Kiss Of Death’, ‘The Hunter’, Dream Warriors’ (che fa parte della colonna sonora del terzo ‘Nightmare’), ‘Into The Fire’ e ‘Unchain The Night’.

Giunti a questo punto Don annuncia che la band si esibirà in un brano estratto dall’ultimo album del gruppo, ossia ‘Hell To Pay’ (2004), che segna un deciso ritorno alle origini musicali della band; la risposta del pubblico non è eccezionale ma i nostri si fanno apprezzare anche in questo frangente.

Il concerto prosegue con una sentita versione di ‘Heaven Sent’ e con ‘Breaking The Chains’, una delle prime canzoni scritte dai Dokken, come precisa lo stesso Don, che aggiunge di averla composta in giovanissima età.

E’ quindi il turno della gioiosa ‘Just to Lucky’, che precede ‘Too High To Fly’; in questo frangente il chitarrista John Levin diventa protagonista sul palco eseguendo un lungo assolo. Molti fan della prima ora della band avrebbero scommesso che il concerto, senza George Lynch, sarebbe stato poca cosa, ma in realtà il buon John Levine esegue benissimo il proprio lavoro e non fa rimpiangere più di tanto l’illustre maestro delle sei corde.

Anche il bassista Barry Sparks si esibisce in un divertente assolo quando viene proposta ‘It’s Not Love’.

Il resto è storia, come conferma la risposta fortissima del pubblico su ‘Alone Again’ (richiesta espressamente da Don), in ‘Haeven Comes Down’ e nella finale, terremotante versione di ‘Tooth And Nail’, che fa esplodere di energia l’intero Transilvania. Il concerto si conclude con un bis inaspettato, che prevede l’esecuzione di ‘In My Dreams’. I quattro musicisti lasciano il palco fra gli applausi e le urla del pubblico che vorrebbe continuare a rivivere l’atmosfera anni ’80 ricreata questa sera da una band che può ancora offrire molto.

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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