Pestilence – Recensione: Doctrine

Dopo un disco deludente come “Resurrection Macabre” non era difficile fare di meglio. E per fortuna i Pestilence centrano l’obiettivo minimo e imprimono a “Doctrine” una marcia diversa rispetto al precedente lavoro.

Se infatti la direzione intrapresa non mostra grossi ripensamenti, con una violenza sonora maggiorata rispetto al passato e un’impostazione vocale aggressiva che non lascia spazio a troppe variazioni sul tema, pare che con questa nuova fatica i Pestilence abbiano almeno recuperato qualcosa in fase compositiva, tornando così a regalare ai fan del death metal più tecnico e strutturato una parte di quelle emozioni che album come “Spheres” e “Testimony Of The Ancient” sapevano comunicare.

Si intende subito dalla iniziale (dopo la solita inutile intro) “Amgod” che la violenza formale non strozza del tutto la ricerca di trasformazioni ritmiche e inserimenti tecnici di livello, con tanto di innesti simil-fusion. Uno schema che però tende a ripetersi in modo eccedente anche negli altri brani, lasciando l’impressione che le idee questa volta ci siano a sprazzi, ma ancora troppo poche per arrivare a coprire lo spazio di un intero disco.

Piacciono infatti particolarmente brani come “Dissolve”, “Absolution” e “Deception”, ma resta misterioso ad esempio il perché Mameli utilizzi vocals tanto brutali e sguaiate da risultare fastidiose e il perché di un sound così compresso da togliere espressività all’amalgama e riconoscibilità alle singole canzoni.

Lenta risalita, ma le cose belle di un tempo ancora appaiono lontane.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Mascot

Anno: 2011

Tracklist:

01. The Predication 02:00
02. Amgod 03:33
03. Doctrine 03:07
04. Salvation 03:39
05. Dissolve 03:39
06. Absolution 03:37
07. Sinister 03:57
08. Divinity 04:05
09. Deception 03:57
10. Malignant 3:49
11. Confusion 03:54


Sito Web: http://www.myspace.com/pestilenceofficial

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Enrico

    Onestamente penso che questo sia il peggior disco della loro carriera e che sia ancor peggio del disco precedente. Un disastro. Mi è dispiaciuto molto ascoltare questo scempio. Mameli lo peggiora ulteriormente con il suo assurdo modo di cantare… eppure sappiamo benissimo che è capace di fare molto meglio. Onestamente… questo disco sono soldi buttati via.

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