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The Cure – Recensione: Disintegration

“Disintegration” fu uno degli album di maggior successo dei Cure, ad esso seguì un tour mondiale di proporzioni faraoniche (registrare un sold-out allo stadio di Wembley non riesce mica a tutti…) e addirittura, udite, udite, arrivò al settimo posto della hit parade italiana, da sempre ostica alla musica alternativa e palude delle mediocrità. Da molti “Disintegration” è considerato il capitolo conclusivo di una ipotetica trilogia gotica cominciata agli inizi degli anni’80 con “Faith” e “Pornography”, poi tralasciata a favore di sonorità più accessibili culminate solo due anni prima con il pur ottimo “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”. Il pregio di “Disintegration”, che a nostro giudizio non si può comunque definire un album di goth rock in senso stretto, è quello di aver preso il meglio di quanto i Cure produssero nei primi dieci anni di attività, lasciandosi poi cullare dalla vena più intimista e poetica di Robert Smith.

Nell’opera della band c’è la darkwave, malinconica, struggente a tratti, ma in grado di lasciare passare numerosi spiragli di luce, mischiandosi a un gradevole pop tinto di grigio. Appunto, è presto per poter parlare di “brit-pop”, il cui successo commerciale esplose anni dopo, ma “Disintegration” diverrà comunque una fonte di influenza inesauribile per le generazioni inglesi a venire, che integrarono la fruibilità della musica a un panorama lirico vagamente dolce-amaro.

Brani come “Lullaby” e “Love Song” sono diventati tra i più celebri ed apprezzati della band in forza della loro dolcezza e a questi singoli dobbiamo poi accostare la malinconica “Pictures Of You”, leggermente più complessa e costruita sulla magnifica voce “trascinata” di Robert Smith. C’e spazio anche per la ricerca e l’introspezione con episodi lunghi, crepuscolari e dilatati nei suoni come la titletrack e soprattutto “The Same Deep Water As You”, parentesi noir dai tratti claustrofobici.

Secondo quei pazzerelloni di South Park “Disintegration” è “…l’album migliore di tutti i tempi…” (cercate l’episodio “Mecha-Streisand” per gustarvi un inedito Robert Smith nei panni del salvatore del mondo…) e noi non possiamo fare a meno di sottolineare la fondamentale importanza di questo disco, che tanto diede al panorama gotico e all’arte musicale.

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