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Sister – Recensione: Disguised Voltures

Sono passati due anni dall’uscita di “Hated”, il buon debutto della formazione svedese dei Sister che ai tempi ci aveva sorpreso positivamente e li aveva portati svariate volte a calcare i palchi italiani, sia da headliner che in veste di supporter di lusso per act rinomati come Wednesday 13 e Crashdiet. Ora li ritroviamo con un nuovo lavoro, “Disguised Vultures” che ha lo scopo di fare il punto della situazione sulla horror glam metal band e di farci capire se dietro il pesante make-up c’è anche della sostanza. Dopo ripetuti ascolti di queste dieci composizioni possiamo confermare quanto di buono si poteva già evincere dal primo singolo “Sick” uscito in anteprima qualche tempo fa. La formula a base di hard rock proveniente dal Sunset Strip infarcita da sonorità moderniste e accelerazioni punk rock è ormai ampiamente collaudata e il risultato è micidiale. Schegge impazzite come l’iniziale “My Enemy” e “Slay Yourself” sono il perfetto biglietto da visita per descrivere il trade mark sonoro dei Sister, mentre “Naked” è una ballad convincente in perfetta linea con quanto proposto fino ad ora.

Possiamo proprio affermare che i Sister sono ritornati con un album valido e potente, certo le influenze di gruppi come Wednesday 13 sono sempre presenti, ma sono comunque riusciti a costruirsi un’identità credibile e solida, rendendo il loro sound più personale e riconoscibile al primo ascolto e in un mercato inflazionato come quello attuale e abbastanza privo di originalità, questa non è cosa da poco. Welcome back Sister, “We Salute ‘Em”.

 

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