Chris Catena – Recensione: Discovery

Insieme a John Elefante, Chris Catena detiene il primato di uno dei nomi più buffi del panorama musicale rock a noi conosciuto. Sarà per questo che non è mai stato considerato, perlomeno dalle nostre parti, una stella di prima grandezza nel firmamento dei musicisti hard rock? Non ci è dato di saperlo. Ad ogni modo, il nuovo album di questo artista attivo ormai da oltre vent’anni, si presenta con un pedigree di tutto rispetto, grazie anche alla partecipazione di Bobby Kimball dei Toto e di musicisti come Pat Traves, Carmine Appice e Bruce Kulick, fino ad arrivare all’Orchestra Filarmonica di Roma e al sorprendente nome di Maurizio Solieri (sì, quello di Vasco, proprio lui). La storia narrata è un concept che parla di un viaggio spaziale e dell’incontro con un mondo di alieni bruttarelli ma custodi di una civiltà chiaramente pacifica (gli alieni in copertina portano sul petto il simbolo della pace), nel quale il protagonista trova una propria dimensione umana e spirituale; l’atmosfera idilliaca è naturalmente spezzata dal ritorno sulla Terra, che comunque non è poi così tragico come ci si potrebbe aspettare.

La storia del concept può risultare già sentita, e in effetti anche nell’album ci sono alcuni momenti in cui alcune sonorità, alcuni riff, sono talmente tanto attaccati allo stile classico dell’hard rock anni Ottanta da risultare già sentiti, per non dire addirittura stantii. Per fortuna si tratta solo di alcune parti, e nella maggior parte del tempo il disco risulta estremamente gradevole, magari non da ascoltare in fretta, ma da godersi poco per volta, assaporandone ogni nota un po’ come fanno i membri della civiltà aliena che tanto piace al protagonista dell’album. È vero, “Cosmic Girl” e “Hot Damn Mercy Man” sono, da questo punto di vista, i segni più emblematici del fatto che Chris Catena è ancora solidamente ancorato al passato e non si è distaccato per niente dal suo pianeta natale; “Resurrection” e “New Dimension”, da questo punto di vista, sono più all’avanguardia. I brani migliori risultano comunque essere “Freedom Bound”, che rende perfettamente l’idea di una fuga dal mondo con il suo ritmo esplosivo, “The Last Goodbye” ottimo esempio di lunga ballad in cui i cori rivestono un’importanza fondamentale, e anche “Forgive Me”, che rappresenta il momento dell’abbandono del mondo alieno (e della donna lì trovata) attraverso una strofa trattenuta e un ritornello in cui il protagonista grida tutti i suoi sentimenti con un feeling appassionato e straordinario. Il finale dell’album è incentrato su musiche da atmosfera sognante, come se il ritorno sulla Terra sia in realtà l’inizio del sogno e non il brusco ritorno alla realtà. Ascoltandolo a tarda sera, con lo sguardo fisso verso l’alto, questo disco può veramente portarvi in un’altra dimensione.

Voto recensore
7
Etichetta: Escape Music / Frontiers

Anno: 2008

Tracklist:

1- Theme From “Discovery”
2- Freedom Bound
3- The Chosen One
4- New Dimensions
5- The Flight
6- The Spacefreak King
7- The Last Goodbye
8- The Flight (Reprise)
9- Hot Damn Mercy Man
10- Resurrection
11- Cosmic Girl
12- Forgive Me
13- Open Letter
14- Memories
15- The Space
16- 1’45’’ To Mother Earth
17- Landing (All My Dreams Have Come True)
18- Back To Life Again
19- Comin’ Home


anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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