DGM – Recensione: Life

“Divisivi come solo i Grandi Meritano”, o “DGM” appunto. Perché, non ce ne vogliano i membri fondatori Diego Maurizio e Gianfranco, basta un giretto tra i commenti dei social per vedere come, quando si parla degli alfieri italiani del power progressive metal, si passi dal “fanno lo stesso disco da dieci anni” ad un più benevolo “ennesimo capolavoro” con disarmante facilità. Prendere o lasciare dunque, perché così in fondo è… la vita. E “Life” è appunto il titolo di questa nuova fatica discografica, un album con il quale la band con base romano/romagnola formata da Marco Basile (voce), Simone Mularoni (chitarra), Andrea Arcangeli (basso), Fabio Costantino (batteria) ed Emanuele Casali (tastiere) dichiara di voler spingersi oltre i confini del proprio passato alla ricerca di un approccio ed un’identità ancora più personali: compito non da poco, considerata la ricca discografia che li ha visti pubblicare dieci album in poco più di vent’anni di vita. Ed un proponimento interessante anche per la via che è stata individuata, che consiste nel concentrarsi maggiormente sulla qualità melodica dei brani che non in misura così preponderante su quegli aspetti tecnici che fanno suonare molto prog così freddo, uguale e distante. Che le cose stiano effettivamente così lo si intuisce dall’energia elettrica e diretta che si sprigiona dalle prime note di “Unravel The Sorrow”, un brano alla Europe (in versione moderna) i cui elementi di spicco non hanno bisogno di essere lentamente sorseggiati per essere compresi, e goduti: qui non c’è nulla da capire, ma solo da lasciarsi trasportare dal cantato dolce e dai dolcissimi cori, dalle ritmiche robuste ma non intrusive e da un’idea di complessità accessibile che sembra invitare anche i meno avvezzi a godere di quest’ora di musica e cuore, che il titolo – semplice e potente – dell’album sembra già perfettamente azzeccato.

Le stesse avvolgenti trame caratterizzano anche la successiva “To The Core”, brano strumentalmente densissimo (soprattutto dal punto di vista chitarristico) ma che, anche in questo caso, si risolve in un ritornello cantabile, cremoso e brillante. Parlando invece dell’intermezzo strumentale, che vede anche un bellissimo scambio tra Mularoni e Casali, va detto come anch’esso raggiunga un’ammirevole sintesi tra la complessità della partitura e l’apparente leggerezza con la quale tutto solletica e scorre, complice una produzione alla “Empire” (Queensryche, 1990) che evidentemente non ha ricercato solo la purezza ed il dettaglio, ma anche un intelligente compromesso tra potenza del singolo tocco (“Leave All Behind”) e coesione generale. E’ anche grazie a questa impostazione lucida che “Life” offre un fronte sonoro particolarmente ampio ed avvolgente (“The Calling”), nel quale la dinamica tra le note del basso e gli accenti metallici dei piatti è insolitamente ricca e generosa. Da questo punto di vista questo disco sembra prendere le distanze dalla compressione media alla quale molte band, comprese quelle di ambito power progressive italiane, si sono ormai piegate: ed il richiamo al “classic hard rock sound” fatto dai DGM assume una credibilità tale da influenzare in maniera ancora più positiva il giudizio finale.

Proprio perché di vita si tratta, con i suoi alti e bassi, questo disco sa anche contrarsi e farsi straordinariamente esile e delicato: qua e là si trovano infatti piccoli tocchi, come alcune languide note di pianoforte e chitarra (la strumentale “Eve”), che davvero riportano l’ascoltatore ad un perimetro minimo, intimo e personale completamente assente in altri lavori che finiscono col diventare vittime del loro stesso travolgente e sguaiato impatto. Qui la dimensione umana traspare da ritornelli che arrivano insolitamente presto (“Second Chance”) e con un’efficacia corale – ma non banale – che su questo album ha il potere di conquistare un po’ tutti:  che si cerchi una bella canzone da cantare, un testo ispirato su cui riflettere (“Neuromancer“) o un pezzo di bravura da riprodurre su Youtube, “Life” possiede la cura per tutti i mali rispettando le promesse e segnando quella che, almeno a mio parere, rappresenta una evoluzione che davvero porta il quintetto ad esplorare nuovi lidi. Che ascoltando “Find Your Way” mi verrebbe pure da citare i Queen, per dare un’idea pazza… ma solo fino ad un certo punto.

Life” è un grande album per molti ed interessanti motivi. Innanzitutto per la sua capacità di mettere la classe dei DGM al servizio di un progressive melodico che pare essersi reso conto della gabbia angusta nella quale il power progressive confina molti slanci. Qui i riferimenti sono altri e alti e talvolta lontani, e l’intelligenza con la quale sono stati raccolti e rielaborati gli spunti garantisce risultati altrettanto efficaci e coinvolgenti. Il secondo punto a favore è certamente l’accessibilità, dal momento che ogni considerazione dotta viene sempre, e comunque, dopo: “Life” è un disco frizzante e di agilità contagiosa (“Dominate”), una vitamina per i timpani fatta mettendo al centro l’ascoltatore e coccolandolo con un’eccezionale cura degli arrangiamenti, tralasciando una volta – e forse per tutte – l’autocompiacimento dell’italiano virtuoso. Da ultimo, con questo nuovo lavoro i DGM raggiungono quell’equilibrio rassicurante che puoi sentire in ogni passaggio, e che davvero rende semplice lasciarsi trasportare dalle note senza temere di perdersi nei meandri del progressive così come ci avevano detto che avrebbe dovuto essere. E quando una band di questo calibro afferma di voler ancora evolvere e ricercare uno stile più personale, la passione che c’è dentro questo lavoro, e questa vita, ti arriva ancora più diretta e potente.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Unravel The Sorrow 02. To The Core 03. The Calling 04. Second Chance 05. Find Your Way 06. Dominate 07. Eve 08. Journey To Nowhere 09. Leave All Behind 10. Neuromancer
Sito Web: facebook.com/dgmprog

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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