DGM: “Daydreamer” – Intervista a Simone Mularoni

Gli italiani DGM sono una delle band più apprezzate e affermate nel panorama progressive metal: con il loro nuovo album “The Passage”, i DGM sono pronti a tornare alla ribalta, con il loro stile inconfondibile fatto di prog, melodie, hard rock e un tocco di power metal. Abbiamo parlato con Simone Mularoni, chitarrista e produttore della band, che ci ha raccontato come nasce un disco dei DGM e che cosa significhi lavorare allo stesso tempo on stage e dietro le quinte.
Una piacevole chiacchierata che ci ha rivelato anche qualche interessante anticipazione su delle possibili novità per tutti gli amanti della scena metal del nostro bel paese.

Ciao Simone, innanzitutto grazie del tuo tempo!
Parliamo del nuovo album dei DGM, “The Passage”, che sarà pubblicato il prossimo 28 Agosto. Ti va di introdurlo ai nostri lettori?

Ciao, e grazie a te.
Quest’album era già pronto a Settembre del 2015, ma poi per motivi logistici e personali, l’uscita è stata pian piano posticipata. Poi è uscita l’offerta di Frontiers Records, dopo vari album pubblicati con Scarlet Records, che ci ha dato una grande carica. Siamo tutti fan del rock anni ’80, per cui ci siamo davvero gasati e abbiamo spinto ancora di più per far uscire l’album il prima possibile.
Casualmente, l’album è molto arioso, melodico, non dico commerciale, a parte forse il primo singolo “Animal”, ma diciamo che in generale è meno ossessivo e claustrofobico del disco precedente. E’ una coincidenza, dato che l’album era pronto ben prima della firma con Frontiers, ma per chi ci vuole credere, beh, è stato così.

“The Passage” mantiene il vostro taglio progressive metal, ma è allo stesso tempo accessibile, con parti hard rock e anche qualcosa di power. Per esempio, in alcuni tratti ho trovato degli spunti che mi hanno ricordato i Masterplan. Cosa mi puoi dire a proposito del sound?

Hai citato uno dei nostri dischi preferiti: secondo me, il primo disco dei Masterplan è il connubio perfetto tra power metal classico e hard rock. Non dico che ci siamo ispirati a quell’album, perchè per la prima volta da quando sono nei DGM non ho guardato all’esterno: il disco è venuto fuori in maniera spontanea. Le influenze che hai citato, dall’hard rock dei Deep Purple al Power, sono cose che in questi 15 anni sono andate e venute, per cui direi che questo è in nostro album più naturale e meno forzato.
Dal punto di vista melodico, il nostro obiettivo principale era di scrivere delle canzoni, il che può sembrare strano visto che le prime due tracce durano oltre 8 minuti, ma crediamo che pur nella loro lunghezza siano molto orecchiabili. Il che non vuol dire che sono semplici, ma ci interessava far rimanere in testa le melodie alle persone.
Negli anni abbiamo notato che è questo ciò che conta, è bellissimo quando il pubblico viene ai concerti e canta le tue canzoni.

Mi incuriosiscono proprio le prime due tracce, “The Secret”, divisa in parte 1 e parte 2. C’è una storia che volete raccontare con questi due brani?

Tutto è nato a livello musicale: avevo un brano lunghissimo, ma di cui ero davvero soddisfatto. Poi ho scritto una canzone che ha la stessa velocità, ma dimezzata. In seguito ci siamo accorti che attaccando i brani veniva fuori una sorta di suite, allora abbiamo deciso di dargli un senso anche a livello di testi. “The Secret” sembrerebbe avere un classico testo d’amore à la Whitesnake, ma in realtà è molto più dark, anche se ognuno può darne la sua interpretazione.

A livello di lyrics, esiste un filo conduttore all’interno dell’album?

No, non c’è un tema all’interno dell’album, nel senso che ogni brano è a sè stante, ma ogni testo riflette al 100% qualcosa che ci è accaduto negli anni. Sono tutte storie, alcune più dirette, altre più astratte.
Non saremo mai un gruppo che scrive di politica, di temi sociali o di storie fantasy, ma ci risulta molto più semplice raccontare cose che abbiamo vissuto, emozioni, stati d’animo, che possono andare dalle relazioni personali, ai casini che si possono avere sul lavoro. Per esempio “Animal” tratta del lato animale che c’è in ognuno di noi: anche le persone più pacate covano un odio o un rancore verso qualcuno o qualcosa, e la canzone parla di questo.

In un genere come il vostro, in cui si rischia di cadere anche nella ricerca musicale fine a se stessa, qual è il processo compositivo che porta alla nascita di una traccia tipo dei DGM?

Nel 99% dei casi, sono io che compongo la parte musicale, tutto tranne la voce. Mi piace farlo da solo, un po’ per la distanza che ci divide, un po’ perchè scrivendo da solo mi capita di comporre un brano e poi ascoltarlo per mesi, per capire se con il tempo mi stanca o no: cerco sempre di valutare i brani da ascoltatore. Quando sono sicuro dei pezzi, scrivo le melodie con Mark, il cantante. Fino a quando si registra, passano poi almeno quattro mesi, perchè siamo molto autocritici. Sul momento, la prima idea ti sembra sempre la più bella, mentre magari dopo due, tre mesi, ti rendi conto del vero valore delle canzoni.
Questa volta più di tutte abbiamo rimaneggiato i brani: a volte mi capita di scrivere parti strumentali che da chitarrista mi piacciono molto, ma poi mi rendo conto che ad un ascoltatore potrebbero risultare noiose, e allora si accorcia, si taglia, si cambia. E’ un processo di autocritica, il segreto è quello.

Da quando sei nei DGM, sei stato anche produttore dei dischi. Cosa vuol dire produrre se stessi? Immagino che tu sia ancora più severo nei confronti del tuo lavoro…

Essendo il mio lavoro quotidiano, è quasi impossibile per me pensare di trovare un altro produttore che condivida la mia visione della musica. Ci sono tanti produttori con cui mi piacerebbe lavorare, anche per capire come suonerebbe un disco dei DGM in mano a qualcun altro, ma mi viene molto difficile, perchè magari ho un’idea in testa su come vorrei che fosse il disco finito ed è difficile riuscire a spiegarlo a qualcuno. Finchè l’etichetta e gli altri ragazzi sono contenti, credo che continuerò a coprire io questo ruolo.
E’ un po’ un’arma a doppio taglio, anzi, a dire la verità è un vero delirio. Come sa chi mi sta accanto, per due o tre mesi prima dell’uscita del disco sono intrattabile e inavvicinabile! Ma poi la soddisfazione dell’avere il CD stampato tra le mani è incredibile. Ti dicevo che a volte mi piacerebbe dare in mano tutto ad un altro perchè per una volta vorrei fare solo il chitarrista, ma anche se produrre se stessi è stressante e faticoso, è una vera soddisfazione.

Sull’album sono presenti anche due ospiti: Tom Englund e Michael Romeo. Cosa mi puoi dire di queste collaborazioni?

Nessuna delle due era programmata. Noi abbiamo una regola interna per cui se collaboriamo con qualcuno, devono essere persone a cui siamo davvero vicini nella vita reale. Nello scorso album abbiamo avuto come ospiti Russell dei Symphony X e Jorn dei Pagan’s Mind, che erano musicisti con cui eravamo stati in tour o eravamo comunque in contatto.
Lo stesso vale per Tom e Romeo: con Romeo, in particolare, ho continuato ad avere a che fare, anche solo per scambiarci gli auguri. Quando ho scritto “Dogma”, ho provato a chiedergli se gli avrebbe fatto piacere collaborare, ma non ne ero certo perchè lui non lo fa spesso. Mi ha chiesto di mandargli il brano e dopo due giorni avevo l’assolo, quindi presumo che gli sia piaciuto!
Ho conosciuto Tom quando ho partecipato ad un progetto intitolato Epysode, in cui ho suonato tutti gli assoli e lui ha cantato tre brani. E’ nata una bella amicizia e quando ho scritto “Ghosts of Insanity”, che aveva delle influenze Evergrey, ho pensato a lui. La cosa che ha fatto la differenza è che è venuto di persona a registrare nei miei studi, si è fermato alcuni giorni e abbiamo avuto modo di provare varie soluzioni. Lui è stato super disponibile, si è innamorato del disco e del brano.
Senza fare polemiche, oggi è molto facile alzare la cornetta, chiamare un management, pagare e avere un guest. Noi abbiamo voluto collaborare con musicisti che amiamo e ammiriamo, ma che fossero anche persone vicine a noi.

I DGM hanno un grande successo di pubblico, forse più all’estero che in Italia. Siete stati al Prog Power US e anche in Giappone: sulla base della tua esperienza, quali sono le principali differenze su come viene vissuta la musica metal in Europa, America e Asia?

In Asia abbiamo suonato in Giappone e Cina e ci è parso davvero un altro mondo. I fan idolatrano i gruppi in tutto e per tutto. C’erano dei ragazzi che ci hanno seguito in tutte e tre le date giapponesi, ma anche solo per chiedere un autografo stavano in piedi un’ora ad aspettare e si vergognavano di approcciarci, quando naturalmente noi non siamo una band che vende milioni di copie e sta in camerino senza farsi vedere! Lì il rispetto è la cosa che ci ha stupito di più.
In America il genere che facciamo non va tantissimo: abbiamo avutoil piacere di suonare al Power Prog US e ho notato che lì tutti i fan del genere sono super preparati: arrivano conoscendo già tutti i brani, ma sotto il palco sono un po’ più freddi e attenti, più nerd, nel senso positivo del termine.
In Europa il panorama è molto variegato, già tra Italia e Germania c’è un abisso. Italia, Spagna e Portogallo sono i posti in cui le persone sono più cariche e casinare, mentre più si va a nord, più dipende da quanta birra bevono! Nel nostro genere, chi viene è generalmente un musicista, per cui non si può dire che siamo abituati al pogo!

Quali sono i piani futuri per la promozione del disco?

A breve usciranno altri due singoli, poi il videoclip di “Fallen” e il lyric video di “Ghosts Of Insanity” con Tom Englund. Da Settembre partiremo con il tour, e saremo sicuramente in Belgio, Olanda, Francia, Svizzera. Faremo un bel po’ di date italiane e dopo saremo a Tel Aviv con i Circus Maximus: siamo molto emozionati perchè è un paese in cui non abbiamo mai suonato. Poi saremo al Frontiers Metal Festival, durante il quale, se tutto va bene, registreremo un DVD che dovrebbe uscire come doppio Blu Ray/DVD insieme al live al Prog Power di due anni fa. Infine, saremo di nuovo in Giappone insieme agli Elvenking.
Per il 2017, invece, stiamo organizzando un mega tour europeo di almeno 15 date con altri gruppi italiani, ma è tutto in divenire. In teoria, dovremmo essere noi, Secret Sphere e Trick Or Treat, e se tutto va in porto avremo le conferme entro fine Agosto. Dato che molte band italiane sono spesso all’estero a supporto di band estere, vorremmo far capire che anche qui da noi ci sono gruppi validi a speriamo che unendoci potremo avere ancora più successo.

Grazie Simone, ti va di concludere con un messaggio finale ai lettori di Metallus.it?

Spero che apprezziate il nuovo disco, perchè è davvero il nostro preferito e quello in cui abbiamo profuso più impegno. Speriamo vi piaccia e vi aspettiamo ai nostri live!

DGM

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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