Devin Townsend: “Ziltoid The Great” – Intervista

Intervistare un personaggio come Devin Townsend è un vero terno al lotto. Sarà in giornata buona o cattiva? Fortunatamente il Devin che ci risponde al telefono sembra rilassato e molto disponibile. Abbiamo colto l’opportunità di parlare con il “Divino”, in occasione dell’uscita del mastodontico “Ziltoid Live At The Royal Albert Hall“, un’uscita che definire un live album è riduttivo,  e della prossima ri-edizione del debutto “Casualties Of Cool“. Ecco quello che ci ha rivelato il musicista canadese.

Ciao Devin, grazie per concederci il tuo tempo e di essere qui su Metallus! E’ un grande piacere per noi! Vorremmo parlare del tuo nuovo disco live e della re-edition dei “Casualties Of Cool”: partiamo dal live chiedendoti di questo “Ziltoid Live At The Royal Albert Hall”

Ciao! Certamente! E’ stata l’opportunità per me di suonare completamente “Dark Matters” dall’ultimo doppio album e di avere uno show “By request” che permettesse ai presenti di richiedere canzoni dal repertorio in generale: è stata una grande esperienza per me, davvero, mi è piaciuta tanto e la abbiamo voluta portare su CD, DVD e Blu Ray!

Qual è stata la reazione della gente all’uscita di questa release?

Ma sai, alla fine è la solita: qualcuno la adora, a qualcuno piace e altri sono un po’ confusi a riguardo perché non aggiunge nulla!

Guardando il DVD si vede che la produzione è enorme, quindi ti chiedo quanto tempo è stato impiegato per organizzare il tutto?

Sì, in effetti è stato un grande lavoro e sono stati impiegati 8 mesi fra imparare le canzoni, la parte “visual” e mettere insieme la logistica (intendo come “visual” e logistica coordinare tutta la parte fisica e non suonata): un sacco di lavoro, man!

Ci credo! La setlist è divisa in due parti: nella prima parte c’è il secondo episodio della saga di Ziltoid, quindi ti chiedo quali sono le difficoltà che avete riscontrato nel progettare setlist così varie e lunghe?

Guarda, penso che le difficoltà principali siano state trasporre visualmente le partiture musicali, specie quelle di tastiera che hanno richiesto molto tempo. E’ stato un grosso lavoro anche per la chitarra e la batteria perché si sono dovuti adattare a tanti stili e approcci musicali diversi. Unire poi il tutto è stato massacrante, soprattutto nella creazione dello show nel suo complesso, unendo visual, il sequencing e ovviamente tutte le parti musicali. Diciamo che c’è stata una grossa parte dedicata alla curva di apprendimento: lavorare in una certa maniera per trasporre il tutto sul palco non è stato facile e ha richiesto tempo, per imparare tecnologie e come risolvere problemi senza aver avuto esperienza.

Un paio di anni fa hai pubblicato un altro DVD live, “Retinal Circus”: è stato più difficile realizzare quest’ultimo e quali sono le differenze fra i due?

“Retinal Circus” è più strano come show, perché avevamo per la prima volta gli attori e tutto il resto, pochissimo tempo e quindi fondamentalmente era il caos: stavolta eravamo già preparati e abbiamo cercato di non fare prevalere il caos. Cioè, volevamo fosse comunque strano ma eravamo preparati dall’esperienza precedente quindi volevamo sembrare più preparati all’argomento.

Parlando della saga di Ziltoid: pensi che ci sarà un terzo capitolo o no?

Guarda, non lo so. Quello che posso dirti è che per il passato e per il prossimo futuro prevedibile, non so se Ziltoid spunterà fuori di nuovo, perché ha assolto in un certo senso il suo compito che era fondamentalmente quello di permettermi di interiorizzare e comprendere alcune cose della mia vita e della mia persona.

Rimanendo in tema di performance live, pochi mesi fa hai suonato in Italia con gli Anathema: cosa mi sai dire di questa esperienza?

È andata bene! Non c’erano molte persone ma è stato davvero un bello show! Penso che il mio lavoro sia quello di crescere in certe territori: per esempio nel Regno Unito ho molto successo, cosa che in alcune nazioni non avviene. Quindi cerco di costruire l’interesse per la mia musica anche in altri paesi. Per quanto riguarda l’Italia ti posso dire che mi piace la nazione, mi piacciono molto le persone: ed è per questo che faccio quello che faccio. Lo faccio per i fan.

Hai in mente di tornare in Italia?

Non nell’immediato, ma alla prima occasione sì, assolutamente.

Hai recentemente suonato, sempre nel Regno Unito, in acustico. Mi racconti che tipo di esperienza è stata? Che tipo di set hai suonato e che tipo di preparazione c’è stata dietro?

Non c’è stata una preparazione vera e propria, perché le canzoni che portavo sul palco dipendevano dall’audience che si presentava alla show. Perché devi capire che se una sera suoni in una chiesa con la chitarra acustica, dove l’atmosfera è molto calma e rilassata, e la successiva in un bar dove tutti sono ubriachi ti devi adattare. Gli show acustici sono divertenti. Alcune notti sono state molto movimentate, altre molto calme. Ci si deve adattare.

Parliamo di “Casualties of the Cool”: perché distribuirlo nuovamente questa volta con un dvd allegato?

Volevo renderlo disponibile a un pubblico più ampio. Inizialmente è stato distribuito in forma ridotta, e non è stato molto diffuso. È un disco che mi rende orgoglioso, e che mi fa essere davvero un musicista. Per quanto riguarda il genere di musica, non so se il fan medio dell’heavy metal potesse essere interessato alla proposta: ma per quanto mi riguarda è stato il primo disco in 20 anni senza pressione esterna e senza nessuna richiesta. Ci sono voluti 4 anni e non c’erano delle vere e proprie aspettative. Così come non c’era nessun obbligo finanziario. Non c’è stato niente di tutto questo. Per me è stato uno dei stato uno dei dischi più onesti che ho fatto, se non il più onesto. Indipendentemente da quello che pensa la gente dell’album, per me era molto importante renderlo finalmente disponibile a tutti. Il bonus DVD è stato registrato durante il secondo show ed il primo con un batterista: immagina cosa voglia dire fare una cosa del genere! Poteva andare malissimo! Invece è andata bene, così può essere un’opportunità per suonare dal vivo ancora una volta e per dare un’idea di cosa possono ascoltare.

Hai intenzione quindi di portare avanti il progetto di “Casualties Of The Cool”?

Mi piacerebbe portarlo avanti! Il motivo per cui mi è davvero piaciuto è perché non c’erano né pressioni né aspettative. E se mai dovesse continuare il progetto forse il secondo disco sarà pronto tra 2 anni….non lo so! Ma di sicuro ho intenzione di continuarlo.

La tua discografia è molto vasta. Temi che il pubblico possa esserne confuso, perdersi in un così grande numero di lavori o non capire per intero la tua discografia?

Non mi spaventa il fatto che la gente possa non capire…ho accettato il fatto che la mia discografia è complicata e confusa ed è una mia scelta. A volte sono io stesso confuso e disorientato, ma non ne sono spaventato, non mi interessa particolarmente. Voglio che il pubblico ascolti certi lavori e l’unico modo per farlo è renderli disponibili in un modo che abbia senso. Non sarò la prossima Lady Gaga o il prossimo successo commerciale. I miei lavori sono in stile Devin Townsend, è roba strana, confusa, prog metal e continuerà ad essere così.

Quali sono attualmente i tuoi progetti? Al momento stai lavorando ad un nuovo album di studio?

Ho detto al mio manager che volevo lavorare ad un album pop e a un progetto sinfonico, ma mi ha risposto che così facendo confondo troppo i miei fan e per prima cosa farei meglio a registrare un nuovo album dei Devin Townsend Project, così il pubblico avrà almeno una vaga idea di quello che sto facendo. Quindi il prossimo passo è un nuovo DTP album, comincerò le registrazioni a Marzo e uscirà a Settembre.

Quindi stai anche lavorando ad un album sinfonico. A che punto sei con questo progetto?

Sono allo stesso punto di tutti gli altri progetti. Mi sono fatto un’idea dell’enorme quantità di materiale, ma mi manca ancora il via libera per cominciare a concentrarmi su questo. Ero allo stesso punto con l’album dei DTP, ma adesso posso dedicarmi a quello, mentre mi hanno detto di rimandare l’album sinfonico a dicembre del prossimo anno.

Una delle mie canzoni rock preferite è “In My Dreams With You”, dall’album Sex & Religion con Steve Vai. Cosa puoi dirmi di quell’esperienza?

E’ stato complicato, perché ero giovane e stupido, mentre ora sono vecchio e stupido. Se dovessi sintetizzare, direi che è stata un’esperienza assolutamente incredibile. Steve Vai era ed è un genio e io non potrò mai ringraziarlo abbastanza per avermi dato questa possibilità. La musica era complicata per me perché c’era un insieme di emozioni e sensazioni con cui faccio fatica a relazionarmi tutt’ora.

Ho posto la stessa domanda anche a Steve Vai e mi ha detto che non potrà mai eseguire dal vivo quelle canzoni, perché solo tu saresti in grado cantarle. C’è una speranza di vedervi dal vivo a suonare insieme quelle tracce?

Chi lo sa. Per ora ancora non se ne è mai presentata l’occasione, ma se dovesse succedere, e questo avesse senso, allora certamente!

Grazie Devin, era la mia ultima domanda. Vuoi concludere l’intervista con un messaggio finale per i fan italiani?

Grazie per il supporto, amo davvero l’Italia e spero di tornare presto!

Devin Townsend - Ziltoid Albert Hall 2

 

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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