Misfits – Recensione: Devil’s Rain

Moscio. La prima parola che, purtroppo, viene in mente dopo l’ascolto di “Devil’s Rain”, il nuovo e attesissimo album dei Misfits. L’attuale formazione, che vede il membro fondatore Jerry Only al basso insieme a Dez Cadena alla chitarra e a Eric Arce alla batteria, si è dedicata in massima parte alle esibizioni dal vivo, tributando l’intera discografia della storica band del New Jersey. Ora è il momento di una prova in studio e, ahinoi, i nervi scoperti non sembrano pochi. Il tempo c’era, da “Famous Monsters” ad oggi sono passati più di dieci anni (consideriamo che “Project 1950” del 2003 era un album di cover e il ridicolo “Misfits Meet The Nutley Brats” del 2005 poco più di un esperimento mal riuscito) ma a quanto pare la scintilla si è spenta. Sappiamo bene che Jerry Only ha dato alla band un’impronta diversa fin dalla seconda incarnazione negli anni’90 (che vedeva comunque un convinto e feroce Michale Graves alla voce) con una ricerca maggiore della forma canzone e della melodia, oltre ad un ammorbidimento dell’immagine “maledetta” della band. Già allora, alcuni fan dell’era Danzig presero questa nuova vita come una parodia di coloro che avevano scritto pagine di storia dell’horror-punk con “Walk Among Us” e “Earth A.D.”, vedendoli come una sorta di cartone animato e di baraccone pubblicitario. Fatto sta che il buon Jerry ce l’ha sempre messa tutta per tenere alta la credibilità del gruppo e le prove dal vivo la hanno dimostrato, creando anche una nuova generazione di fans. Oggi però, i Misfits sembrano stanchi. “Devil’s Rain” è in sostanza un album che propone intatti gli elementi dell’epoca Only. I brani sono più lunghi e carichi di melodia, ma non è questo il male, che è da vedersi piuttosto nella mancanza di momenti vincenti, di refrain realmente intriganti, di una canzone da ricordare. Fanno eccezione “The Black Hole” e “Where Do They Go?”, obiettivamente dinamiche e divertenti, ma per il resto sembra di ascoltare un ensemble annoiato che fatica ad arrivare a un dunque. Tutto questo con buona pace di Jerry, che aveva anticipato “Devil’s Rain” come uno dei dischi con sonorità più classiche e rivolte ai vecchi tempi. Di quella voglia di graffiare, di shockare di fare grandi canzoni con due riff in croce, è rimasto ben poco. Forse soltanto il crimson ghost.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Roadrunner / Universal

Anno: 2011

Tracklist:

01. The Devil’s Rain
02. Vivid Red
03. Land Of The Dead
04. The Black Hole
05. Twilight of the Dead
06. Curse of the Mummy’s Hand
07. Cold In Hell
08. Unexplained
09. Dark Shadows
10. Father
11. Jack The Ripper
12. Monkey’s Paw
13. Where Do They Go?
14. Sleepwalking
15. Ghost Of Frankenstein
16. Death Ray


Sito Web: www.misfits.com

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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