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Cripple Bastards – Recensione: Desperately Insensitive

Sicuramente un gradito ritorno per Cripple Bastards. Soprattutto alla luce di ciò che ‘Desperate Insensitive’ porta a (troppi) anni di distanza da ‘Misantropo A Senso Unico’: una veste diversa, dove il gruppo non elide le influenze hardcore ma le miscela in un impasto davvero interessante, dove non c’è spazio solo per la velocità folle ma c’è il tempo per rallentare e diventare ancora più violenti anche se sotto altri punti di vista. Innestare nuova linfa all’interno della proposta di una band che ha sempre detto e dato tanto sembra essere stato un processo naturale, incentivato dai cambi di line up e da un team di lavoro che ha dato il massimo per questa mezz’ora scarsa di nichilismo. Ovviamente rimangono immutate la violenza e l’attitudine di un nome che da oltre quindici anni terrorizza i sonni di tanti benpensanti, ci mancherebbe: la produzione è brillante e massiccia, grossa e diretta al punto giusto per lasciare che siano le canzoni a risaltare e non solo la furia che contengono. Il punk, il grind e l’hard core, la solita irriverente voglia di esporre le proprie idee, direttamente, senza filtri o costrizioni da politically correct. Questi gli ingredienti di ‘Desperate Insensitive’, un Pitbull formato cd. Se proprio dovete partire da qualche parte per farvi un’idea di quello che c’è qui dentro abbiate il coraggio di ascoltare la title track dove confluisce tutta la (nuova?) miscela dei Cripple, che si sono solo cambiati le magliette. Il c(u)ore è sempre lo stesso. Grazie a loro.

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