Demolition 23 – Recensione: Demolition 23

E’ impresa quasi impossibile riuscire a riassumere in poche righe quale importanza una band come gli Hanoi Rocks ha avuto per la scena rock’n’roll. Gruppi che amiamo come i Guns N’ Roses, Skid Row, Faster Pussycat, ormai pilastri di questo genere musicale, probabilmente risulterebbero diversi nelle sonorità senza l’influenza del gruppo finlandese. Gruppo che subì la tragica scomparsa dello storico batterista Razzle nel 1984 in un incidente automobilistico con al volante un ubriachissimo Vince Neil. Da quel tragico evento ne conseguì lo scioglimento del gruppo, riunitosi poi  nel 2002 con solo Monroe (voce) e Mc Coy (chitarra) della formazione originale, accompagnati da validi musicisti presi dagli Electric Boys e in più alla batteria l’amico Lacu che in precedenza aveva già collaborato con Monroe per il suo materiale da solista. Ad ogni modo prima della tanto attesa reunion i due leader indiscussi del gruppo si sono dedicati a vari progetti e per quanto riguarda Michael Monroe, uno dei più riusciti, sicuramente è la formazione dei Demolition 23 nel 1993.

Accantonato lo sfortunato progetto dei Jerusalem Slim con Steve Stevens, Monroe chiama a raccolta gli amici della scena newyorkese come Sami Yaffa (ex Hanoi Rocks), Jay Henning (Star Star) e Jimmy Clarke e fondano i Demolition 23 con lo scopo di portare a termine un progetto musicale che portasse in superficie le loro origini più grezze e punk. A completare questo magico quadretto troviamo il mitico Little Steven in veste di produttore dell’album e anche co-autore di alcuni pezzi. Il risultato è a dir poco fenomenale e questo album omonimo ne è la prova. Troviamo in tutto dieci composizioni tra cui anche delle cover di band storiche come i Dead Boys e dell’amico Johnny Thunders e in più l’album è dedicato alla memoria di un altro grande personaggio tragicamente scomparso prematuramente Stiv Bator  (The Dead Boys, The Lords Of The New Church). Brani come l’iniziale e devastante “Nothing’s Alright” danno subito l’idea della bontà della proposta, un brano micidiale caratterizzato dall’ irruenza del punk degli anni settanta, miscelato a dovere anche con il glam in voga in quel periodo, New York Dolls su tutti. Stesso discorso per la terremotante “Same Shit Different Day”, pezzo assolutamente perfetto con un  Michael Monroe veramente sugli scudi. Molto bella anche la groovy “The Scum Lives On” in cui nel testo vengono citati moltissimi musicisti passati purtroppo a miglior vita, sottolineando invece il fatto che la feccia (The Scum) rimane sempre tra noi. Anche le cover proposte come “I Wanna Be Loved” e “Ain’t Nothing To Do”, non fanno rimpiangere le originali, qui riacquistano nuova linfa e grazie ad una produzione a dir poco fenomenale di Little Steven, che non ne snatura l’anima e l’attitudine dei seventies, ridà vigore a dei brani fondamentali. Come pezzo di chiusura troviamo la toccante “Deadtime Stories” composta da Monroe e Jude Wilder, sua collaboratrice e manager storica, per l’amico Stiv Bator, perfetta conclusione di un album in cui si fatica veramente a trovare un difetto.

Etichetta: Music For Nations

Anno: 1994

Tracklist:

01. Nothing’s Alright

02. Hammersmith Palais

03. The Scum Lives On

04. Dysfunctional

05. Ain’t NothingTo Do

06. I Wanna Be Loved

07. You Crucified Me

08. Same Shit Different Day

09. Endangered Species

10. Deadtime Stories


Sito Web: www.michaelmonroe.com

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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