Freddy Delirio And The Phantoms – Recensione: Platinum

C’era un’immagine, che avevo scovato mentre ricercavo informazioni e materiali per la recensione di “Ten” dei Death SS, che mi aveva particolarmente colpito. Un’immagine del famigliare e del quotidiano, lontana dall’heavy metal ma che in un certo senso contribuiva al racconto di una dimensione umana che, necessariamente, trova sempre un’espressione nell’attività di un artista. Questa immagine, pubblicata su un profilo Facebook personale, ritraeva Federico Pedichini (Freddy Delirio) nell’atto di mostrare, pieno di orgoglio e soddisfazione, i voti ricevuti dal figlio in pagella. Ed il candore di questa foto aveva positivamente influenzato anche il mio articolo sul nuovo album della band di Steve Sylvester, che avevo ascoltato – e per la verità molto apprezzato – come fosse l’onesto lavoro di uomini che, al di là delle maschere e dei simboli, sono (prima di tutto) eroi del quotidiano come papà, figli e compagni/compagne di viaggio e di vita. Sbloccato il ricordo, mi fa dunque particolarmente piacere trovare il tastierista e filosofo toscano alle prese con un progetto alla sua seconda uscita discografica che si affianca non solo all’attività con i Death SS, ma anche con quella di cantante e fondatore degli H.A.R.E.M., così come a quella di produttore ed ingegnere del suono. Ed anche “Platinum” prevede una componente famigliare, un po’ come avviene tra le fila dei Phil Campbell And The Bastard Sons, dal momento che un elemento importante della band è costituito dal figlio più grande Christian, batterista, tastierista e polistrumentista in grado di contribuire anche alla chitarra, al basso e ai cori, al quale per l’occasione sono stati affiancati Paolo Oliveri alla chitarra solista, Alessandro Lupo al basso ed una nutrita serie di musicisti ospiti.

Presentato con un testo che si perde in una provinciale selva di aggettivi (la discografia è “ampia”, l’attività live “importantissima” e gli ospiti naturalmente “prestigiosi”), “Platinum” si apre con una “The Light Scares You” che certo non fa dell’impatto il suo punto forte: fortemente caratterizzato dai suoi elementi elettronici, compresa purtroppo una batteria piuttosto stanca ed incolore, il primo brano è un dark/electro/wave alla ricerca di un equilibrio tra una produzione scarna, un assolo di chitarra aggiunto ed un chorus che, insieme ai testi, rappresenta la sua parte migliore. Timbri e registri non cambiano con la successiva “Pyramidal Lymph” che, sempre affidata alle parti di tastiera, si mantiene su coordinate stilistiche simili, con l’accento posto sulle parti vocali: questa volta la voce di Freddy è supportata da cori femminili che certamente aggiungono spessore ma non propriamente dimensionalità. Il disco si mantiene infatti ritmicamente piatto e, anche in questo secondo caso, il tentativo di ravvivare il quadro con il dialogo tra tastiere e chitarra ha un’efficacia limitata. L’impressione che si ricava dall’ascolto di “Platinum”, traccia dopo traccia, è quella di un prodotto di genuina matrice underground realizzato senza la cura che le sue trame atmosferiche ed oscure alla Dario Argento avrebbero meritato: se infatti non c’è dubbio che il poliedrico compositore toscano sappia tessere le sue oscure tele con un’abilità rodata dai tanti anni di carriera (“Phantoms”) e forte di una conoscenza musicale che gli permette di viaggiare agilmente tra le epoche (“A Better Time” è allo stesso tempo Delirio, Beatles e Bowie), è altrettanto evidente che la dimensione ristretta di questo secondo album non appare in grado di rendergli del tutto giustizia.

Il disco non è mai pulsante né esplosivo, mai travolto dalla sua stessa potenza, mai davvero trascinato da un vigore – dei cori di “Once Again” o “Pick Up The Bones”, ad esempio – che ci tocca soprattutto immaginare, chiedendoci il perché di questo ulteriore sforzo. E così il tutto assume l’insoddisfacente dimensione di un assaggio inutilmente prolungato, di una dichiarazione d’intenti perfetta per invitare all’ascolto degli stessi brani in sede live, sprecando però l’occasione di riproporne almeno una parte dell’energia anche a casa nostra. A farne le spese sono soprattutto gli episodi che dalla costruzione di questa atmosfera beneficerebbero maggiormente: i suoni della sezione ritmica non convincono e non incidono (“Free Man”), la cover di Alan Parsons “Pipeline” suona anch’essa colpevolmente appiattita ed i nove minuti della title-track avrebbero un disperato bisogno di definizione e spazialità per costruire un mondo alternativo nel quale tuffarsi… ma allo stato attuale possiedono lo stesso potere evocativo di una cartolina saluti dalla Versilia che ti fa eventualmente desiderare di andarci, questo sì, ma senza davvero accendere il sogno.

Se “Ten” dei Death SS ha dimostrato come lo stile di una band può essere svecchiato con una buona produzione ed un drumming ispirato e dirompente (e poi abbandonato, e vabbè) come quello di Marco Lazzarini, “Platinum” – che volenti o nolenti gli si può a più riprese stilisticamente accostare – rivela come l’esecuzione di una buona idea abbia oggi un’importanza uguale alla o maggiore della idea stessa. In questo disco qua e là ossidato c’è sicuramente del bello e dell’intenso, ci sono una “New Eras” ed una “No Mercy” in stile The Sisters Of Mercy che qualche segno effettivamente lo lasciano, ma ci sono anche momenti di vuoto rarefatto e desolante (“Always Here”) che appartengono alla storia dei demo glorificati ed alla fase esplorativa e meno memorabile di Steve Sylvester, e stridono fortemente con quella lunga teoria di aggettivi televisivi che sembrava anticipare, promettere e volerci vendere ben altro.

Etichetta: Fuel Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. The Light Scares You 02. Pyramidal Lymph 03. Phantoms 04. A Better Time 05. Once Again 06. New Eras 07. On The Threshold 08. No Mercy 09. Always Here 10. Platinum 11. ree Man 12. Pick Up The Bones 13. Pipeline 14. Anne Of Cleves
Sito Web: facebook.com/DelirioAndThePhantoms

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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