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Degreed – Recensione: Are You Ready

Con un sesto album che suggella dodici anni di carriera ed il debutto al caldo sole di Frontiers, gli svedesi Degreed sembrano aver goduto di fortune alterne sulle pagine di metallus.it Al momento sono infatti solamente due i dischi dei quali ci siamo occupati in passato, con la recensione di “We Don’t Belong” (2013) che ha preceduto di un paio d’anni quella di “Dead But Not Forgotten” (2015). Occuparci nuovamente del quartetto nordico ha dunque il sapore di un gradito ritorno e di un riparo accogliente, prima di dispiegare ancora una volta le vele per promuovere il nuovo lavoro. Nonostante un cammino consistente, la loro stessa biografia non si perde in chiacchiere, quasi a testimoniare la volontà di non perdere troppo tempo guardandosi alle spalle e ripensando a quello che fu: d’altronde, l’approccio fresco di “Are You Ready” – testimoniato dal suo stesso titolo – è quello di un lavoro agile ed interessato a guardare oltre, in attesa del prossimo palco e della next big thing. Questa bella attitudine si traduce in un rock melodico e corale (“Into The Fire”), nel quale le componenti ritmiche più rocciose (“Feed The Lie”) sono ben controbilanciate dagli interventi di tastiera e da uno sviluppo melodico che si potrebbe definire, senza troppe esitazioni, come essenzialmente pop.

Grazie alla sua immediatezza, che i Degreed fanno poco o nulla per nascondere, “Are You Ready” passa leggero da una traccia all’altra con il solo scopo di piacere e conquistare: la facilità (anche elegante) delle sue trame, il richiamo dei suoi assoli vecchio stile (“Higher”, “Lost In Paradise”) e perfino la banalità asciutta dei suoi titoli completano un quadro al quale si potrebbe rimproverare di tutto, tranne un peccato di ambiguità. In “Are You Ready” tutti i ritornelli esplodono nel giro di una manciata di battute, i brani beneficiano con gusto di influenze tra l’alternative d’oltreoceano (“Falling Down”) e l’arena rock alla Def Leppard, e non manca nemmeno la mancanza di una ballad a dare ulteriore propulsione al modo in cui qui tutto scorre. La considerazione che tutti questi elementi remano nella stessa direzione precede quella che vede in questo sesto lavoro un album che si giudica con benevolenza, riconoscendone con onestà la chiarezza d’intenti, ma al quale mancano un po’ di mistero, di senso di scoperta, di quella scaltrezza senza amaro in bocca che molte produzioni nordiche portano spesso in dote. E anche, aggiungerei, quel senso di irrequietezza ed indecisione che ogni espressione deve oggi possedere, a malincuore, per poter essere definita veramente contemporanea. Il rallentamento orchestrato di “Radio” o qualche allungamento strumentale senza grandi pretese (“Are You Ready”) non sono infatti sufficienti a dare ad “Are You Ready” quella longevità e quello spessore che caratterizzano i prodotti di classe superiore, quel vedo / non vedo che in inverno stimola l’immaginazione e attrae, se non altro per provare il brivido del rischio e provare a scansare la possibilità di una delusione.

Pur senza scadere nella serialità operaia ed insapore che contraddistingue (solo) alcune delle recenti produzioni Frontiers, i Degreed del duemila e ventidue sono di una bellezza estiva e accelerata, lodevoli per la bravura con la quale riescono a preparare una ricetta che, per quanto possieda i presupposti per piacere a molti, rimane a tutti gli effetti un buon prodotto orizzontale e da fast food; a testimonianza che anche quelle forme che prese singolarmente possono sembrare vincenti, finiscono per ripetere se stesse ed annoiare quando poste nel contento di una scaletta di quaranta minuti che dovrebbe utilizzare la sua estensione per evocare, costruire, distruggere… lasciandoci nell’attesa di un lieto fine, di un cambiamento, di una smorfia. Per quanto sulle nostre pagine la metà della discografia della band svedese risulti ancora “colpevolmente” mancante, l’impressione è quella che difficilmente si potrà ricavare dal suo ascolto una soddisfazione molto differente – nel bene o nel male – da quella dignitosamente radiofonica offerta da una “Turn Back” o una delle sue consorelle che abitano, incuranti del resto e felici a prescindere, tra i solchi di “Are You Ready”.

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