Deep Purple: Live Report e foto della data di Milano

Premettiamo che chi scrive ha visto lo stesso concerto sabato 15 all’Hallenstadion di Zurigo (qui il live report), in cui la band ha eseguito la stessa scaletta, per cui questa sarà una recensione breve, volta a sottolineare le differenze fra le due serate e relative considerazioni.

JEFFERSON STARSHIP

Anche qui la serata è stata aperta dai Jefferson Starship, con una scaletta costituita da una carrellata di hit lungo la carriera più che cinquantennale delle varie identità della band. Concerto di elevato livello, sicuramente qualcosa di più di un semplice gruppo spalla: si può infatti tranquillamente parlare di un doppio concerto da parte di due grandi band che hanno scritto la storia nei loro rispettivi ambiti musicali.

DEEP PURPLE

Per quanto riguarda i Deep Purple, come dicevamo, il concerto ha seguito sostanzialmente le stesse linee della data di Zurigo, con Ian Gillan in buona forma fin dall’apertura affidata ad “Highway Star”. L’energia, la convinzione e la coesione della band (con Simon Mc Bride sempre più “dentro” il sound porpora) sono stai a prova di bomba, ricevendo grandi ovazioni da un forum strapieno di gente veramente di tutte le età (a Zurigo la media era certamente più alta), ennesimo segnale che la loro è una proposta musicale che ha superato realmente le mode e le generazioni, per diventare universale. Se questa volta Don Airey nell’assolo di tastiere che esegue abitualmente prima di “Perfect Strangers”ha citato “La donna è mobile” e il “Nessun dorma” in omaggio alle più celebri arie d’opera italiana, c’è da dire che in generale, in un po’ tutti gli assoli che i nostri si sono continuamente scambiati, non c’è stata di certo la pedissequa ripetizione nota per nota delle date precedenti, ma ogni sera ha visto quelle varianti ed improvvisazioni che fanno parte della stessa essenza musicale dei Deep Purple. Non concerti carta carbone, insomma, ma esperienze che, pur non mancando i necessari obbligati, riescono a rinnovarsi una sera dopo l’altra. Il risultato finale è che, il fatto di averli visti appena due giorni prima non ha affatto reso stancante il concerto, nemmeno per un attimo, risultando invece esperienza a sé stante, del tutto coinvolgente ed esaltante.

L’entusiasta risposta di un pubblico certamente più caldo di quello svizzero è la prova che gli attuali Deep Purple non sono una band imbolsita che vive sugli allori, ma riesce a trasmettere la potenza e il divertimento dei singoli musicisti, che riescono a rimettersi in gioco ogni sera con grande sincerità. Quello che suonano sul palco è esattamente quello che si sente, senza trucchi, inganni e aiutini fatti da campionamenti, basi preregistrate e altre scappatoie.

Come considerato in altre recensioni, finché i Deep Purple riusciranno a rendere in questo modo, l’età della pensione si protrarrà ancora in avanti, e finché tutto ciò durerà, sarà bellissimo.

Setlist:

-Highway Star

-Pictures of Home

-No Need to Shout

-Nothing at All

-Uncommon Man

-Lazy

-When a Blind Man Cries

-Anya

-Perfect Strangers

-Space Truckin’

-Smoke on the Water

-Hush

-Black Night

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