La data dei mostri sacri dell’hard rock nella bella cittadina dell’alto vicentino, immersa nel caldo soffocante di questo luglio, aveva svariati motivi di interesse, vuoi per l’album “=1” di prossima uscita, vuoi per una scaletta che, verosimilmente ne avrebbe presentato alcuni brani. E ovviamente, per rivedere ancora in azione uno dei gruppi più importanti e influenti della storia del rock, il che male di certo non fa!
ATWOOD
In apertura, come per la data del giorno precedente a Roma, i milanesi Atwood. Trio composto da voce, chitarra e batteria, sono autori di un alternative rock suonato con indubbia energia, applaudito da buona parte della piazza che andava man mano riempiendosi. Onestamente però troppo distanti dai gusti e dal background musicale di chi scrive per essere valutati con l’oggettività che, come chiunque, meritano. Se ci saranno altre occasioni di vederli live da parte di qualcuno di questo portale che è più dentro il genere proposto, ne saremo ben contenti.
DEEP PURPLE
Ed ecco, puntuali alle 21,30, i battiti sul rullante di Ian Paice e il potente basso di Roger Glover a introdurre uno dei più grandi brani d’apertura di sempre, ovviamente “Highway Star”, suonata col “solito” impatto e tiro, grandissime le parti strumentali, e Ian Gillan (reduce da una forte bronchite) che palesava qualche difficoltà. Poi, col proseguo del concerto, la voce si è scaldata e la prestazione è stata del tutto all’altezza della situazione. “A Bit On The Side” è il primo brano del nuovo album ad essere proposto, e l’impressione è ottima, col suo groove serrato, le convincenti melodie vocali e le eccellenti parti strumentali, che prefigurano un grande album di sincero hard rock. Si prosegue con classici immortali quali la cavalcata “Hard Lovin’ Man” e l’impatto di “Into The Fire”, dove tutto ha funzionato a meraviglia. È arrivato il turno dell’assolo di chitarra da parte di Simon Mc Bride, nel quale ha citato la parte solista di “Black Rose” dei Thin Lizzy, che da buon irlandese, è di certo uno dei brani appartenenti alla sua formazione musicale. E c’è da dire che il nuovo innesto nella macchina porpora è sempre più dentro il sound dei nostri, a maggior ragione ora che ha inciso musica nuova con loro, facendo quindi parte anche del processo compositivo oltre che di esecuzione. Che poi sia stato un eccellente acquisto va da sé, la conferma è nei live e anche da quanto ci è stato dato di ascoltare sulle novità in studio. Si procede con “Uncommon Man”, dedicata all’indimenticato Jon Lord, con il suo incedere pomp e un bell’arrangiamento di tastiere e chitarra nel mezzo a differenziarla dalla versione in studio. A seguire il nuovo brano “Lazy Sod”, legato al sound storico della band, che ha da subito coinvolto il pubblico (concerto peraltro sold out) e dopo una introduzione di Don Airey, l’altra “Lazy”, quella storica, con lo swing di Paice a renderla unica e tutto il resto della band a dare il meglio di sé. Ancora un brano nuovo, l’ottima “Portable Door” (da cui è tratto un singolo), poi “Anya”, che da qualche tempo è rientrata nel repertorio, il momento solista di Airey, che al solito ha spaziato fra temi da film, r’n’r, brani classici e virtuosismi vari (citiamo fra tutti i riferimenti il tema di Star Wars e la marcia “alla turca” di Mozart), e l’esecuzione della nuova, molto articolata “Bleeding Obvious” ha mostrato il lato più prog della band, un ottimo brano che sarà indubbiamente fra quelli importanti del nuovo disco. Il super classico “Space Truckin’”, è stato risolto con un impatto degno del nome che portano, e prima dei bis quella là, che, suvvia, neanche nominiamo. Avete capito di che pezzo si tratta, vero? Ovviamente fra il tripudio di un pubblico un po’ di tutte le età che per l’occasione si è alzato in piedi, e ci mancherebbe! I bis sono iniziati con la cover di “Green Onions”, con la band a suo agio con quel classico rhythm and blues a cui si è attaccata “Hush”, dove Airey e Mc Bride si sono prodotti in scambi solisti di livello strepitoso. Il finale di “Black Night”, al solito cantato da tutto il pubblico, con un Mc Bride scatenato, è stata la degna conclusione di un grandissimo concerto. La band è ancora in grande spolvero, quel sound unico che solo loro riescono ad avere è pienamente rispettato, pur con la personalità dei “nuovi” innesti. E a tal proposito necessita un’osservazione sul chitarrista: il suo amalgama con la band è oramai consolidato e naturale. Certo non avrà la genialità e l’innovazione di chi l’ha preceduto, ma rispetto a Steve Morse ha forse il vantaggio che ha una cultura musicale e un sound più britannico, che si sposa con grande naturalezza con l’intenzione musicale dei nostri vecchi eroi. In conclusione possiamo dire che, nel vedere una band composta per la maggior parte da quasi ottantenni divertirsi, reinventare ogni sera l’interpretazione dei brani, trasmettere la voglia di suonare e di comunicare con la propria musica a un pubblico peraltro molto ricettivo, sembrerebbe essere la formula dell’eterna giovinezza. Evidentemente loro hanno capito come funziona, tanto da far attendere l’ennesima prossima volta in cui li si potrà vedere live. E noi ce lo auguriamo ogni volta di tutto cuore.
Setlist:
01. Highway Star
02. A Bit On The Side
03. Hard Lovin’ Man
04. Into The Fire
05. Uncommon Man
06. Lazy Sod
07. Lazy
08. Portable Door
09. Anya
10. Bleeding Obvious
11. Space Truckin’
12. Smoke On The Water
13. Green Onions/Hush
14. Black Night































































