Deconstruction 2001: Live Report della data di Milano

Una festa, nientemeno. Una celebrazione generazionale parallela a quella di due settimane prima all’interno dello stesso Palavobis: allora toccava al popolo “nu” celebrare i propri idoli, questa volta sta ai (neo, ancora?) punk affollare il palazzetto, colorarlo e riscaldarlo. La partenza è sicuramente interessante, ma i No One subiscono un’amplificazione ridicola e il loro buon punk-core viene inevitabilmente svilito. Prima scossa con i Beatsteaks, misconosciuti ma assolutamente freschi, coinvolgenti e spigliati. Le palesi infiltrazioni rock arricchiscono la loro ricetta fino all’esplosione degli idoli Persiana Jones. Le danze si aprono seriamente, e potrebbero continuare per bene se solo i Catch 22 non fossero incapaci di tenere in pugno il pubblico e farlo skankare come si deve. Sono giovani, inefficaci e deboli, speriamo crescano ma per ora non ce n’è. Prima di loro i leggendari Snuff hanno impartito lezioni di stile, compattezza e tenacia a tutti i presenti, suonanti e non: grandissimi. Gli Avail riaccendono la fiamma della violenza-in-musica, il solito Beau Beau balla, urla e salta come un pazzo per tutti i 30 minuti di set ottenendo un efficacissimo effetto hardcoreografico. Solo parzialmente di successo l’esibizione dei Bouncing Souls, molto popolari ma penalizzati da un pessimo suono e da un’omogeneità dei pezzi che ci mette poco a farsi sentire: buoni ma nulla più. I dominatori della giornata sono, come prevedibile, i Boysetsfire, ovvero il gruppo più coraggioso, interessante, compiuto a calcare le assi del Deconstruction 2001: molto il materiale di ‘After The Eulogy’, con ‘Rookie’ sugli scudi e un bassista arruolato da poco che non sembra avere alcun tipo di problema d’inserimento. La vecchia scuola si fa largo nuovamente con i Sick Of It All, impegnati col materiale nuovo ma anche con glorie passate come ‘Sanctuary’ e addirittura l’inaspettato ma detonante ripescaggio di ‘Injustice System’, che spicca su tutto l’insipido repertorio recente. La conclusione arriva presto per mano dei Pennywise, rodatissimi, gigioni ma assolutamente compatti. Da segnalare la solita prova superba di Fletcher e la consueta invasione di palco su ‘Stand By Me’. Tanto commovente quanto adrenalinico, poi, il tributo a Joey Ramone ‘Blitzkrieg Bop’: degna conclusione di quella che comunemente si definisce “una bella giornata”.

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