Stuck Mojo – Recensione: Declaration Of A Headhunter

Gli Stuck Mojo ce l’hanno fatta e a dire la verità non l’avrei mai creduto. Ce l’hanno fatta a risollevarsi dalla mediocrità dell’ultimo ‘Rising’, ce l’hanno fatta a trovare una nuova evoluzione per la loro musica senza buttare tutte le ottime cose fatte in passato, ce l’hanno fatta a comporre un album che potrebbe finalmente costringere la gente ad accorgersi di loro. Dopo due primi lavori violenti, senza compromessi e maledettamente accattivanti (‘Snappin’ Necks’; e ‘Pigwalk’, quest’ultimo tra l’altro prodotto da Devin Townsend!), la band di Atlanta sembrava aver smarrito la bussola col successivo ‘Rising’, incapace di dare una svolta interessante al proprio sound, accennando timidamente a qualche innovazione piuttosto inconcludente. Il declino di una promessa della musica heavy? Niente affatto! ‘Declaration Of A Headhunter’ rimette subito le cose in chiaro: la potenza è sempre la stessa, i riff di Rich Ward sono tornati ad essere affilati come rasoi ed incisivi come ai vecchi tempi e in più stavolta c’è un uso magistrale della melodia. Ed è proprio quest’ultima a fare la differenza: si sente che i quattro hanno lavorato duro sulle linee vocali e di chitarra, creando un’amalgama unica e convincente; ecco quindi che brani come ‘Raise The Deadman’ e la splendida ‘Drawing Blood’ sanno catturare senza lasciare via di scampo, risultando allo stesso tempo catchy e potentissime. Persino la bonustrack ‘Reborn’, dove per la prima volta gli Stuck Mojo inseriscono degli archi nel contesto di un pezzo esplosivo (altro che Metallica…), dimostra come la band abbia ritrovato nuova linfa vitale, finalmente. Ci sono ancora alcuni alti e bassi, tipici del loro stile, e probabilmente un paio di brani potevano tranquillamente essere lasciati da parte, ma fa parte del gioco anche questo e il lavoro nel complesso resta veramente valido. Scommettiamo che se al Gods Of Metal facessero suonare loro nessuno avrebbe il coraggio di prenderli a bottigliate, nonostante il cantato rap? Home Page / Ultime recensioni / S 10-Sep-2001 Century Media / Self Arrivati alla fine della loro onorata carriera (si sono reincarnati nei Sick Speed), gli Stuck Mojo, gruppo che proponeva un misto di metal e rap in tempi non sospetti, si presentano con l’inevitabile raccolta di commiato. Un viaggio a ritroso nel tempo, che parte da una manciata di brani inediti dell’ultimo periodo (che ribadiscono come effettivamente la band avesse esaurito le cartucce a sua disposizione, specie dopo l’abbandono del singer Bonzo), fino ad andare a pescare nel primo periodo. Spiccano in tutta la raccolta alcuni alternative take piuttosto interessanti (come le classiche ‘Pigwalk’ e ‘Despise’, che per altro perde mordente in questa versione rallentata), due interessanti cover come ‘Wrathchild’ dei Maiden e ‘Shout AT The Devil’ dei Motley Crue con Devin Townsend alla voce e altri brani inediti in versione demo quali ‘Love Has No Color’ o ‘Hotlanta’. Una raccolta di sicuro interesse, sia per i fan accaniti che troveranno pane per i loro denti, nonché per chi volesse avvicinarsi per la prima volta al quartetto di Atlanta, una band che vale la pena prendere in considerazione.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2000

Tracklist: Set The Tone
April 19th
Raise The Deadman
Drawing Blood
An Open Letter
Give War A Chance
Feel It Coming Down
The One
Evilution
Declaration
The Ward Is My Shepherd
Walk The Line
Hatebreed
Reborn

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