Masachist – Recensione: Death March Fury

Ennesima sonora mazzata death metal proveniente dalla fiorente scena polacca. I Masachist sono una band di formazione recente, ma la presenza in line-up di membri passati o presenti di act consolidati come Decapitated, Vader, Yattering e Shadows Land, più la presenza come ospite del leggendario Ross Dolan dei superbi Immolation, fa di questo debutto qualcosa di più di un semplice numero nel pallottoliere. La formula della band non è certo innovativa: death metal tirato e violento, basato su riff serrati, vocals profonde, infiniti cambi di ritmo e sterzate improvvise. Come spesso capita per le band di terra polacca a far la differenza sono però la grande qualità tecnico-compositiva e la ottimale resa dell’incisione. “Death March Fury” ci consegna infatti una manciata di song senza grandi spunti di originalità, ma sempre ben indirizzate sul bersaglio ed estremamente scorrevoli. I punti di riferimento sono i grandi maestri della scuola made in USA, con un tocco di pulizia tipico di band come Vader e simili. Poco altro da aggiungere: se amate i citati Vader e Immolation, e band come Malevolent Creation, etc… i Masachist rappresentano una saporita aggiunta alla vostra collezione. Un punto sopra la media.

Voto recensore
7
Etichetta: Witching Hour

Anno: 2010

Tracklist: 01. Unveil the Grave
02. Inborn Obedience
03. Womb
04. Open the Wounds
05. Noxious
06. Malicious Cleansing
07. Appearance of the Worm
08. Crush Them!!!
09. Death Shall March
10. Open the Wounds
11. Malicious Cleansing
Sito Web: http://www.myspace.com/masachistband

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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