Ram: “Death…Comes From The Mouth Beyond” – Intervista

A pochi giorni dall’uscita del nuovo “Death” abbiamo intervistato i Ram, band ormai di culto dell’ondata di band dedite al revival dell’heavy metal più classico. Nonostante i soli tre album pubblicati dagli svedesi, la band è on the road dal 1999 e per questo, oltre a parlare dell’ultima release, abbiamo ripercorso la storia del gruppo. Buona lettura!

Ciao ragazzi, come state? Potete presentare ai nostri lettori il vostro nuovo album “Death”?

Stiamo alla grande, grazie! E’ veramente una bella sensazione avere il nuovo album finalmente pubblicato. Questa è la nostra quarta release nonché il terzo full length ed il primo con il nostro bassista Tobias Pettersson. E inoltre “Death” è il nostro primo album che esce per Metal Blade Records.

Mettendo a confronto “Death” con “Lightbringer”, è possibile sentire un sound più oscuro, più vicino a quello di band come Mercyful Fate, ma anche più sofisticato e complesso, siete d’accordo?

In un certo senso sì, la vediamo nello stesso modo. Ma devo anche dirti che per quanto riguarda il songwriting in certi punti è più semplice rispetto agli album passati. Penso che siamo riusciti a gestire ottimamente un mix tra semplicità e complessità.

Quali sono le differenze principali tra “Death” ed i vostri lavori precedenti? Sia nello stile musicale ma anche nel processo di songwriting e di registrazione…

La più grande differenza è che una buona parte dell’album è stata registrata dal vivo. Il songwriting si è svolto in modo abbastanza usuale il che significa che una buona parte della musica è stata scritta presso casa mia ma questa volta poi la maggior parte dei brani è stata terminata in studio. Riguardo allo stile musicale non penso ci siano grandi differenze tra i brani di “Death” rispetto a quelli dei precedenti lavori. Di certo non cerchiamo di scrivere sempre la stessa canzone o album fotocopia, ma penso che  ci siano dei brani che riprendono alcuni elementi di brani passati.

La titletrack “Death…” mi ha veramente colpito. Mi è sembrata avere un sound molto simile a quello dei Goblin e degli altri gruppi prog/horror italiani degli anni ’70. Siete stati ispirati da questo genere musicale?

E’ certamente così e ci piace veramente molto quel tipo di sound e ti dirò di più, speriamo di andare più a fondo nel futuro in questa direzione.

Anche l’ultima traccia “1 7 7 1” è veramente strana, un lungo brano strumentale, a mio parere molto vicina ad una marcia funebre. Che cosa potete dirci riguardo a questa canzone?

Ci hai azzeccato! Oscar voleva scrivere un brano che potesse essere suonato al suo funerale! Se n’è venuto fuori con questo tema e poi io ho aggiunto le voci recitate e abbiamo unito il tutto. E’ stata registrata a casa mia solamente con le chitarre e il basso. E’ parecchio strana ma mi è piaciuta veramente!

Che piani avete per il futuro? Suonerete in Europa?

L’intenzione è proprio quella e stiamo attualmente negoziando con dei booking agents. Suoneremo sicuramente a Murcia, in Spagna a febbraio. Speriamo di poter arrivare anche in Italia molto presto.

I Ram esistono dal 1999. Vi va di ripercorrere la storia della band attraverso alcuni episodi principali?

Partiamo dal 1999, com’è cominciato tutto?

Gli anni ’90 non erano per niente il massimo per l’heavy metal qui a Gothenburg. Tutti volevano suonare death metal melodico o metal Pantera-style o nu-metal

Quali sono i ricordi migliori riguardo all’epoca di “Sudden Impact” e riguardo al vostro tour con Sebastian Bach?

Il mio ricordo più bello è quello di trovare la nostra musica su un pezzo di plastica e penso che quella sensazione non sarà mai più così forte come allora. Riguardo al tour, il gig in Bergara è stato semplicemente fantastico. La folla che cantava “Olè olè…”. Non posso non citarti il nostro primo concerto in Svizzera al Metal Dayz Festival.

E riguardo al vostro primo album “Forced Entry”? Ancora soddisfatti di quel lavoro?

Si penso sia ancora ottimo considerando che non potevamo neppure permetterci di registrare i brani in uno studio adatto. Spesi i miei ultimi risparmi per comprare l’equipaggiamento da studio e riuscire a registrare l’album. Penso che suoni veramente bene nonostante non sia minimamente comparabile con “Lightbringer” o “Death”. Suoniamo ancora brani da quell’album e mi piacerebbe continuare a proporre alcuni brani dal vivo da quell’album.

Nel 2007 Tyrant dei Nifelheim si è unito alla band. Cosa potete dirci della vostra collaborazione con lui?

Tyrant è stato un session man nel periodo in cui non avevamo un bassista regolare. Ha lavorato benissimo con noi, anche se in un periodo veramente limitato; abbiamo suonato degli ottimi concerti con lui. Avevamo incorporato nella setlist anche un “RAMmified” versione di “Black Evil” dei Nifelheim.

E infine “Lightbringer” nel 2008…

Questo è stato il primo album su cui siamo riusciti ad investire dei soldi. Abbiamo lavorato per la prima volta con un produttore, Johan Reive e abbiamo trovato finalmente l’equipaggiamento di cui avevamo bisogno.

E’ tutto ragazzi, grazie per la disponibilità. Chiudete l’intervista con un messaggio per i vostri fan italiani!

Grazie a te! Siate pronti per la “morte” e ci vediamo on the road!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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