Clawfinger – Recensione: Deaf Dumb Blind

Quando l’Europa non era ancora stata contaminata dal ciclone Rage Against The Machine e quando la Svezia non era ancora stata consacrata come la nuova frontiera del metal estremo, i Clawfinger stupivano il Vecchio Continente con un album che contaminava ritmiche rap, chitarroni metal e sonorità industriali.

Il debutto di questa band scandinava arriva sul mercato come una bomba, forte dell’effetto “traino” garantito dal successo mondiale della band di Tom Morello, ma riuscendo a distinguersi dall’epidemia di cloni che stava già infestando il panorama musicale mondiale. Uno dei punti di forza di questo debutto risiede nelle ritmiche di chitarra, completamente campionate, serrate e ipercompresse, che Tell si diverte ad incrociare o ad inseguire, per poi lasciare spazio a refrain che rimangono in testa sin dal primo ascolto. Lungi dall’essere opere di lirismo assoluto, mai apertamente politicizzati come quelli di Zakk De La Rocha, i testi del quasi omonimo Zak Tell si schierano comunque contro il potere precostituito e gli abusi del medesimo.

Nessun virtuosismo e poche variazioni rispetto allo schema base per l’intera durata del disco, ma il prodotto confezionato dai Clawfinger non perde mai un oncia del proprio peso, del proprio valore. Merito di un sapiente uso della melodia, come in ‘Sad To See Your Sorrow” o ‘Don’t Get Me Wrong’, di parti di chitarra essenziali ma quanto mai efficaci e di un oculato ricorso all’elettronica. Le qualità della band svedese verranno confermate di disco in disco, ma questo debut rimane a tutt’oggi un’opera per loro inarrivabile.

Etichetta: MVG

Anno: 1993

Tracklist:

01. Nigger

02. Truth

03. Rosegrove

04. Don't Get Me Wrong

05. I Need You

06. Catch Me

07. Warfair

08. Wonderful World

09. Sad To See Your Sorrow

10. I Don't Care


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